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venerdì 30 ottobre 2020

Seconda lezione del Corso di Storia dell'Arte "Urbs-Picta": Arte Povera e Land Art

 


mecoledì 28 ottobre 2020

"Saponetta... dai, fai la brava... non fare brutti scherzi... dai, non fare come l'ultima volta!"

"Mamma ma stai parlando con la saponetta della Wi-Fi?!?"

Oh cavoli! Mi ha beccato: "Nooo piccola, ma ti pare? Stavo giusto, giusto, dicendo tra me e me, che spero che stasera non mi faccia tribolare..."

Si stasera cari amici, ho il corso di Storia dell'Arte con l'associazione Urbs-Picta vi ricordate? (se avete voglia di rispolverare le idee cliccate QUI!)

Questa volta mi sono fatta furba. E visto che il corso è in perfetta sovrapposizione orario con la mia cena, oggi, per non patire la fame fino alle 21, ho deciso di anticipare la cena alle 18 30. Peccato che la merenda a base di latte col cacao e 7 macine del mulino bianco spalmate di Nutella, l'ho fatta alle 17 30! 

Infatti ora ammetto di non avere molta fame, ma ciò che ho preparato ha un profumino così invitante che... No! Valeria stai ferma. Dai... uffi... un pezzettino... Non può non essere divorato ehmm... assaggiato (l'unico essere che divora letteralmente le cose in 2/3 bocconi è il mio Editor... la stazza infatti non mente! Shhhh non diteglielo, però... pensa ancora di essere un fuscello). 

Cosa mi sono preparata? 

Eh si, aspettavo proprio che qualcuno me lo chiedesse! Torta salata farcita con prosciutto, ricotta, monte veronese e uova.

Io di solito le adoro con le verdure ma, per soddisfare il palato della piccola pesticciola, ho optato per questi ingredienti. 

Risultato? Zoe non ne vuole sapere perché le ho detto che ci sono pure le uova!!! Ma quando finisce la preadolescenza? Ah dite che la fase dopo è peggio? Ok... ma non si possono saltare e arrivare direttamente al matrimonio?!?

Uhmmm... A quanto pare no!

Ops, scusate... Si, si,  eravamo qui per il corso...

Editor, ovviamente mi messaggia per sapere se sta volta ho mangiato e mi sono organizzata a puntino: "Di cosa parlate questa sera?"

"Perché? Dici che dovrei saperlo? Effettivamente si... Ora ricordo... Avevano mandato una mail... Ma mi sa che smanettando col pc, per imparare ad usarlo bene, l'ho eliminata per sbaglio..." In realtà è uno scherzetto, una bugia bianca... La verità è che non mi ricordo proprio! Dite che è grave? NO! Non è l'età!!!

 "Ecco ti pareva, mai una gioia, mai!"

"Ma dai Editor, guarda il lato positivo sarà una sorpresa... Ed io adoro le sorprese!!!"

Ok, ci siamo. Mi preparo: carta, penna, vasetto di olive, té... (non si sa mai mi pigli un attacco di fame e... olive e tazzona di té... Yes! Si, si non fate tanto gli "spiritosi schifitosi"... té e olive nel mio intestino si abbinano perfettamente!)

E tu Editor, non attaccare il tuo solito pippone con cose del tipo "Ma come diavoli mangi" o "Durante la lezione non si mangia".

Lo so! E lo rispetto. 

Guarda, preparo quelle cose solo in via eccezionale per una emergenza/attacco di fame improvvisa. Ok?

Bene, il corso ha inizio e quando vedo l'argomento il mio cuore impazzisce di gioia: ARTE POVERA E LAND ART. Wow! Io adoro i poveristi! Che non sono i "poveri" bensì gli artisti dell'arte povera.

Dovete sapere che la locuzione "arte povera" è stata coniata da Germano Celant per la prima volta in una mostra alla Galleria la Bertesca di Genova nel '67. Questo tipo di arte prende spunti da altre correnti:

- da de Chirico: riscoprire i saperi artigianali;

- dall’Informale: indietreggiare verso un livello di esperienza primordiale, vitalistica + recuperare l’archetipo;

- dalle Neoavanguardie: recuperare l’azione ;

- dal Minimal: relazione con lo spazio;

- dal Concettuale: utilizzare nuovi mezzi che prescindono quelli tradizionali (sì installazioni e azioni; no pittura e scultura; no fotografia).

Gli esponenti più illustri sono Jannis Kounellis, di cui ho visto la mostra a Venezia l'anno scorso (vedi post QUI), Mario Merz di cui ho visto la mostra 2 anni fa al Pirelli Hangar Bicocca (vedi post QUI), Michelangelo Pistoletto (quello che mi ha reso famosa con l'intervista!!!), Giovanni Anselmo, Giuseppe Penone (vedi post QUI), 

Alighiero Boetti, Calzolari e Gilberto Zorio. Tutti questi artisti sono entrati in sordina nella mia vita, nel senso che inizialmente non li consideravo come tutti gli altri artisti, ma poi "Cupido" ha scoccato la sua freccia dell'amore, ha centrato il mio cuore e... anche se sono le classiche opere che non possono stare sopra un mobile, mi hanno fatto innamorare! E sono fatte con materiali poveri, di recupero (legno, stracci, ferro, acqua, fuoco, suono...) e per comprenderli ho dovuto investire un bel po' del mio tempo. Ma non c'è nulla da fare... mi "ingarbugliano" le budella! Si perché per scoprirli ho dovuto fare un viaggio, una ricerca culturale non indifferente, che volente o nolente ogni volta mi  ha divertito e arricchito. Si, questa è Arte!

Dopo un'ora e un quarto si passa a parlare di Land Art.

E qui, la mia pancia avrebbe proprio voglia del buonissimo gelato al doppio cioccolato della Magnun che ho in freezer! E se ne mangiassi un pochino? Che male ci sarebbe, anche perché ricaricherei l'energia... Giusto per stare ancora più attenta. Caspita! la connessione delle slide è saltata e la Dottoressa Bianchera sta "smanettando" per riattivarla... Ok, il momento è perfetto! Mi raccomando amici, Editor non lo deve sapere assolutamente! Acqua in bocca!

Mi metto a mangiare questa prelibatezza davanti al pc. Oh cavolo. E se mi vedessero? In teoria ho il video disattivato ma non si sa mai... Meglio essere prudenti. Giro il pc verso il divano. E se mi avessero già visto? E vabbeh... Pazienza!

Questo gelato è troppo buono. Mitico.

Ok, ok, la lezione riprende con la Land Art che nasce negli USA tra il 67-68. 

L'opera esce dalla galleria per entrare nella natura, nel paesaggio. 

Le opere sono gigantesche e col tempo possono sparire a causa dei fenomeni naturali nell'arco di una giornata o di diversi anni. Sono formate  dagli  elementi come si trovano in natura come legni, pietre, terra...a  volte si cerca addirittura di ricreare alcuni fenomeni particolari come ad esempio i fulmini.

Gli artisti più rappresentativi sono Walter de Maria (vi ricordate il POST dei fulmini?), Dennis Oppenheim,  Robert Smithson (E il POST su Spiral Jetty, lo ricordate?), Richard Long, Hamish Fulton, e Christo e Jeanne Claude. 

Ho scoperto che nella Land art il semplice "camminare" può essere una forma d'arte, ovviamente se pensato e studiato in un certo modo. Ad esempio per Fulton si tratta di un camminare in silenzio, facendo attenzione ai rumori, ad un ritmo e a una cadenza ritmica, concentrandosi quindi sul momento e sul corpo. Inoltre il camminare è stato condiviso con altre persone. La sua forma d'arte è il viaggio fatto a piedi nel paesaggio… 
"La sola cosa che dobbiamo prendere da un paesaggio sono delle fotografie. La sola cosa che ci dobbiamo lasciare sono le tracce dei passi" (Hamish Fulton).

"Il camminare condiziona la vista e la vista condiziona il camminare a tal punto che sembra che solo i piedi possano vedere" (Robert Smithson).

Questa serata è stata veramente strainteressante perché sto conoscendo un sacco di cose nuove ed inimmaginabili. 

Ora quando andrò a passeggiare mi concentrerò di più sul mio corpo, sul mio sentire e così mi ritroverò pure io ad essere un po' un'artista!!!

P.S. E voi, che torte salate fate? Aspetto suggerimenti!


domenica 3 maggio 2020

In risposta ad un commento particolare...



1 maggio 2020

Oggi vorrei scrivere un post diverso dai soliti.
Si tanto per dare un po' di brio... no? Sbaglio?
Cosa dite? Che il brio è già dato dalle mie continue gaffe? Dal mio muovermi goffo nel mondo dell'arte? Ma se lo faccio in punta di pantofole?!?
Ok, ok,  state manzi (alias calmi...)! Oh capito. Comunque, il fatto è che scriverò comunque, volente o nolente un post diverso. Punto.

Ecco già vi vedo lì a scalpitare chiedendovi : "Ma cosa avrà in mente questa, oggi?"...un attimo, un attimo, aspettate! Eh che fretta!!!

Curiosità:
questa parola "un attimo" insieme ad "aspetta eh" per chi non lo avesse capito, sono le due parole da non dire mai difronte al mio Editor!
Percheeeé? Dovete sapere che ogni volta che chiama rispondo e poi gli dico: "un attimo eh, che arrivo..." o... "aspetta eh....", parte l'embolo! Nel senso che subito si innervosisce.
E non vi dico gli sbuffi e i borbottii che si sentono in sottofondo!
Il fatto è che devo avere il tempo di cercare gli auricolari e di attivarli... e ci metto sempre un pochino... vero Editor???

Ok, dove ero rimasta? Ah si ....ecco!
Allora: qualche giorno fa ho ricevuto un interessantissimo commento sul post dedicato alla scomparsa del noto critico Germano Celant, fatto immaginatevi un po' da chi? Ok, a meno che voi non l'abbiate letto, non potete farlo.
Allora vi darò un aiutino... da mio zio, zio Andrea!!!

State insinuando che non vi ho aiutato ma che l'ho spifferato subito? Si effettivamente avete ragione. Vabbè dai per sta volta....

Dicevo... mio zio ha scritto un commento a cui volevo rispondere subito... ma poi come mi accade ultimamente mi sono ritrovata tra le mani un vero e proprio post.
Infatti essendo mio Zio Andrea una persona dotata di estro artistico e perennemente in lotta per la salvaguardia dei diritti altrui e soprattutto di Madre Natura, mi sembrava alquanto riduttivo rispondere con un semplice messaggio.
Quindi eccomi qua pronta per elargire una mia nuova filippica! Siete pronti? Via si parte!

Questo è quanto scritto da Zio Andrea:

Cara Valeria, quando negli anni settanta dipingevo, era difficile conoscere le nuove tendenze o correnti artistiche, oltre ai giornali se volevi scoprire qualcosa c’erano le gallerie, che allora erano frequentate, ma per l’arte moderna, per farti capire com’era il mondo cinquant’anni fa, ad eccezione della galleria Ferrari di Verona che era una mosca bianca, per vedere qualcosa dovevi andare soprattutto a Milano. Allora ero innamorato della pittura e vedevo nella tela dei limiti espressivi, concettuali e di spazio, quindi cominciai a usare gli spaghi, il legno, i chiodi, oltre ai colori. E fu in quegli anni che scoprii casualmente l’arte povera di Celant e Pistoletto, che apprezzavo più che altro come movimento in polemica contro l’arte corrente e tradizionale e la società consumistica e distruttiva con la loro narrazione artistica degli scarti di questa società. Io invece usavo chiodi legno e spaghi per inventare un nuovo linguaggio dei materiali poveri e naturali che avevano da sempre accompagnato la vita dell’uomo. Ma a parte questo mio ricordo, ne approfitto per aggiungere che ho sempre fatto fatica ad apprezzare l’arte moderna in genere, non tanto per i loro messaggi o linguaggi spesso condivisibili, anche se a volte astratti concettuali e irreali, nonostante la loro visibile realtà come gli impacchettamenti di Christo, ma perché raramente trovo una ricerca, la scoperta o riscoperta della bellezza, dell’armonia e della poesia nelle loro opere, perché a mio avviso l’artista dovrebbe insegnare a far scoprire agli uomini quello che stanno distruggendo e che dovrebbero proteggere, amare, salvaguardare.
Un abbraccio da zio Andrea

...E questa la mia risposta:

Ciao zio.
Intanto volevo dirti che mi ha fatto molto piacere aver ricevuto il tuo messaggio.
Non hai idea di quanto mi abbia sbalordito, e confesso anche emozionato, sapere così tante cose particolari di te. O meglio, ho sempre conosciuto la tua indole artistica e ho sempre visto i tuoi lavori, alquanto fuori dagli schemi, presenti nella mia casa natale.
Devi sapere che proprio loro hanno accompagnato la mia giovinezza.
Infatti finché ho studiato e vissuto in famiglia me li sono trovati ogni giorno davanti agli occhi, perché si trovavano in quella che a casa dei miei, era stata "battezzata" la stanza della cultura (che null'altro era se non  la mansarda!!) ed era il luogo deputato all'apprendimento.
Ricordo ancora quante volte mi sono persa, durante le mie pause per riposare il cervello (diciamo così!), nel cercare di capire e soprattutto trovare un senso a ciò che avevi in qualche modo creato...
Allora purtroppo, e non ho idea del perché, non ho sentito la necessità di andare a fondo, di scoprire cosa ci poteva essere sotto.
Forse se il mio spirito e la mia creatività si fossero mostrati più inclini all'arte già a quei tempi... a quest'ora magari lavorerei in quel mondo, ma forse poteva anche essere che avrei scoperto le cose che sto adorando ora, senza la passione e il trasporto maturo che ho in questo momento... Bah chissà... Inutile rimuginare adesso. L'importante è il qui e ora!

Al contrario dei tuoi "anni '70" oggi, per mia fortuna, posso destreggiarmi tra musei, gallerie e quant'altro, scoprendo così che esistono vari tipi di espressioni. E scoprendo altresì, che alcuni tipi di arte, che un tempo non avrei nemmeno calcolato, ora sono proprio loro, che smuovono in me qualcosa...
E già che facciano questo, è a dir poco destabilizzante.
Perché destabilizzante? Perché nella mia ottusità (dovuta al mio analfabetismo culturale e artistico) ho sempre negato (forse perché non ne avevo mai avuto esperienza) che degli oggetti, in questo caso tele, sculture, performance, etc... potessero offrirmi un miglioramento così profondo e una crescita così forte, in grado di toccare corde nascoste, così intime e inaccessibili che io stessa non sapevo di avere.

Quando mi scrivi che ad un certo punto eri si, talmente innamorato della pittura da soffrire per il fatto che la tela ti portava dei limiti espressivi, concettuali e di spazio, mi fai venire alla mente uno degli artisti che più mi fa girar la testa, di cui ho già scritto un paio di volte: Lucio Fontana.
Artista che anche lui, come ben sai, ad un certo punto trova nel lavoro su tela la terza dimensione! Cavoli Zio avresti potuto essere il nuovo Fontana!




Hai cominciato ad utilizzare i materiali di uso comune come chiodi, spago, legno...
Materiali poveri che da sempre hanno accompagnato la vita dura e reale dell'uomo, proprio per trovare una risposta alle tue esigenze che non venivano più soddisfatte dalla tela stessa, e senza forse rendertene conto, hai fatto parte anche tu di quel movimento artistico "Poverista" creato dalla figura di Germano Celant e che ha coinvolto quegli artisti ad esempio, come sostieni tu, Michelangelo Pistoletto, che probabilmente hanno infiammato il tuo spirito e la tua creatività.

Ok, tu sei sempre stato da quando sono nata, un sostenitore e difensore accanito della Natura. Per lei ti sei battuto, e ti batti tutt'ora, vincendo o perdendo, molte battaglie e  forse all'epoca ritenevi giusto andare contro quell'arte che sosteneva o forse esaltava in qualche modo la società consumistica di allora.



Per l'occasione sono andata a rivedermi le tue opere o meglio, non potendomi spostare dal mio bel castello "pandemico" dorato, mi sono fatta inviare le foto, e noto con piacere che ad oggi riesco apprezzarne il lavoro, o meglio riesco a pormi delle domande (visto che comunque il senso ancora mi sfugge...) e cerco, cosa che non avrei mai fatto tempo addietro, di metterle in relazione con artisti significativi come De Chirico, Max Ernst, e...

Caro Zio, pure io nel mio percorso di scoperta a volte non riesco a dare una chiave di lettura alle opere che vedo. Magari, a volte, cercando oltre ai sensi materiali, riesco a trovare anche una spiegazione. Capisco anche che molto spesso, certe opere possano sembrare un obbrobrio a confronto con la bellezza che ci può offrire la Natura.
Tuttavia belle o brutte (termini che reputo inadatti e riduttivi, per questo argomento, ma era per farmi capire), immense o insignificanti che siano, trovo sempre che qualsiasi "opera d'arte" può renderci migliori.
E qui parte il mio ragionamento. Attento eh! Potrebbe essere contorto...

L'arte ha il compito importantissimo di smuovere, nel bene e nel male, le viscere, le budella, l'anima, lo spirito, procurare emozioni, facendo sentire la persona entusiasta, felice, piena di vitalità... ma anche l'esatto contrario... Così facendo la persona sarà portata, essendo in armonia con se stessa, a dare il meglio di sé ad amarsi , ad amare il mondo, la natura, le persone... Penso che solo  facendo così, tutto potrebbe cominciare a muoversi nel verso giusto... se un verso giusto c'è!!!

Grazie Zio, un abbraccio!

venerdì 1 maggio 2020

Buon viaggio Sig. Celant!



 29 aprile 2020

Leggendo e facendo le mie scorribande a destra e a manca, da qualche tempo a questa parte, mi sono accorta, stupefacendomi di me stessa, che quando viene organizzata una mostra immancabilmente mi cade l'occhio sì sul nome dell'artista, ma anche sul nome della fondazione o museo o galleria che la ospita, sul curatore che l'ha organizzata e sui i critici d'arte eventualmente che vi hanno preso parte.

Ora, io da perfetta neofita, non avevo mai pensato a che cosa ci fosse dietro la realizzazione di una mostra, anche se piccola.
Pensavo che un artista presentasse le sue opere al luogo che più gli si confà.
Punto.

Ok si immaginavo che qualche aiutino di qua e di là ci dovesse essere, ma ero convinta che il grosso del lavoro lo facesse l'artista.

Ora conoscendo bene un gallerista, Mr. Gallery per  l' appunto, che in diverse occasioni ha ricoperto il ruolo anche di curatore, ho avuto la possibilità di comprendere a pieno la mole di lavoro che si trova dietro l'organizzazione di una mostra. Dall'ufficio stampa ai rapporti con le istituzioni, dal lavoro grafico alla realizzazione del catalogo e poi inviti, telefonate, mail...
Ed io che pensavo al gallerista come ad un topo di biblioteca che se ne stava lì seduto sulla sua poltrona a leggere il giornale in attesa del cliente giusto.
Al limite, con lo swiffer in mano giusto giusto per una veloce spolverata qua e là.
Si Mr. Gallery ero convinta in poche parole, che te ne stavi là in panciolle nella tua beata oziosità!

Il primo e unico nome importante incontrato più e più volte per ora nei libri e in alcune mostre che ho visitato è stato quello di Germano Celant.
Sento il suo nome per la prima volta, ad una mostra a Venezia, quella di Emilo Isgrò di cui vi ho già parlato (clicca qui) qualche settimana fa.
Apprendo proprio in questa occasione l'importanza fondamentale di questo ruolo. Ha curato tutto: dall'aspetto architettonico della mostra stessa all'allestimento delle opere.
Ma quello che più mi colpisce in questa esposizione è il catalogo... Mastodontico.
In questo specifico caso, ricordo la signorina della reception di fondazione Cini, che ospita la personale di Isgrò, che, vedendomi sfogliare questo librone per mia semplice curiosità, mi invita ad acquistarlo.
Io, forse per il costo o più probabilmente spaventata dall'enorme peso, sia fisico che culturale (allora non ero ancora pronta), del tomo in questione, rifiuto l'offerta. Forse anche messa in difficoltà dalla quantità di immagini e altrettante pagine di letteratura, lì contenute. Vado comunque avanti, non sapendo di perdere un'occasione unica.
Solo mesi dopo ho scoperto l'importanza di questi "tomi" artistici.
Essi raccolgono infatti tutte le foto delle opere presenti in mostra con tutta una relazione storico culturale che ne racconta vita morte e miracoli!

Il nome di questo Signor Celant mi rincorre in molti scritti, che siano libri, articoli di giornale, notizie sui social e via dicendo.
Soprattutto lo ritrovo spesso quando approfondisco le mie conoscenze sugli artisti dell'Arte Povera che entusiasmano molto il mio percorso di studio artistico.

Ora tanto per chiarirvi un po' le idee, a questo movimento, nato in Italia verso la metà  degli anni 60, si rifanno artisti come Kounellis (di cui ho visto a FondazionePrada a Venezia una mostra curata proprio da Mr. Celant, fantastica! vedi qui), Merz, Pistoletto, Penone (di tutti questi signori vi ho già parlato in queste pagine) che lavorano con materiali di uso comune come terra roccia, abbigliamento, carta, corda, legno, fuoco ecc.

E' proprio Celant, nel '68, curatore già noto della scena artistica internazionale, a dare il nome al gruppo, formato da 13 artisti italiani, il cui successo avrebbe avuto, da lì a poco, anche un eco internazionale.

Ma torniamo ad ora. Scorrendo le notizie sui social vengo a scoprire che proprio oggi, causa Coronavirus, è venuto a mancare proprio lui, Germano Celant.
Vi dirò la verità, la notizia mi lascia senza parole.
Caspita, così, sul più bello, ora che comincio a conoscere qualche personaggio influente e che soprattutto ha dato il la ad un movimento a me caro... Ne sono proprio dispiaciuta! Insomma permetterete bene, che mi rompa un pochino! E non solo un pochino! Ok mettiamoci il fatto che comunque fino a 6 mesi fa non sapevo nemmeno della sua esistenza... ma è proprio per questo ora sapendo che c'era, mi intrigava come figura sapiente e di riferimento.

Comunque dovete sapere che questo signore ha curato mostre memorabili al Guggenheim di New York, museo con cui tra l'altro ha collaborato per anni come curatore.
Addirittura nel 1997 è stato direttore artistico della 47ª Biennale di Venezia e dal 2015 sovraintendente artistico e scientifico della Fondazione Prada.
Leggendo qua e la mi accorgo di quanta passione deve aver messo nel suo lavoro. Sentite qua cosa diceva: "Non mi sento un uomo di potere. Mi interessa sempre che ci sia la potenza dell'arte. Gli artisti lo sanno e per questo mi danno molta fiducia."

Sembra che oggi i social abbiano deciso di rendergli onore. Si parla solo di lui, ovunque e la cosa che mi fa girare la testa è che chi parla, sono istituzioni, testate giornalistiche, artisti, musei, gallerie, fondazioni e associazioni di tutto il Mondo.
Quindi in realtà non se ne va solo un capitolo imprescindibile della storia dell'arte italiana , come dicono in molti, ma del mondo!
Eh si, forse lo stile di questo pezzo risulterà meno scanzonato rispetto ai soliti che siete abituati a leggere. Mi dispiace.
E' che questa pandemia, mi sta letteralmente facendo incavolare! Oltre a portarsi via le persone care ha deciso ben bene di portarci via pezzi della nostra cultura. Della nostra storia e della nostra arte!

Io non sono nessuno per poter dire o fare qualcosa per tributare e ricordare il Prof. Celant se non una semplice, piccola, inguaribile appasionata d'arte.
R.I.P. Germano Celant!

mercoledì 1 aprile 2020

Ma come diavolo si pronuncia!?!


settembre 2019

Una delle cose che dovrebbero scrivere a fianco al nome di un artista è come diamine si pronuncia e dove vanno gli accenti...

Non so voi, ma spesso mi trovo a dover ripetere un cognome, alquanto complicato e, trovandomi in difficoltà, quasi sempre finisco per dirlo sottovoce o mangiandomi metà parola.
Provate a pronunciare Jannis Kounellis... Vabbeh... La cosa sconcertante è che quando devo dire il suo nome al mio Editor spesso mi si incarta la lingua e lui, giusto per rendere la cosa ancora più difficile, continua a chiedermi: "Scusa, ma di chi stiamo parlando? Non ho capito bene, di chi vuoi avere informazioni.." e la cosa che mi fa più imbestialire è che non lo fa a posta! Non capisce per davvero quello che gli sto dicendo! Grrrrrrrrr!

Ma perché non sono nata poliglotta?

Forse perché se lo fossi stata mi sarei risparmiata tante delle mie "figurette" e non avrei potuto scrivere in modo così divertente su questo blog... perché è divertente, vero?
Vabbeh, io mi auto-convinco che il perché sia così! ...Vero amici?

Parlando di questo signor "K" (così evito di dirlo... anche se qui, effettivamente, si tratta solo di scriverlo... vabbeh) a parte il come si pronuncia, è uno dei primi artisti che ho incontrato. Fra i più strani e singolari che abbia mai visto.
Dico primi perché mi sto accorgendo ora, dopo mesi di full-immersion, che questo mondo è decisamente pieno di personaggi alquanto bizzarri e particolari.

L'ho incontrato la prima volta nel libro di Guglielmino (vedi il post cliccando sulla parola post... si insomma avete capito...) e già lì, qualcosa mi aveva intrigato...

Il signor "K" è uno degli esponenti di punta del movimento dell'Arte Povera nato in Italia tra la fine degli anni 60 e gli inizi degli anni 70.
Movimento che ha come caratteristica principale l'utilizzo di materiali poveri e naturali come il carbone, i sacchi di iuta, il ferro, il vetro, il cartone, rispetto ai materiali tipicamente nobili dell'arte come il marmo ed il bronzo.
Ma il termine povero ha anche una connotazione politica e sociale in quanto tale arte voleva essere proletaria in contrapposizione con i gusti della borghesia.

Nel 1967 il signor K. Inizia a utilizzare nelle sue opere il fuoco, soprattutto servendosi di fiamme ossidriche alimentate da bombole a gas.
Già prima di lui altri artisti avevano utilizzato il fuoco, ma come strumento di lavoro per ottenere dei risultati particolari e non come elemento diretto della composizione artistica (Burri, Yves Klein).
Lui stesso dice a proposito del fuoco che : "L'aspetto acustico e di calore serve per affermare questa uscita all'esterno, dal muro verso lo spettatore, mentre nel caso della pittura è lo spettatore a leggere il muro. C'è un passaggio in un altro senso".
L'opera "senza titolo" del 1971 è composta da più di 20 fiamme ossidriche accese appoggiate sul pavimento tutte indirizzate verso un'unica direzione.
Lo spazio viene reso quasi magico. Il fuoco, materia viva, da un lato affascina, dall'altro spaventa. E' un elemento che rimanda sia alla religione, a riti antichi, sia alla moderna era industriale, al lavoro della  fabbrica e alla classe operaia.
Nell'opera è di assoluta primaria importanza l'aspetto acustico e anche il calore che si sprigiona creando così una situazione da girone dantesco.
Questo tipo di installazione da un lato mi attrae perché è molto curiosa e particolare, però dall'altro mi incute un istintivo timore giustificato, perché con tutte le fiamme ossidriche che ci sono ci si potrebbe bruciare.
La cosa interessante è che me lo sono poi ritrovato a Venezia... alla Fondazione Prada e, se prima aveva stuzzicato un po' la mia curiosità, in questa sua mostra ne sono stata completamente rapita.
Una mostra strepitosa!!!

Sono totalmente coinvolta nel vedere e "toccare con mano" opere che fino ad ora ho visto solo sui libri, descritte sui testi, immaginate e che magari ho anche sognato di potere vedere un giorno dal vero.

Trovarmi difronte a queste installazioni, alcune a dir poco assurde, altre inimmaginabili ma allo stesso tempo però, coinvolgenti, stimolanti e proprio per il fatto di essere uniche, straordinarie, mi rende felice!.

A quale persona verrebbe in mente di appendere al soffitto armadi d'epoca o riempire una stanza di fiamme ossidriche che a tempi regolari si accendono sprigionando un forte calore, creando un rumore assordante formando un paesaggio quasi infernale che coinvolge tutti i nostri sensi...?

Ok, se mi chiedete il significato vi rispondo che forse ho ancora un po' da studiare, ma se mi chiedete cosa si prova... beh, vi rispondo che l'eccitazione nell'essere travolta da queste sensazioni è straordinaria!
Quando mai ci possiamo permettere queste fughe dalla realtà verso mondi a noi spesso sconosciuti e distanti se non attraverso l'arte?

P.S. quando camminate sotto alla distesa di armadi appesi fatelo con prudenza, ma siate coraggiosi....Non si sa mai!!!




- LA FRASE DEL GIORNO - 

"innamorati di te, della vita e dopo di chi vuoi" 

Frida KAHLO