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giovedì 17 dicembre 2020

Bacio Gold Edition... l'avete già provato?

Da quando Editor me ne ha parlato, non riesco a togliermeli dalla mente. 

È come se il mio primo e più importante obiettivo sia scovarli... Ovviamente prima di lui. 

Di cosa sto parlando? A si, scusatemi. A volte parto per la tangente e non mi rendo conto che forse ciò che regna e vive nella mia testolina, non potete saperlo... A meno che non abbiate poteri da... "fattucchiere"! Ok, il quadro della situazione è questo: qualche giorno fa Mr. Gallery in una delle telefonate che mi fa per romp... ehmm, per appurare a che punto sono con lo scritto per il giorno dopo, mi svela che è fortemente deluso e amareggiato. Perché? Perché ha passato in rassegna tutti i negozi di alimentari senza riuscire a trovare il nuovo "Bacio Gold"! Quello al caramello in edizione limitata. 



Io essendo golosa di cioccolata e di caramello mi sono ripromessa di cercarlo a mia volta e magari,  trovarlo prima di lui giusto, giusto, per farlo rosicare un po'. 



Ora, mi domando una cosa... io sono a casa perchè fra covid e convalescenza non mi posso muovere più di tanto... Ma lui? Lui che sostiene sempre di essere così preso dal lavoro che sembra che al mondo lavori solo lui, dove lo trova il tempo per setacciare tutti gli alimentari? Mah... qualcosa non mi torna...

Ma torniamo a lui che rosica... Le sue facce quando nega l'evidenza e non ammette di essere invidioso sono comiche e rasentano il ridicolo (soprattutto, vista l'età). Sì in quei momenti viene fuori il bambino che è in lui... ve lo farei vedere... anzi, la prossima volta lo fotografo di nascosto così ve lo mostro... che resti tra noi però!

Da quando mi ha parlato di questa versione del Bacio Perugina, è cresciuta in me, a dismisura, la voglia di doverlo assaggiare assolutamente. 

L'altro giorno, costretta ad andare al supermercato, passando davanti al reparto dolciumi, il mio sguardo indagatore comincia a cercare l'ambito dolcetto. E non ci crederete... ma in fondo alla scaffalatura vedo una scatola! Si, dico una scatola. Una sola! Cioè per essere più precisi l'ultimissima confezione di "Baci Gold". Wow ! 

Il mio cuore batte all'impazzata! Mi avvio decisa per prenderla. Non ho visto però che un altro signore ha avuto la mia stessa idea e... pure una vecchiettina! E no cavoli, quella Limited Edition deve essere mia! Costi quel che costi. 

Il mio passo si velocizza e pure quello dei miei "nemici"... Si, ci siamo fiutati... qui siamo in guerra! 

Ci guardiamo negli occhi e nessuno sembra voler cedere per gentilezza. Nel tragitto "l'anziana arpia" cerca di metterci il suo bastone tra le gambe e... anche se nessuno ci crede, un po' di agilità ce l'ho ancora, lo salto via a piè pari. La lascio di stucco. Tiè... Vuole giocare sporco? Non sa con chi ha a che fare... Una vera e propria piratessa! 

 Il signore, che tanto signore poi non è, cerca di bloccarmi la strada col suo carrello... Ma nel fare questo rovescia una piramide di mini pandorini attirando l'attenzione dei commessi che lo riprendono. 

Quindi via libera... Arrivo indenne a destinazione e come una vincitrice della Coppa del Mondo, afferro i cioccolatini e li sollevo in aria saltando e dicendo "Sì!!! ce l'ho fatta! sono miei,!!!" Chi mi vede mi prende per una psicopatica ma le facce di Mr. Gallery... valgono più di una "figuretta!"



Ok, forse la faccenda l'ho un po' romanzata ma credetemi ho avuto proprio "La classica botta di... fortuna!". 


Ma cosa c'entra tutto ciò con il mio blog? Che come sapete parla d'arte... più o meno? Eccovi accontentati.

Dovete sapere che nel mio corso del lunedì "L'arte è vita", quello della Peggy Guggenheim, nell'ultima lezione hanno parlato di arte e pubblicità e sentite cosa ho scoperto a proposito dei Baci Perugina...

"Il Bacio Perugina inizialmente doveva chiamarsi “Cazzotto” perché in origine aveva una forma che ricordava le nocche di una mano chiusa in un pugno.

Fu Luisa Spagnoli a inventare, nel 1922, quello che è diventato poi uno dei prodotti di punta dell’azienda... assieme alle caramelle "Rossana". 

Ma come avrebbe potuto un cliente entrare in un negozio e chiedere, magari ad una graziosa venditrice, “Per favore, un cazzotto?

E’ l’intuizione di Giovanni Buitoni, giovane amministratore della Perugina (e amante della Spagnoli) che cambia il nome del dolcetto in un più romantico... “Bacio”. 

Persino la sua forma viene modificata a ricordare, secondo alcuni, un piccolo seno. Ma la vera svolta nella storia dei “Baci” arriva grazie a Federico Seneca, pittore, grafico, pubblicitario e direttore artistico della Perugina negli anni Venti. Seneca inventa la coppia di amanti su sfondo blu, ispirandosi al celebre Bacio di Hayez.



Ne ridipinge lo sfondo annullando ogni ambientazione spaziale e modifica gli abiti dei protagonisti aggiornandoli e rendendoli più moderni. In un cielo vespertino, placido, in cui domina un silenzio profondo si stagliano le immagini-silhouette dei due innamorati stretti in un abbraccio eterno.

Secondo la leggenda i primi cartigli all’interno dell’involucro argenteo furono inseriti a partire dagli anni ‘30 da Federico Seneca, ispiratosi ai piccoli messaggi che Luisa Spagnoli mandava segretamente a Giovanni Buitoni, nascosti in mezzo ai cioccolatini.



Più realisticamente l’idea fu importata dall’America in Italia proprio da Buitoni."

All’inizio però, non si trattava di frasi romantiche, sembra infatti che il primo messaggio stampato fosse un pseudo "non-sense" del tipo: “meglio un bacio oggi che una gallina domani” .

E ora che faccio con la mia scatola di cioccolatini? Chiamo Editor e gliela faccio vedere? Gli mando una bellissimo selfie di me con l'ambito trofeo tra le mani?

Potrei anche spedirglielo... naaaa... magari lo perdono per strada... meglio darsi da fare e assaggiarli tutti! Magari sono differenti uno dall'altro... Anche perché dalla voglia che ho, non sto più nella pelle!!! Uhmm.. Editor... avevi ragione... sono DELIZIOSI!


domenica 17 maggio 2020

Valeria vs Peggy...


domenica 17 maggio 2020

Oggi questo post lo dedico ad una cara amica che ha dimostrato in questi anni di avere un cuore grande e quando hai bisogno lei ....semplicemente c'è! BUON COMPLEANNO FRANCESCA BOGONI!!!

aprile 2020

Oggi posso dire di sentirmi come Peggy Guggenheim!
O forse "quasi" come lei...
Ok, ok tranquilli non ho ereditato nulla, non sto girando il mondo (il campo dietro casa mia si, lì ormai ho fatto il solco), e non ho nemmeno acquistato qualche opera d'arte... per quelle temo dovrò attendere qualche miracolo o accontentarmi di vederle nei musei!

È che questa mattina mi sono apparse su Istagram un paio di foto che ritraggono gli orecchini appartenenti a Peggy Guggenheim, esposti a Venezia.
Ora penserete: "Cos'è tutto questo "can can" per un paio di orecchini?"
Vi accontento subito, anzi tra un pochino...
Dovete sapere che, anche se ultimamente non li porto più perché anche per questo ci vuole ispirazione, ho una "mini" collezione di orecchini fatti a mano. Realizzati da amiche che hanno la passione di dedicare il loro tempo alla creazione di questi minuscoli gingilli (Piccolo Spazio Pubblicità cantava Vasco...  e perché non posso farlo io con le mie amiche... guardate quello che fanno, visitate la pagina FB OFFICINA MONDELLO di Francesca o contattatemi che vi darò un altro contatto FB molto prezioso...vero Antonella?). Vi garantisco che posso affermare pure che queste ragazze, vista la dedizione, il lavoro, l'attenzione al minimo dettaglio e soprattutto la passione, potrebbero essere definite delle vere e proprie artiste.
Per certi lavori che fanno, a me si incrocerebbero gli occhi sicuramente!
Il fatto è che comunque, per la sottoscritta, rimangono dei veri e propri oggetti fuori dal comune, originali e unici. Quindi opere d'arte!

La cosa più bella che mi è capitata è di avere l'idea di ciò che avrei voluto indossare e quindi trascorrere ore, vabbè dai minuti, a cercare di trasmettere loro, la mia intuizione, non troppo felice e abbastanza kitsch (di questo me ne sono resa conto poi...) a chi doveva poi cimentarsi nel realizzarla.

Ricordo quella volta che mi sono fatta fare un paio di orecchini uno diverso dall'altro (e fin qui tutto ok): uno a forma di stella marina e uno a forma di ippocampo. Si avete capito bene di cavalluccio marino! Il bello è che erano talmente vistosi, per la loro la grandezza, che sembrava avessi due attaccapanni appesi alle orecchie! Insomma un acquario vivente!


Vi dirò anche che li ho indossati per un bel po' di volte, perché è giusto che se in quel momento ci si sente propensi ad indossare qualcosa che ci fa sentire a posto e felici, vuol dire che va bene così! Discorso complesso? Beh, sappiate che vi risparmio quello di quando mi sono comprata i pantaloni a scacchi bianchi e arancio fluorescenti... (dovrebbero arrestare chi vende certe cose! E pure chi le mette!!!) ma questa è un'altra storia!
Da allora mi sono fidata dell'estro artistico delle mie amiche e finalmente ho riscosso un po' di successo... grazie amiche!
E qui arriviamo al dunque. Finalmente potrebbe dire qualcuno...

Questa mattina, vi dicevo, su Istagram mi è apparsa l'immagine di un paio di orecchini... Non erano un paio di orecchini qualsiasi, ma bensì un paio di orecchini appartenuti a quella meravigliosa donna eccentrica di nome Peggy.
La cosa interessante è che questi gioielli sono stati fatti da un artista famosissimo: Yves Tanguy.


Dovete sapere che nella biografia di Peggy Guggenheim che ho letto recentemente (di cui ho scritto un post... se ve lo siete persi cliccate qui) ho scoperto una cosa molto interessante.
"Una delle mostre di maggiore successo concepite da Peggy Guggenheim nella sua galleria londinese Guggenheim June, fu quella di Yves Tanguy del 1938: era la prima personale a Londra dell’artista, già noto in Francia come membro del gruppo surrealista guidato da André Breton. Tra Peggy e Tanguy, sin dai primi incontri, si instaurò un proficuo rapporto lavorativo e una passionale, seppur breve, relazione amorosa che indusse l'artista a concepire e a regalare a Peggy i suoi più piccoli e preziosi dipinti: gli “Orecchini per Peggy Guggenheim” del 1938.
Questi cimeli di argento, oro e perle costituiscono due minuscoli dipinti realizzati su un supporto di conchiglia. Si tratta dei ricorrenti paesaggi desertici di Tanguy: visioni misteriose e oniriche abitate solo da creature indecifrabili dalle fattezze liquide che ammaliarono subito Peggy, la quale, impaziente di provare i nuovi gioielli, ne rovinò uno non ancora seccato. Tanguy quindi ne realizzò un altro. “Siccome il primo era rosa, pensai che sarebbe stato più divertente se fossero stati di colori diversi”, racconta Peggy (e qui mi sento presa in causa visto che pure io avevo richiesto 2 orecchini diversi... ok non c'entra nulla? Non sono Peggy ....va bene, va bene, ho capito... ma che caratterino che avete!) nella sua autobiografia, e così riuscì a convincere l'artista a realizzare il nuovo orecchino di colore blu.
La collezionista indosserà questo orecchino assieme ad un altro realizzato da Calder in occasione dell’inaugurazione della sua galleria newyorkese Art of this Century nel 1942, sancendo così la sua imparzialità per l’arte astratta e quella surrealista".

Come potete ben notare la signora Peggy, che  aveva una collezione di orecchini mastodontica, giusto, giusto come la mia... come me si faceva fare gli orecchini dai suoi amici.
Unica piccola microscopica differenza tra me e lei è che la sua cerchia di amici era composta da artisti famosi... vabbè chi non mi dice che magari tra qualche anno queste mie amiche non saranno famose?
Dateci dentro ragazze... magari un giorno quando collezionerò opere d'arte, tra i miei cimeli ci saranno pure i vostri orecchini! Perché privarsi dei sogni... sono il sale della vita!

P.S. e voi collezionate qualcosa?

- LA FRASE DEL GIORNO -

"l'eleganza è la sola bellezza che non sfiorisce mai"
   
Audrey Hepburn


giovedì 23 aprile 2020

Peggy Guggenheim, una vita per l'arte... Istruzioni per l'uso di una forte personalità!



27 marzo 2020

Finito!
Sono emozionata, felice e allo stesso tempo esausta... ce l'ho fatta!
Vi assicuro che quando l'ho preso tra le mani e l'ho sfogliato non ne ero così sicura!
Sono orgogliosa di me perché ora il quadro che ho in testa è molto, molto diverso. Più chiaro!

Ma torniamo un attimo indietro, così vi chiarisco le idee!

Un paio di settimane fa mi telefona il mio Editor (o Mr. Gallery se preferite), per fare il punto della situazione. Fra le altre cose mi chiede quando penso di scrivere qualcosa su tutti i libri che ho, che parlano di arte e quant'altro... per essere più precisi comincia con: "hai letto il libro di Vanoni?"
ed io prontamente, perché mi aspettavo prima o poi un "interrogatorio" di questo tipo, rispondo: "diciamo che sono quasi a metà..." (omettendo che sono più a metà della metà che... vabbeh, inezie!). "Quello di Thompson? lo hai finito?" imperterrito continua ed io... "Beh, a dire il vero sono a un po' più della metà... (forse in questo caso ho superato la metà di una pagina... forse...)" ma, non soddisfatto dalle mie risposte, "Ah, probabilmente perché eri impegnata a finire la lettura su Peggy?" Ok, mi schiarisco la voce e...  "Ah si, di quello ho letto i primi 2 capitoli... (ah meglio non dire che ho cominciato anche Rothko!)..." Silenzio... Ho l'impressione che stia per esplodere una bomba... -5,... -4,.... -3,.... - 2... "Ma sei proprio una testa di vitello!!! Ma come si fa ad incominciare diciottomila libri contemporaneamente??? E' normale che poi vai in TILT!!!"

In questo momento immagino i colori che potrebbe avere assunto il suo viso: rosso intenso con sfumature tendenti al grigio fumo.... o forse nero con aggiunta di fumo... Questa immagine mi fa molto ridere e mi scappa un risolino... BIG MISTAKE!!
"ARGH!!! ti viene anche da ridere adesso!!!" con parecchi sensi di colpa, cerco di correre ai ripari " ma no Editor era un colpo di tosse (mento clamorosamente!) Il fatto è..."
e senza farmi finire... "sentiamo sentiamo la super baggianata delle 9. 27!!!".
Oramai piegata in due dalle risate, ma che resti tra noi, rispondo: "Il fatto è che sono talmente curiosa che vorrei leggerli tutti nello stesso momento!"
"Si ok, e poi ti ritrovi con un sacco di libri lasciati a metà perché ovviamente non sai più con chi procedere..."
Bingo! È proprio così... caspita ma come fa?!? questa cosa mi fa uscire proprio dai gangheri!!!
"Editor?... Editor?... ci sei ancora?"
"Certo dove vuoi che sia! Sto cercando di respirare e di non mangiare il telefono!"
Ed io per sdrammatizzare: "uhm... hai così tanta fame? Bhe forse un panino con burro e acciughe sarebbe decisamente meglio (Santa polenta! dimentico per un attimo che è anche a dieta forzata , secondo Big Mistake!)...ok ok stavo scherzando! Prometto che ne scelgo uno e lo porto a termine in breve tempo!" e lui con voce ferma e decisa: "Peggy Guggenheim... entro 3 giorni... non di più!"
E... riattacca.

Cavoli, guai seri.

Dovete sapere che "Peggy Guggenheim, una vita per l'arte" è  un libro di ben 400 pagine scritte talmente in piccolo che è come se fosse di 800 pagine!
Ma questo commento non diciamolo a Mr. Gallery, altrimenti potrebbe dirmi "sei come i bambini che scelgono i libri in base al numero di pagine e di immagini?".

Mi fiondo nella lettura, augurandomi che Zoe,  riesca ad arrangiarsi con i compiti...
Leggo in ogni momento: quando cucino, quando stiro, quando passo con l'aspirapolvere, quando suono il pianoforte, quando lavo il pavimento, quando mi asciugo i capelli e anche quando sono in... ok un po' di privacy per favore... sorvoliamo!



Torniamo al libro.

La protagonista di questa biografia è Peggy Guggenheim, la famosissima collezionista di arte del '900. Lei, quella della Guggenheim Collection di Venezia. Luogo che io adoro.

Suo nonno Salomon, fondò il Guggenheim Museum di New York. La sua famiglia era ed è considerata una delle famiglie più ricche al mondo. Ma come spesso accade anche nei ceti alti la sfiga colpisce... pensate che suo padre fu una delle vittime del Titanic.
Peggy comunque cresce e studia a NY.
Si sposa per la prima volta con Laurence Vail (pittore, scrittore stravagante e squattrinato, con cui ha due figli Simbdad e Pegeen) ed insieme a lui parte per visitare l'Europa, l'Egitto, Gerusalemme ecc.
Si innamora di Venezia.

Si stabilisce in Francia dove frequenta i salotti Bohémien... e qui con il suo vissuto capisco bene cosa significa questa parola: uno stile di vita al limite con la continua e assidua frequentazione di artisti, scrittori che vivono liberi, fuori dagli schemi classici imposti dalla società, con libertà extraconiugali, uso e abuso di alcool e non solo, feste ect. ect.

È una donna forte (il patrimonio economico finanziario alle spalle influisce ed aiuta non poco, ma comunque dimostra subito di avere gli attributi) che segue decisamente il suo istinto, e cerca di fare quello che vuole.
Quello che mi sbalordisce di più è l'ambiente che frequenta, nel senso che per amici, amanti e conoscenti ha avuto solo artisti, scrittori e poeti importanti... cioè la sua cerchia di amici e relazioni era fatta da personcine del calibro di Duchamp, Man Ray, Brancusi, Brauner...

a Parigi
Apre la sua prima galleria a Londra "Guggenheim Jeune" dove comincia ad esporre opere di artisti non convenzionali, prevalentemente astratti come Kandinskij, Tanguy, Calder, Jean Arp...

Tra le tante relazioni che ha, c'è anche quella con Beckett, si proprio lui, lo scrittore!
Lei stessa afferma che "trovo noiose le donne, preferisco la compagnia di omosessuali e uomini".

Gira la Francia e compra tantissime opere di DalíLeger, Giacometti, Man Ray, Klee, Picabia, e Max Ernst.
Quest'ultimo diventerà suo marito una volta tornata in America.

Curiosità: prima di partire per l'America, durante la seconda guerra mondiale (obbligata a tornare negli USA perché vittima delle leggi razziali), chiede al Louvre se può custodire le sue opere e la risposta è  un secco "No" perché sono troppo astratte e moderne! Incredibile!

a New York
Tornata in patria scopre Pollock e apre la galleria "Art of this  Century" che riscuote immediatamente un bel successo. E' una donna che lavora sodo, che si da molto da fare per realizzare il suo sogno: aprire un museo. Alla fine ci riuscirà! In italia, a Venezia.

Curiosità: ama collezionare anche orecchini e se li farà fare da Tanguy ma anche da Calder!

a Venezia
Per quanto riguarda l'educazione dei figli, saranno seguiti da baby-sitter e gireranno il mondo insieme a lei.
Negli anni 60 si trasferisce definitivamente a Venezia dove compra Palazzo Venier dei Leoni che utilizzerà sia come abitazione che (per 3 pomeriggi a settimana) come galleria d'Arte. Ma anche come "salotto informale" dell'arte.
Qui frequenta il ristorante Angelo che espone alle pareti i lavori di artisti ancora sconosciuti ai più.
Definito "ritrovo di artisti e rugbisti", qui conosce, e lancia, Vedova, Tancredi, Parmeggiani, Santomaso, Crippa...

Il libro è ricco di aneddoti, alcuni anche molto divertenti, di informazioni, di nomi, di luoghi, di scrittori,  di editori, di feste organizzate per qualsiasi motivo, di eventi importanti come ad esempio la Biennale di Venezia ed il tutto è descritto talmente bene che a volte sembra di essere lì con lei.

Mi colpisce la sua capacità di fare affari, di organizzare mostre per gli amici artisti in cambio di qualche opera d'arte. Nel corso della sua vita riesce così a collezionare tantissime opere, ora presenti in gran parte a Venezia.

Curiosità: nella sua villa ospita Truman Capote, autore di colazione da Tiffany e Giacometti con la moglie che qui farà la sua luna di miele.

Devo dire che è un personaggio singolare, disinibito, che ha vissuto a pieno la sua vita, che ha avuto  relazioni amorose tormentate, difficili, correndo a volte, il rischio di essere svalorizzata ma non per questo ha mai rinunciato a nulla.

Finisco il libro e come quando lo leggevo sono esterrefatta da tutto quello che ha fatto e vissuto questa donna.

Ma veramente si può vivere una vita così? Si, si può! Ovviamente con il suo budget, le sue capacità e le sue relazioni!

Quando tornerò a vedere la sua collezione, a Venezia, la guarderò ora con occhi diversi. Perché conoscerò (se me la ricorderò) la storia di ogni artista o quadro appeso... e guarderò quelle stanze in modo diverso, immaginando di vederla lì pronta a partire con la sua gondola privata per andare a chissà quale ricevimento.

Rimpiango di non averlo letto prima, ma come dico sempre in questi casi, forse non era il momento giusto!

Sono soddisfatta ho finito non solo di leggere una storia avventurosa, fantastica, ma anche di scrivere il pezzo e non vedo l'ora di inviarlo al mio Editor... mentre sto per cliccare invia, guardo l'ora, sono le 8 30 del mattino... ed è severamente vietato disturbarlo prima delle 9... ma l'entusiasmo prende il sopravvento e... Big mistake!!!

P.S. secondo voi cosa sarà successo? Beh, se leggerete il pezzo allora vuol dire che non si è arrabbiato così tanto...

P.S. vi consiglio vivamente di leggere questa entusiasmante biografia ne sarete catturati ve lo assicuro!

- LA FRASE DEL GIORNO -

"la donna che non riesce a rendere affascinanti i suoi errori è solo una femmina" 
 
Oscar WILDE

lunedì 16 marzo 2020

Oh Pollock, POLLOCK... il film...



5 marzo 2020

Siamo ormai tutti in quarantena.
Non perché abbiamo contratto chissà quale malattia, ma perché a causa del virus codiv-19, gran parte delle attività ricreative sono sospese.
Giustamente è altamente consigliato restarsene a casa, lontani dalla confusione per evitare contatti.
È un momento veramente strano e bisogna cercare di occupare il tempo rendendoselo amico.
Ora immaginate cosa vuol dire per una che è abituata a ritmi frenetici, che nella routine quotidiana riesce: a trovarsi in 2 posti diversi contemporaneamente, a teletrasportare Zoe ai diversi appuntamenti con le attività extrascolastiche in pochi minuti, imbastire una cena eccezionale (a questo proposito c'è  chi sostiene che non cucino ma faccio semplicemente da mangiare, giusto per sopravvivere... ma sono semplicemente delle malelingue!), a fare tutte le faccende e a pulire casa con la magia di mago Merlino, evitando che crolli, e trovare il tempo per coltivare gli interessi personali quali: lettura, pianoforte, arte ed estetista... e non ultimo il Blog, con tutto ciò che ne consegue....
Ora ritrovarsi improvvisamente con tanto tempo libero può mettere anche in difficoltà...
ma come dico sempre: "qualcosa ci inventeremo!".
Questa sera ho deciso di vedere il film di Ed Harris sulla vita di Pollock.



Pensate che documentandomi, ho scoperto che a questo attore/regista era stato regalato un libro del famoso artista, da suo padre quando era giovane.
Aveva sviluppato così una grande passione e per realizzare la pellicola si è messo in gioco in prima persona, esplorando i diversi materiali usati e le tecniche pittoriche sperimentate da Pollock stesso.

Infatti durante le riprese del film, l'attore/registra ha dovuto realmente dipingere, simulando addiritura la tecnica dell'Action Painting utilizzata dall'artista.
Dettaglio non da poco, per il successo della pellicola, è anche una impressionante somiglianza fisica con l'artista statunitense.
Dal film si può capire la vita difficile e travagliata di Pollock che, nonostante la sua dipendenza a periodi più o meno lunghi da alcool e psicofarmaci, è riuscito a incontrare una donna/artista fantastica, Lee Krasner, che lo amerà incondizionatamente e lo spronerà nella ricerca della particolarità che un giorno lo renderà famoso. Lo aiuterà ad incontrare Peggy Guggenheim insieme a Clem Greemberg, che lo consacrerà definitivamente nel mondo artistico americano.
La famosa ed eccentrica collezionista gli commissionerà un grande quadro per la sua nuova casa, offrendo all'artista uno stipendio e la possibilità di fare la sua prima mostra personale nella propria galleria.
Nel frattempo Jackson si trasferisce con la moglie a Long Island ed è proprio qui nel 1947 che arriva al "dripping", la tecnica per cui diventerà poi famoso.
Lee dirà: "ce l'hai fatta Pollock c'è un abisso col passato!".
L'artista nelle sue interviste spiega che la gente deve lasciare a casa i preconcetti: "è come quando si guarda un prato fiorito... non ci si strappa i capelli per capire cos'è!"
E poi ancora: "possono passare ore, giorni, mesi prima di terminare un quadro" ...e alla domanda: "come fa a capire quando è finito un lavoro?", risponde: "come si capisce quando si finisce di fare l'amore?".
Pollock nelle sue opere dichiara di esprimere il suo mondo interiore e nessun segno è lasciato al caso.

Il film scorre veloce raccontando gli alti e bassi della vita dell'artista.
L'attore che lo interpreta è candidato al Premio Oscar e ci sta proprio!
Quello che mi colpisce più di tutti è la figura di Lee Krasner, la moglie, una donna forte, risoluta che non si arrende mai e va avanti nonostante tutto, con forza e determinazione!
Nella  didascalia finale viene spiegato che Lee Krasner, dopo la morte del marito si occupò del patrimonio di Pollock per altri 28 anni, nei quali realizzò inoltre anche le sue opere migliori . Guardando questo film ho conosciuto finalmente la vita di un artista di cui avevo apprezzato le opere alla Guggenheim Collection di Venezia (vedi post Buon Compleanno Jackson) e vedere l' intensità  del gesto, il carico emotivo forse un po' pazzo, sentire o per lo meno immaginare di sentire il pathos presente in ogni sua mossa mi ha fatto riflettere sul fatto che molto spesso guardando un' opera non conosciamo tutto ciò che accompagna  la creazione dell'opera stessa ed è  un peccato prenderselo...lo spirito creativo è fondamentale.
 Ora posso comprendere ed apprezzare di più il suo lavoro e questo mi rende più consapevole delle mie scelte artistiche. .

P.s. non lo avrei mai detto... ma in casa mia, i dvd stanno aumentando in maniera esponenziale!

N.d.A. Questo post è stato scritto il 5 marzo scorso... quando ancora la situazione del Coronavisus non aveva assunto le dimensioni apocalittiche di questi giorni. Scusate ma mi sembrava giusto fare questa sottolineatura.

sabato 29 febbraio 2020

Che scoperta Paul Klee!

Tranquilli, non sono io... lei è Peggy GUGGENHEIM

domenica 16 febbraio 2020

Sto esplorando le varie sale del Guggenheim di Venezia, cercando di evitare la guida inglese con cui ho già fatto la mia bella figuretta (vedi post "Di Zoe, Banksy, Rothko e altre storie veneziane Cap. 1....).
Vedo e rivedo opere interessanti che ogni volta mi piacciono sempre di più.
Forse perché ogni volta riesco a cogliere quel particolare che la volta precedente non ero riuscita a cogliere.

Nonostante le numerose "incursioni" al Peggy Guggenheim, è sempre come fosse la prima volta!
Si, perché le opere esposte cambiano spesso, molto probabilmente vengono esposte a rotazione. Alcune "spariscono" lasciando il posto a tele o sculture magari appena rientrate da un prestito per un'altra mostra.

Analizzando e fotografando i vari lavori presenti in uno dei corridoi, il mio occhio si posa su "il giardino incantato" di Paul Klee (Münchenbuchsee, 18 dicembre 1879 – Muralto, 29 giugno 1940).


Appare come un dipinto quasi infantile.
La cosa più interessante è che in ordine sparso ci sono diversi elementi, che ascoltando l'audio guida, scopro, formano alla fine, una storia bellissima.


La prima figura che noto è un tondo blu, che starebbe a significare il passaggio dal mondo reale al mondo fantastico.
Vicino, trova spazio un bambino a testa in giù, che potrebbe diventare il soggetto della nostra storia.


In basso a sinistra, un'aiuola, in cui si può giocare e in alto a destra un muro o una tenda.
Al centro troviamo una fontana con sopra un elfo. Compaiono poi delle case, un sole e una luna.
Per concludere in alto vi è una campanella azzurra e si pensa che la suonerà la mamma per richiamare o risvegliare il bambino.




Ora vi chiederete "ok e allora"??
Semplice: allora è fantastico! Punto!
Adoro quelle tele che racchiudono una storia, un sogno.
Ciò che più mi ha colpito è stato il fatto che incredibilmente ho fatto un collegamento con un artista dei giorni nostri: Giovanni Maranghi, del quale magari un giorno vi parlerò.

Probabilmente è una cosa mia, ma scoprire oggi che riesco a fare collegamenti, confronti, tra più artisti è per me una vera e propria conquista!

P.s. quando passate davanti ad un'opera osservatela profondamente, scoprirete di sicuro qualcosa che prima vi era sfuggito o addirittura non c'era!