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martedì 19 maggio 2020

Un bagno a Venezia... si nel colore di Scully



ottobre 2019

Un po' di tempo fa sono tornata a Venezia.
Più precisamente nell'isola di San Giorgio alla Fondazione Cini per gustarmi la mostra di Emilio Isgrò curata da Germano Celant (vedi Post).

Finito di ammirare le "pagine cancellate" di questo artista siciliano, già che c'ero, ho pensato bene di dare un occhio alla Chiesa di San Giorgio.
Meraviglia delle Meraviglie!
Appena entrata sono rimasta basita. Al centro della chiesa si ergeva una torre altissima, fatta di riquadri colorati ricoperti di tessuto appoggiati uno sull'altro! Quasi una Torre di Babele... no, anzi, una Torre Arcobaleno...
Una installazione imponente e dentro la chiesa faceva un effetto veramente enigmatico... misterioso... coinvolgente... sembrava fosse arrivata da un altro pianeta.
La cosa interessante è che ci si poteva entrare, e la sensazione era strana.
Sembrava di essere avvolti quasi da un qualcosa di soffice.
Uscendo dalla torre finalmente mi sono imbattuta nel cartello che spiegava che proprio lì era in corso "HUMAN" una mostra  di Sean Scully  e che all'interno del chiostro si potevano ammirare anche moltissime sue opere!

Ok, verità da neofita dell'arte? ...Mai sentito nominare!
O forse sì, avevo letto qualcosa... mi sembra nel libro di Alessandra Redaelli...
Bah, e chi se lo ricorda...
Oh mamma mia, che vergogna... Lo so, lo so, sto imparando e ho ancora tantissimo da imparare... il fatto è che quando incontro un artista di questo livello mi dispiace non sapere già tutto.

Si forse sarebbe tanto presuntuoso, quanto impossibile, pensare di conoscere già tutto di questo fantastico mondo dell'arte... Però confesso che mi piacerebbe!
Punto!

Nel momento in cui comincio a scorrere le opere appese, comincio a sentire un senso di serenità che pervade il mio corpo e il mio sentire.
Queste tonalità di colori, a volte calde, altre fredde e queste pennellate lunghe orizzontali... mi trasmettono pace.

Ed è una sensazione molto piacevole.
Mi sembra quasi di essere cullata da questi colori.
Leggendo qua e là, vengo a conoscenza che in realtà i colori presenti in ogni tela in realtà si rifanno ad un'importante opera del passato e se uno ci sa fare, dovrebbe riuscire ad indovinare di che dipinto si tratta! Fantastico!

gennaio 2020

Un mese fa, per il mio compleanno, segnatevelo è a dicembre... quindi avete 31 giorni per farmi un regalo... e se volete farmene 31 io li accetto tutti molto volentieri... ad una condizione: che siano libri, viaggi, biglietti ingresso...
Ok ma torniamo dove ero rimasta... ah si, dicevo, mi è stato regalato uno dei tanti cataloghi che parlano di lui.

Fra le pagine di questa pubblicazione ho trovato questa citazione, che ora voglio condividere con voi: "Un mio amico mi ha chiesto se i dipinti parlano. 
Ho detto sì: ma con il linguaggio della luce... Silenziosi: con una luce interna. Una luce esteriore che è l'immagine e una luce interiore che è l'anima" .

P.s.  Le belle sorprese sono sempre dietro l'angolo!




- LA FRASE DEL GIORNO -

"Talvolta penso che il paradiso sia leggere continuamente, senza fine"

Virginia WOLF

venerdì 1 maggio 2020

Buon viaggio Sig. Celant!



 29 aprile 2020

Leggendo e facendo le mie scorribande a destra e a manca, da qualche tempo a questa parte, mi sono accorta, stupefacendomi di me stessa, che quando viene organizzata una mostra immancabilmente mi cade l'occhio sì sul nome dell'artista, ma anche sul nome della fondazione o museo o galleria che la ospita, sul curatore che l'ha organizzata e sui i critici d'arte eventualmente che vi hanno preso parte.

Ora, io da perfetta neofita, non avevo mai pensato a che cosa ci fosse dietro la realizzazione di una mostra, anche se piccola.
Pensavo che un artista presentasse le sue opere al luogo che più gli si confà.
Punto.

Ok si immaginavo che qualche aiutino di qua e di là ci dovesse essere, ma ero convinta che il grosso del lavoro lo facesse l'artista.

Ora conoscendo bene un gallerista, Mr. Gallery per  l' appunto, che in diverse occasioni ha ricoperto il ruolo anche di curatore, ho avuto la possibilità di comprendere a pieno la mole di lavoro che si trova dietro l'organizzazione di una mostra. Dall'ufficio stampa ai rapporti con le istituzioni, dal lavoro grafico alla realizzazione del catalogo e poi inviti, telefonate, mail...
Ed io che pensavo al gallerista come ad un topo di biblioteca che se ne stava lì seduto sulla sua poltrona a leggere il giornale in attesa del cliente giusto.
Al limite, con lo swiffer in mano giusto giusto per una veloce spolverata qua e là.
Si Mr. Gallery ero convinta in poche parole, che te ne stavi là in panciolle nella tua beata oziosità!

Il primo e unico nome importante incontrato più e più volte per ora nei libri e in alcune mostre che ho visitato è stato quello di Germano Celant.
Sento il suo nome per la prima volta, ad una mostra a Venezia, quella di Emilo Isgrò di cui vi ho già parlato (clicca qui) qualche settimana fa.
Apprendo proprio in questa occasione l'importanza fondamentale di questo ruolo. Ha curato tutto: dall'aspetto architettonico della mostra stessa all'allestimento delle opere.
Ma quello che più mi colpisce in questa esposizione è il catalogo... Mastodontico.
In questo specifico caso, ricordo la signorina della reception di fondazione Cini, che ospita la personale di Isgrò, che, vedendomi sfogliare questo librone per mia semplice curiosità, mi invita ad acquistarlo.
Io, forse per il costo o più probabilmente spaventata dall'enorme peso, sia fisico che culturale (allora non ero ancora pronta), del tomo in questione, rifiuto l'offerta. Forse anche messa in difficoltà dalla quantità di immagini e altrettante pagine di letteratura, lì contenute. Vado comunque avanti, non sapendo di perdere un'occasione unica.
Solo mesi dopo ho scoperto l'importanza di questi "tomi" artistici.
Essi raccolgono infatti tutte le foto delle opere presenti in mostra con tutta una relazione storico culturale che ne racconta vita morte e miracoli!

Il nome di questo Signor Celant mi rincorre in molti scritti, che siano libri, articoli di giornale, notizie sui social e via dicendo.
Soprattutto lo ritrovo spesso quando approfondisco le mie conoscenze sugli artisti dell'Arte Povera che entusiasmano molto il mio percorso di studio artistico.

Ora tanto per chiarirvi un po' le idee, a questo movimento, nato in Italia verso la metà  degli anni 60, si rifanno artisti come Kounellis (di cui ho visto a FondazionePrada a Venezia una mostra curata proprio da Mr. Celant, fantastica! vedi qui), Merz, Pistoletto, Penone (di tutti questi signori vi ho già parlato in queste pagine) che lavorano con materiali di uso comune come terra roccia, abbigliamento, carta, corda, legno, fuoco ecc.

E' proprio Celant, nel '68, curatore già noto della scena artistica internazionale, a dare il nome al gruppo, formato da 13 artisti italiani, il cui successo avrebbe avuto, da lì a poco, anche un eco internazionale.

Ma torniamo ad ora. Scorrendo le notizie sui social vengo a scoprire che proprio oggi, causa Coronavirus, è venuto a mancare proprio lui, Germano Celant.
Vi dirò la verità, la notizia mi lascia senza parole.
Caspita, così, sul più bello, ora che comincio a conoscere qualche personaggio influente e che soprattutto ha dato il la ad un movimento a me caro... Ne sono proprio dispiaciuta! Insomma permetterete bene, che mi rompa un pochino! E non solo un pochino! Ok mettiamoci il fatto che comunque fino a 6 mesi fa non sapevo nemmeno della sua esistenza... ma è proprio per questo ora sapendo che c'era, mi intrigava come figura sapiente e di riferimento.

Comunque dovete sapere che questo signore ha curato mostre memorabili al Guggenheim di New York, museo con cui tra l'altro ha collaborato per anni come curatore.
Addirittura nel 1997 è stato direttore artistico della 47ª Biennale di Venezia e dal 2015 sovraintendente artistico e scientifico della Fondazione Prada.
Leggendo qua e la mi accorgo di quanta passione deve aver messo nel suo lavoro. Sentite qua cosa diceva: "Non mi sento un uomo di potere. Mi interessa sempre che ci sia la potenza dell'arte. Gli artisti lo sanno e per questo mi danno molta fiducia."

Sembra che oggi i social abbiano deciso di rendergli onore. Si parla solo di lui, ovunque e la cosa che mi fa girare la testa è che chi parla, sono istituzioni, testate giornalistiche, artisti, musei, gallerie, fondazioni e associazioni di tutto il Mondo.
Quindi in realtà non se ne va solo un capitolo imprescindibile della storia dell'arte italiana , come dicono in molti, ma del mondo!
Eh si, forse lo stile di questo pezzo risulterà meno scanzonato rispetto ai soliti che siete abituati a leggere. Mi dispiace.
E' che questa pandemia, mi sta letteralmente facendo incavolare! Oltre a portarsi via le persone care ha deciso ben bene di portarci via pezzi della nostra cultura. Della nostra storia e della nostra arte!

Io non sono nessuno per poter dire o fare qualcosa per tributare e ricordare il Prof. Celant se non una semplice, piccola, inguaribile appasionata d'arte.
R.I.P. Germano Celant!

lunedì 20 aprile 2020

Cancellare, cancellar, cancella, cancell, cancel, cance, canc, can, ca, c...


settembre 2019

Ah Venezia!
Che meraviglia!
Ogni volta che vengo in questa città mi sembra di essere dentro ad un quadro.
Ogni angolo, ogni calle, ogni campo è degno di essere immortalato!

E se ti trovi ad ammirare la città dal traghetto come è capitato a me decine e decine di volte, tutto ti sembra ancora più irreale.
Più appartenente ad un mondo fantastico che a quello della quotidianità.

L'obiettivo di oggi è quello di raccontarvi di quando, qualche mese fa, sono stata a vedere la mostra di un artista particolare (trovatemene uno non che non lo sia...  se ci riuscite!) che si "diverte" a fare opere cancellando le parole... si avete proprio capito bene: cancellando!

Ma chi è costui?
Emilio Isgrò.

Artista concettuale, pittore, poeta, scrittore, drammaturgo e regista nato a Barcellona Pozzo di Gotto, in Sicilia nel 1937.
E' uno dei nomi dell'arte italiana più conosciuti a livello internazionale.
A partire dagli anni 60 ha dato vita a un'opera tra le più rivoluzionarie e originali che gli ha valso diverse partecipazioni alla Biennale di Venezia.
Dal 1956 vive e lavora a Milano.
Nel 1964 realizza le prime cancellature su enciclopedie e libri contribuendo alla nascita e agli sviluppi della poesia visiva e dell'arte concettuale.

Ma torniamo al mio tour veneziano.

Arrivo nell'isola di San Giorgio dove si trova la Fondazione Cini che ospita la mostra del nostro autore, curata da Germano Celant.
L'allestimento è a dir poco spettacolare ogni centimetro di ogni parete è ricoperto da una miriade di parole e di cancellature. Sembra quasi di essere dentro le pagine di un libro, di un giornale.
Anzi sembra di essere dentro una sua opera d'arte.
Anzi di farne parte!

Alle pareti scorre per 1.500 metri quadrati una monumentale operazione di cancellatura.
Questa esposizione ci porta dentro al ventre della balena e raccoglie le opere più celebri dell'artista, affiancati dalla cancellatura realizzata sul testo di Moby Dick di Herman Melville e, a proposito, lo stesso Isgrò precisa che «chi entra alla mostra si lascerà accompagnare nel ventre della balena, ovvero il ventre del linguaggio mediatico che copre con il rumore il proprio reale e disperante silenzio».
Il Libro emozionante di Melville parla di coraggio, di avventura e del lottare contro le forze avverse, ma parla anche della capacità di vivere con le forze avverse con le quali l'uomo può trovare un accordo. Farsi quindi divorare dalla balena ha un accezione positiva, significa "crescere in una prospettiva di vita che è quella di un rifugio in un grembo protettivo, come è lo stomaco della balena."
La sua cancellatura non lascia scampo a libri, carte geografiche, mappamondi ecc.
La cancellatura non è un male, ogni tanto bisogna cancellare qualcosa in vista di un futuro da ricostruire.
Alle pareti si trovano anche opere con la presenza di api e formiche che sono creature che noi spesso calpestiamo per la loro fragilità ed è quello che fa il mondo in cui viviamo.
Come dice lui stesso "senza un minimo di fiducia e di serenità negli altri non si vive.
Non abbiamo nemici davanti, abbiamo uomini e, anche se a volte possono essere antipatici, noi dobbiamo trattarli da uomini".
La cancellatura esalta la forza della parola, mai tanto eloquente come nel momento in cui è costretta al silenzio.
Cancellare, in fondo, significa scegliere, fare tesoro di ciò che resta, esaltarlo e nello stesso tempo affermare un nuovo significato da attribuire alle cose.

Nel mondo di Isgrò niente è dato per scontato.
Attraverso le sue cancellature in bianco e nero ne fuoriescono immagini di balene, navi ecc. soprattutto, pensieri nuovi.

L'opera che più mi ha fatto sorridere è un mappamondo gigante dove tutti i nomi dei paesi, mari, fiumi, sono stati cancellati. Tutti tranne uno: Venice!!!



P.s. quando vi ritrovate a scrivere e poi magari a cancellare non pensate più ad uno sbaglio ma ad un'opera d'arte!



- LA FRASE DEL GIORNO -

"la fortuna è quel momento in cui la preparazione incontra l'opportunità" 
Randy Pausch