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giovedì 10 dicembre 2020

Ettore e Andromaca e l'abbraccio perfetto

 


Abbracci.

Ho sempre adorato abbracciare. L'ho sempre fatto. E sempre lo farò. 

A volte anche quando non era strettamente necessario e avrebbe potuto sembrare inopportuno. Ma secondo me, quasi mai un abbraccio può definirsi inopportuno.

È un gesto talmente pregno di carica emotiva che è impossibile, attraverso di esso, non comunicare nulla e restarne avulsi. 

Chi mi conosce sa benissimo che adoro essere abbracciata e quando lo faccio, lo faccio per bene. Che si senta. 

Si perché attraverso di esso passa energia positiva, una scossa, forza, coraggio. 

A volte in certe situazioni le parole non servono, un abbraccio si, fa miracoli.

Conosco persone che non ne vogliono sapere di abbracciare. Forse perché è un gesto per loro troppo intimo. E va bene così, non siamo tutti uguali. C'è chi la forza, la vicinanza, la dimostra in altro modo. 

Io sono viscerale, voglio e devo farlo. 

Perché mi fa star bene. 

E di conseguenza fa star bene chi abbraccio. Ragionamento che non fa una piega vero? Da maggio, per mesi non ho più abbracciato nessuno. 

Prima almeno abbracciavo la mia pesticciola visto che il lockdown l'ho fatto con lei. Ora, dato che giustamente lei va a scuola ed io ancora soffro di una importante immunodeficienza, non posso più abbracciare nemmeno lei.

L'ultima persona che ho avvolto tra le mie braccia è stato mio padre il giorno della fatidica notizia che ha cambiato per sempre il corso della mia vita.

Una piccola tregua c'è stata a settembre ma poi dovendo stare attenta per la mia salute ho dovuto rinunciarvi ancora. 

Che fatica. 

Si per me e per mia figlia è una fatica immane. 

Ma a Zoe ricordo ogni giorno che lo faccio per lei perché le voglio bene e se stiamo bene entrambe un giorno recupereremo gli abbracci perduti. 

Lo facciamo per Noi. Per poterci un giorno riabbracciare e ridere di gusto.

Ma perché tutta questa pappardella? 

Perché oggi mi sono imbattuta nella storia d'amore di Ettore e Andromaca e più precisamente nelle  diverse opere che ritraggono il loro ultimo abbraccio ripreso da Giorgio De Chirico.


Sentite un po' : 

"L’ultimo incontro tra Ettore  e Andromaca è uno degli episodi più toccanti ed emozionanti dell’Iliade, tutto pervaso di amore, tenerezza, ansia, preoccupazione.

Ettore, il più valoroso eroe troiano, prima di affrontare Achille, vuole salutare la moglie Andromaca e il figlio Astianatte. Il doloroso addio tra i due sposi avviene presso le porte Scee, dove Andromaca, con grande malinconia, ricorda ad Ettore la morte della sua famiglia per colpa del valoroso Achille. Quest’ultimo, infatti, le aveva ucciso il padre ( Eezìone, re di Tebe ) e, in un solo giorno, i sette fratelli; la madre era stata resa schiava e in seguito liberata in cambio di un riscatto, per poi morire di morte naturale. Dopo i terribili lutti, Andromaca era rimasta sola, ovvero con il marito che rappresentava tutto per lei: “Ettore, dunque, per me tu sei padre, tu sei la mia nobile madre, sei fratello, sei il mio sposo fiorente” ( VI, vv. 429-430 ).


Proprio per questo lo implora di lasciare il combattimento per evitare il triste destino che attende lei  e il piccolo Astianatte  se egli morisse. Di fronte alle suppliche della moglie , Ettore è molto dispiaciuto , soffre tantissimo al pensiero che, una volta fatta prigioniera, diventerà schiava del nemico, ma non può sottrarsi al suo dovere di difendere la patria e di sacrificarsi per essa. Consapevole della sua morte, sceglie di continuare a combattere , altrimenti sarebbe un disonore per la patria e per la sua famiglia.

La scena si chiude con un’immagine molto tenera: Ettore tende le braccia verso il figlio che si spaventa per il suo elmo, allora l’eroe , con un gesto di grande umanità, getta a terra l’elmo e prende in braccio il figlio per l’ultima volta. Poi ridà il piccolo alla madre dicendole di andare a casa e di non preoccuparsi per il suo destino."

La cosa che più mi colpisce è la differenza di comportamento dei 2 protagonisti. Ettore è pronto a sacrificare la sua vita abbandonando la famiglia per salvare la patria ed il suo onore. Andromaca invece mette in mostra la sua parte sentimentale e quindi la sua forza ( esprimere i propri sentimenti è coraggioso) dicendo apertamente ciò che prova e che il gesto di Ettore sarà comunque inutile. Non importa se non sarà ascoltata, almeno ha avuto il coraggio e la forza di parlare , costringendo il marito ad ascoltare le sue ragioni. 

Questa donna è un bell'esempio di forza e coraggio. 

Mi piace e la ammiro. Un po' mi ci rivedo. 

Anch'io se devo dire qualcosa o esprimere ciò che provo, lo faccio a costo di attirare qualche critica. Sono me stessa. E va bene così.


lunedì 28 settembre 2020

Il grande Enigma: Giorgio De Chirico...

27 settembre 2020
 
Questo l'ho scritto quasi un anno fa... e si vede!
Ero stata a vedere la mostra su De Chirico a Milano, a Palazzo Reale... Mamma mia, ricordo l'emozione ma anche il senso di disagio nel sapere di non sapere!
E così, mi capita spesso quando leggo a distanza di tempo ciò che ho scritto, di essere "super critica".
Ma ci sta! Allora ero ancora più acerba di come lo sono ora... pensate un po'!

 


Dicembre 2019 

Uffi..., come faccio? ...vabbe' ci provo.....

Scrivere di lui per me è molto difficile. Lui chi? Vi domanderete... Lui, lui: Giorgio De Chirico!


Vi è mai stato consegnato un compito da fare per casa e siccome non lo trovavate entusiasmante lo continuavate a rimandare? Ecco, questo per me è il caso di "De Chirico".
Ok, ora farò venire i capelli bianchi a tutti, ma state tranquilli esistono i rimedi efficientissimi...!
Sarò sincera, tra tutti gli artisti che ho incontrato fino ad ora e sottolineo fino ad ora, è quello che mi piace meno...


Panico...? Silenzio...? Stupore...?


OK... toc - toc, ci siete ancora???


Se si, vi faccio una confessione: per me De Chirico è un enigma! 

Si proprio un enigma, come i tanti che ha cercato di dipingere nella sua lunghissima carriera (1888 - 1978)...
Sono altrettanto convinta però, che gli scogli vanno affrontati e, proprio per questo, i primi di dicembre sono andata a vedermi la sua mostra allestita a Milano a Palazzo Reale.


Come sempre ho preso la mia audioguida e ho affrontato la situazione con coraggio...


Non ci crederete. Sono stata dentro due ore e mezza! Attenta ad osservare, studiare, ricercare tutto ciò che i grandi critici e tutto il resto del mondo, vedono in lui.
Ammetto: più mi aggiro nelle sale, e più mi rendo conto che qui stiamo parlando di un Artista con la A maiuscola. 

Uno che ha utilizzato molti stili diversi, in periodi diversi. Mantenendo sempre una fortissima personalità, una straordinaria identità. E già questo è di per sé affascinante.
Nell'ultima sala trovo la serie che più mi piace: I BAGNI MISTERIOSI.
Sorrido a questo ricordo: la prima volta che mi hanno nominato questa opera, pensavo proprio a dei bagni nascosti!

Ridete, ridete pure... Ma non mi avevano detto che era un'opera di un artista famoso!
Il peggio è che tutti ne parlavano, come se chiunque a questo mondo, fosse tenuto a sapere dell'esistenza di quest'opera di De Chirico... Invece no! C'è sempre un'eccezione...: IO!!!

Poi una illuminazione!
Ricordo di avere visto i famigerati "bagni misteriosi" al Parco Sempione a Milano circa un anno e mezzo fa, da una vetrata della Triennale (altro luogo che prima o poi sarà motivo di approfondimento nelle pagine di questo Blog...).


Da parte mia, all'epoca, ricordo che comunque rimasi colpita e allo stesso tempo piena di dubbi per la sua stranezza e la sua collocazione... un'opera insolita e coinvolgente.
Solo successivamente, leggendo e studiando, ho scoperto un po' di cose che voglio condividere con voi.

I Bagni Misteriosi, 1934

"La fontana dei bagni misteriosi", questo è il titolo esatto, è un'opera realizzata da Giorgio De Chirico, mi sembra nel 1973, in occasione della XV edizione della Triennale, all'interno di un programma molto ampio che avrebbe previsto più interventi urbani da parte di altrettanti artisti.
La cosa più curiosa è che l'artista, per realizzare questa scultura si ispirò a se stesso (un ego un tantino super sviluppato, il nostro amico De Chirico, che ne dite?) riproducendo in maniera tridimensionale una propria opera realizzata negli anni trenta. Opera simile ad alcune esposte in mostra a Milano...

Ma chi era costui?
Nonostante sia per me un grandissimo enigma è giusto apprendere magari qualcosa della sua vita. 

Questo artista famosissimo considerato italiano in realtà è nato a Volo in Grecia nel 1888 e la Grecia e il mondo classico avranno un ruolo fondamentale nella sua pittura,  infatti nelle sue piazze con caseggiati moderni compaiono colonne, busti classici e candide statue di marmo. Studia al Politecnico di Atene e all'accademia delle belle arti di Firenze e di Monaco di Baviera. A Parigi conosce Picasso e i poeti Valery e Apollinaire  è proprio in questo periodo che comincia a dipingere le piazze. A Ferrara insieme a Carrà da il via alla corrente della "pittura metafisica " arte che usa gli strumenti tecnici tipici della pittura x rappresentare qualcosa che va al di là dell'esperienza sensoriale,  lasciando spazio a sogni, visioni frutto dell'inconscio. Gli stessi luoghi hanno una prospettiva spesso distorta, vi sono elementi apparentemente fuori luogo e colori innaturali.
In queste opere metafisiche vi sono piazze prive di presenze umane, manichini, busti e opere classiche... Il tutto da un senso di attesa, solitudine e inquietudine come se ci si trovasse in uno strano sogno.

Pensate che la pittura metafisica porrà le basi per la corrente surrealista che, lo scopro ora, prediligerá la rappresentazione dell'io interiore... Nel 1936 si trasferisce a NY e pensate un po', collabora con importanti riviste di moda, lavora come decoratore d'interni e lavora ad una sala da pranzo insieme a Picasso e Matisse. Dopo la seconda guerra mondiale avvierà la fase barocca dove troviamo nature morte, soggetti storici, mitologici e autoritratti.

Credo che mi ci vorrà ancora un bel po' di studio per arrivare ad apprezzare e comprendere la sua complessità, ma vi avevo detto che ADORO LE SFIDE? E allora che De Chirico sia!
Prometto che ne riparlerò!

P.S. se un artista non vi entusiasma non vergognatevene, esaltate i vostri gusti...

Il Filosofo, 1927
Il Figliol Prodigo, 1922  
La Fontana dei Bagni Misteriosi - Parco Sempione Milano

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mercoledì 2 settembre 2020

A Venezia, "Le muse inquiete. La Biennale di fronte alla storia"


 

 

1 settembre 2020

Cari amici naviganti...
Navigando in rete, col mio veliero da piratessa, ho scoperto una mostra interessantissima in quel di Venezia.
La Biennale, nella ricorrenza dei 125 anni dalla sua fondazione, presenta la mostra Le muse inquiete. La Biennale di fronte alla storia, che si terrà al Padiglione centrale dei Giardini da sabato 29 agosto fino a martedì 8 dicembre 2020


La mostra è curata per la prima volta da tutti i direttori dei sei settori artistici  che hanno lavorato insieme per ripercorrere, attraverso le fonti uniche dell’Archivio della Biennale e di altri altri archivi nazionali ed internazionali, quei momenti in cui La Biennale e la storia del Novecento si sono intrecciate a Venezia.


Una mostra che si propone come un viaggio cronologico tra le Muse Arte, Architettura, Cinema, Teatro, Musica e Danza in dialogo tra loro e con la storia. Una mostra che permette di approfondire alcuni momenti fondamentali del Novecento, a partire dalla prima Esposizione Internazionale d’Arte della città di Venezia del 1895 coprendo i 125 anni di vita della Biennale: eventi, crisi, successi, premi e scandali vengono mostrati al pubblico attraverso preziosi documenti storici, materiali di archivio, fotografie, filmati e opere d’arte.

Le muse inquietanti - Giorgio De Chirico


Il titolo “Le Muse inquiete” si riferisce alle Muse protagoniste dell’esposizione e all’inquietudine intesa dal Presidente della Biennale di Venezia come «motore della ricerca che ha bisogno di confronto per verificare ipotesi e ha bisogno della storia per assorbire conoscenza», con un sottile legame all’opera di Giorgio de Chirico  Le muse inquietanti, esposto alla “XXIV Esposizione Biennale Internazionale d’Arte” del 1948.


Beh, da quel che si può capire il viaggio dovrebbe essere più che interessante... Quindi che aspettate? Su, mappa alla mano e via alla ricerca e alla scoperta per le calle di questa romantica città di questa nuova mostra!

sabato 18 aprile 2020

Go-Down o Spiral Jetty?



marzo 2020

Quando ero piccola mi divertivo tantissimo a giocare a Go-Down.
Un gioco fatto di piccolissimi mattoncini di diversi colori da mettere in equilibrio uno dietro l'altro, creando fantastici disegni, percorsi e spirali che una volta terminati, dopo ore e ore di duro lavoro (bisognava stare attenti a come si respirava per non rischiare di far crollare tutto), con un tocco delle dita si faceva cadere il primo mattoncino e a seguire poi cadevano tutti gli altri come in una danza perfetta.
Ok, la fatica era stata tanta e lo spettacolo breve ma l'emozione e l'adrenalina che si provava in tutto questo, ripagava di tutte le fatiche.

Vi starete chiedendo dove capperi voglio arrivare quest'oggi... semplice alla Land Art.

Ora quando ho cominciato ad interessarmi all'arte pensavo, anzi ero stra convinta, che per arte si intendessero i dipinti, gli affreschi, le sculture e poco altro... PUNTO!
La mia mente non era preparata a tante "notizie bomba"... a tanti scoop del tipo esiste l'arte concettuale, la performing art , gli happening, la scultura sociale, la video art e via dicendo fino alla Land Art.
Non pensavo minimamente che per ARTE CONTEMPORANEA si intendessero mille tipi di espressioni differenti che per un neofito come me, non hanno nulla a che vedere con l'arte!!!

Ecco il mio cervello sta già fumando. Gli ingranaggi non sanno più se andare avanti o indietro. E il pulsante rosso con scritto TILT è pronto per essere premuto...

STOP!

Fermi tutti. Prendiamo una cosa alla volta.

Ora se sostenessi un'affermazione del genere farei fare un colpo al mio Editor (tranquillo Editor è tutto sotto controllo) che tanto si è prodigato per farmi conoscere e far crescere la consapevolezza in me che Arte è un termine ampio e profondo e che va oltre la semplice pittura...

Riuscite ancora a seguirmi? Dai, su... Un passo alla volta!

Oggi su FB mi si è aperto un video di un giovane artista inglese che mi ha fatto ricordare subito il gioco di cui vi parlavo e ovviamente visto che ora qualsiasi cosa che vedo mi ricorda qualcosa dell'arte, ho cominciato a rovistare nella mia mente e, soprattutto nei miei libri, alla ricerca degli artisti che fanno parte della Land Art.

Dopo varie ricerche nei posti sbagliati e nei nomi di artisti che non c'entravano nulla, e da qui si capisce quanto ancora sia una "burbetta" in questo mondo, ho trovato chi cercavo.
La prima opera di rilievo della Land Art è di un certo Robert Smithson.
E' l'autore di "Spiral Jetty". Un' opera del 1970 che rappresenta una spirale del diametro di 460 metri che si arrotola come un serpente di pietra sul grande lago salato a circa 2 ore e mezza di auto da Salt Lake City.

Per realizzarla sono stati usati sabbia, fango,  pietre, cristalli di sale, insomma, tutti materiali trovati sul posto.
Niente è stato lasciato alla casualità o all'approssimazione. Tutto è stato calcolato nei minimi dettagli.
C'è Infatti un equilibrio, un'eleganza e degli effetti cromatici decisamente pittorici.
Pensate che l'artista usa a suo favore anche le alghe e i batteri del Lago che fanno acquisire all'installazione una colorazione sul rosa.

Avete mai fatto sulla spiaggia quelle decorazioni con conchiglie e sassolini colorati tanto per giocare con i vostri bambini o per tenervi occupati pur di far qualcosa? (Bah, io a dire il vero, in spiaggia sto ben sdraiata a prendere il sole, a dormire o a leggere... però, sicuramente fra di voi, ci sarà qualcuno che... vabbeh, lasciate perdere...).

Ecco quando vedete quest'opera di Smithson sembra di rivedere quei giochi di conchiglie! Che li abbiate fatti oppure no!

C'è però una sostanziale differenza. Smithson sa di aver creato qualcosa di eterno o almeno di duraturo, il fatto che la spirale sia stata sommersa dalle acque per qualche anno e sia poi riapparsa nel 2010, rende il lavoro ancora più suggestivo nel suo essere ormai parte integrante della storia e della morfologia dei luoghi in cui si trova. Questa spirale scompare e riappare,  segue infatti i flussi delle maree. I vostri giochi con le conchiglie durano fino a quando il bagnino non rastrellerà la spiaggia...

La cosa meravigliosa di quest'opera è l'impatto che ha se vista dall'alto, da un aereo o se vista da chi arriva a piedi sulla riva del lago.

Quando sono andata su Google a cercare le foto sono rimasta veramente molto colpita è un'opera incredibile, meravigliosa, sembra quasi magica e ricorda molto le linee di Nazca che si trovano in Perù. Sono soddisfatta della mia ricerca e forse la prossima volta che mi ritroverò in una spiaggia proverò pure io a ricreare in formato ridotto la spirale di Smithson.

P.S. quando siete in viaggio in aereo guardate giù, non si sa mai che troviate qualche opera di Land Art!

- LA FRASE DEL GIORNO -

"siamo tutti esploratori pronti per nuove partenze" 
Giorgio de Chirico

domenica 12 aprile 2020

CAMPIGLI... Massimo Campigli

Domenica 12 aprile 2020
SS PASQUA

Beh, innanzi tutto... volevo augurare a tutti Voi, una Buona Pasqua a "regola d'Arte" 


con un'opera intitolata "uovo in scatola" di uno degli artisti che mi intriga di più... 
Piero Manzoni
e poi... 
invitarvi a continuare a seguirmi... Buona lettura!




14 marzo 2020

Sabato sera.
Sono sul divano con Zoe. Lei sta guardando alla tv Confu Panda ed io... io che non amo quel tipo di cartone (fosse stato la Bella e la Bestia, mi sarei fiondata davanti allo schermo, sfoderando il mio estro musicale a cantare l'intera colonna sonora a squarciagola...) sono davanti al mio portatile intenta a scegliere un docu/film di qualche artista famoso sul programma Art Night di Rai Play (ricordate il post... vabbeh provate a cliccare qui...).

Qui di nomi ce ne sono una valanga e non so davvero chi scegliere.
Cerco qualcosa di conosciuto ma vorrei, allo stesso tempo, qualcosa di nuovo.
Il mio sguardo cade su Campigli.... uhmm, Massimo Campigli mi ricorda qualcosa ma non riesco a ricordare cosa. Poi vedo anche un docu/film su Leoncillo che sono sicura di aver visto a Venezia a Palazzo Franchetti, ma anche a Palazzo Maffei a Verona...
poi attira la mia attenzione anche... ok, sono troppo indecisa. Messaggio al mio Editor e chiedo consiglio. Risposta?: "chiudi gli occhi e punta il dito a caso!" (Come dire: "ma devi proprio stressare la vita anche di sabato sera?" Bah, che caratteraccio... in fondo era solo un consiglio!!!).
Decido di seguire il mio istinto e lui mi sussurra "Campigliii...".
Ok ci sto speriamo che non cali la palpebra.


 Il critico d'arte racconta che Campigli (pseudonimo di Max Ihlenfeldt - Berlino, 4 luglio 1895 – Saint-Tropez, 31 maggio 1971) è uno dei più significativi artisti del 900 italiano, insieme a De Pisis, De Chirico, Morandi, le sue tele si riconoscono per le sue donne "a clessidra", ornate spesso di gioielli.
Comincio a pensare... ancora niente... nebbia... eppure... mah, vado avanti.

E' stato giornalista del Corriere della Sera. Inviato a Parigi negli anni 20. Lì matura la sua tecnica artistica, è un uomo curioso, di grande spessore culturale e amante dell'arte.
Quando si avvicina alla tela non ha l'idea di cosa andrà a dipingere. All'inizio sulla tela bianca "un po' sporca", come dice lui fa delle diagonali e poi forme a otto un po' astratte e da lì ci ricava una testa uno scollo, un corpo. Una Donna!
Ecco ora mi viene in mente qualcosa... ma non so... sono indecisa... mah, vado avanti.

Vengo a conoscere che la donna è il soggetto perfetto, preferito e costante delle sue opere.
La donna è un "monotema" con delle varianti: la donna che cuce; la donna che gioca con una scacchiera; la donna che osserva; la donna che osserva il mare... STOP! Fermi tutti!
Alla parola "mare" mi viene alla mente un dipinto che mi ha fatto letteralmente aggrovigliare le budella.
L'ho visto a Gennaio alla mostra su Ubaldo Oppi... (vedi post Mi sono innamorata di un uomo di 131 anni... Ubaldo Oppi). Corro alla galleria immagini del telefono per cercarlo... scorro il miliardo di foto che ho (forse dovrei fare qualcosa...) e BINGO!

Esulto a voce talmente alta che faccio fare un salto a Zoe che prontamente si gira, mi guarda malissimo e dice: "Ma mamma, ma ti pare il modo??". mi scuso e cerco di spiegarle, ma mi dice subito "shhhh sto guardando un cartone!!!"
Ok, torno al mio pc e al mio telefono, ci sono. Ecco dove avevo già visto un'opera di Massimo Campigli.
Il dipinto in questione è "le spose dei marinai"del 1934.


Mi ricordo che quando l'ho visto ho proprio pensato: "ecco un'opera che mi porterei volentieri a casa" e sono rimasta lì davanti, in adorazione, con un misto fra commozione ed entusiasmo per un bel po'.
Sono donne di classe, raffinate, dipinte con colori tenui.
Hanno letteralmente rapito la mia vista. Avrei voluto in quell'istante essere dentro alla tela, essere una di loro. Un sogno.

Le sue opere fanno parte di un mondo fantastico, di ricordi d'infanzia, e il soggetto femminile c'è sempre perché trasmette comprensione, consolazione e accoglie le difficoltà dell'artista nel rapportarsi col mondo esterno.
Senza parlare poi con il rapporto che instaura con il passato. Con l'antichità, l'archeologia.
Le sue donne, sembrano donne etrusche, Matrone romane...

Curiosità: il primo giorno che dipinge canterella, il secondo sta in silenzio, il terzo sono guai...
è il quadro che decide dove vuole andare. Per fare un'opera può impiegare qualche giorno, mesi o addirittura anni. Nel senso che l'opera può essere modificata anche a distanza di tanto tempo.

Fa parte degli indipendentisti con De Pisis, De Chirico, Alberto Savinio, Gino Severini, Mario Tozzi, insomma i cosiddetti "Les Italiens de Paris".
E' un pittore iconico, isolato dalle tendenze contemporanee.
È una persona che vive tra Roma, Parigi e Saint Tropez, è riservato schivo, ha pochi legami e vive in un suo mondo fantastico, escludendo tutto ciò che è brutto o doloroso.

Che dire, finisco di guardare il documentario e sono contenta, soddisfatta e soprattutto meravigliata dal fatto che il mio istinto mi abbia invitato a passare una serata in compagnia di Massimo Campigli, che ammetto, non sapevo nemmeno chi fosse... o quasi!

P.S. sentite è inutile fare tanti progetti, mettiamoci calmi e facciamoci consigliare dal nostro istinto... a volte, anzi quasi sempre, funziona!

- LA FRASE DEL GIORNO -

"Non c'è nulla da dire: c'è solo da vivere"

Piero Manzoni

mercoledì 26 febbraio 2020

Di Zoe, BanKsy, Rothko e altre storie veneziane Cap.2


domenica 16 febbraio 2020

Oggi, io e Zoe siamo a Venezia, per vedere Banksy e per andare alla Guggenheim Collection e chissà... (vedi post precedente cliccando qui).
Da quando siamo arrivate continuiamo a fermarci a fare foto di qua e di là. E' carnevale, è pieno di gente in maschera, alcune bellisime e spesso ci mettiamo in posa per scattare foto con loro e selfie strepitosi.
Nel scattare una delle mille foto che ho fatto, mi cade l'occhio su uno stendardo appeso al Palazzo che c'è sullo sfondo...
Provo a zoommare per leggere bene quello che c'è scritto.
Nel frattempo Zoe e le maschere veneziane sono lì in posa, convinte che stia scattando loro un sacco di foto... Dopo un po' ringraziano, salutano e se ne vanno verso altri click... In realtà non ho scattato la foto e quando Zoe se ne accorgerà (se mai leggerà questo post) mi sgriderà... "Oh Signur!..." ma io non l'ho fatto a posta... E' stata una cosa che è successa da sola.... "Ti stai arrampicando sugli specchi!" direte voi? Ok, va bene, ci sto provando!

Comunque grazie a quella foto che avrei dovuto fare  e non ho fatto, ho scoperto che era in corso ed oggi era l'ultimo giorno, una mostra sul Novecento a Palazzo Franchetti.
Incrociando le dita ho chiesto a Zoe se avesse avuto piacere ad andare, visto che tanto eravamo in anticipo per il suo laboratorio alla Guggenheim e... stranamente mi ha detto di sì.
Siamo arrivate in questo Palazzo meraviglioso. Zoe ha incominciato a dirmi che avrebbe desiderato nei suoi sogni vivere in un Palazzo così... e cosa vi devo dire, pure io!
All'entrata ci da il benvenuto una scultura di Giacomo Manzu' "cardinale seduto". Bella non il mio genere, forse un po' inquietante.


Poi, proseguendo nella prima sala incontriamo opere di artisti famosissimi. Giorgio Morandi con le nature morte, Gino Severini, Giacomo Balla con "canaringatti" opera molto apprezzata da mia figlia, e poi Mirò, Paul Klee, De Chirico con i suoi manichini, il Trovatore, Ettore e Andromaca, Piazza d'Italia e addirittura Palazzo Ducale a Venezia!


Magritte è presente con 5/6 opere, di lui mi colpisce tantissimo "le salon de dieu" è un'opera pienamente surreale, con un bellissimo cielo stellato sopra ed una casa illuminata a giorno sotto.  C'è una tela intitolata "météore" che rappresenta la testa di un cavallo con lo sfondo di un bosco, magnifica ma ciò che colpisce è il tipo di pittura... è fatta di micro pennellate di colori tenui mescolati in maniera sublime tra loro... sarebbe da guardare con la lente di ingrandimento da quanto è preziosa. Continuando nella sala successiva trovo Franz Kline, con un "untitled" del 1950 che mi piace moltissimo per i colori sul blu e verde, realizzato ad olio e collage, Sam Francis e tanti altri...



E ciliegina sulla torta, per finire 4 fantastici Andy Warhol compreso un Mao che già volevo vedere a Berlino (delle storie berlinisi vi scriverò presto).
Insomma arrivo all'ultima sala veramente soddisfatta ho visto tele impressionanti e magnifiche... sono strafelice perché questa tappa è stata proprio una casuale scoperta!!!


P.s. quando scattate le foto guardate bene cosa si nasconde sullo sfondo...le sorprese sono dietro l'angolo!