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martedì 8 settembre 2020

Terry Giacomello inventa il dessert "Comedian after Datuna"

 


lunedì 7 settembre 2020

Oggi ho scoperto una cosa curiosissima!
Ok, diciamo che ultimamente ne scopro una al giorno ma questa mi ha fatto sorridere e mi ha intrigato. 


Editor! Ti vedo! Stai già gonfiando le guance, inarcando il sopracciglio destro e picchiettando le dita sulla testa... Uffa, rilassati... Oramai mi conosci. Lo sai che agitarsi prima del dovuto con me non serve a nulla! Goditi la "notizia"! E divertiti un pochino insieme a me!


Vi ricordate, qualche mese fa? Ad Art Basel Miami, Maurizio Cattelan, artista irriverente, che personalmente adoro, perché riesce sempre a stupirmi, ha presentato "Comedian" l'oramai famosa banana appesa al muro con lo scotch. Opera che ovviamente ha scosso non poco gli animi degli addetti ai lavori e soprattutto dei non addetti ai lavori!
Se ricordate l'accaduto e se vi ha fatto sorridere o inalberare, questa notizia è fatta apposta per voi!
Ora sarò più precisa... Editor tieniti forte anzi... siediti, forse è meglio!


L’opera – che se ricordate consiste in una banana attaccata al muro con un pezzo di nastro adesivo grigio (venduta a un collezionista per 120mila dollari) – di recente è stata fonte di ispirazione per Terry Giacomello chef una stella Michelin del Ristorante Inkiostro a Parma.

 

Lo stesso chef dichiara:
“Qualche mese fa, mentre lavoravo all’idea di rendere edibile la buccia della banana, lessi sui giornali la notizia di una doppia performance artistica che mi divertì molto: Maurizio Cattelan, in una delle sue prove artistiche, attacca una banana al muro con il nastro adesivo e chiama l’opera ‘Comedian’. David Datuna, anche lui artista e performer, con un gesto che spiazza tutti, stacca la banana dal muro e dopo averla mangiata, con la buccia in mano, dichiara: ‘è proprio buona' "...Siccome odio gli sprechi, perfezionato il dessert a cui stavo lavorando, per completare il ciclo delle loro performance, ho deciso di chiamarlo rispettosamente: ‘Comedian after Datuna’”




Infatti lo Chef Giacomello ha realizzato il piatto facendo di uno scarto – la buccia di banana, appunto – l’ingrediente principale, rendendola edibile attraverso un preciso procedimento di preparazione.  

“La polpa, trasformata prima in aceto e poi in gel, viene addizionata con polvere e succo di banana per farcire la buccia. Il nastro è riprodotto con la cialda del torrone”


Ok, di tutto il procedimento io, non ho capito un accidente... Però l'idea non è niente male!
Questo Chef, alquanto ingegnoso e spiritoso, si è dato da fare per realizzare un dessert fuori dagli schemi, un dessert artistico nel vero senso della parola. E credo proprio ci sia riuscito, stupendo anche il mondo dell'arte!
Chissà se gli artisti coinvolti decideranno di andarlo ad assaggiare. Io se passassi da quelle parti lo farei, senza pensarci due volte, con tanto di selfie per voi, miei cari lettori!


P.S. A proposito se qualcuno dovesse assaggiarlo, mi fa sapere se è buono?

martedì 31 marzo 2020

Il primo Cattelan non si scorda mai



PREMESSA

Buongiorno a tutti. Questo è il cinquantesimo intervento che faccio. 
Solo tre mesi fa se qualcuno mi avesse detto che avrei aperto un blog, gestito e scritto 50 articoli, lo avrei preso per matto.
Ora sono qui a ringraziarvi. 
La cosa più bella in questo momento, sono i vostri commenti qui e i tanti che mi mandate privatamente. 
Questo vuol dire che qualcosa vi sto trasmettendo e tutto ciò mi rende estremamente felice.
Continuate a seguirmi ed io cercherò di trasmettervi sempre di più la mia passione per l'arte!




marzo 2020

In questi giorni di Coronavirus, ho molto tempo per riflettere e sistemare il mio archivio e le mie idee... E' da un po' di tempo che mi frulla in testa di fare un Blitz... a Torino.
Perché vi domanderete? Ma voi, siete mai stati al Castello di Rivoli?
Nemmeno io! Però vi dico la verità, è una di quelle mete che voglio prima o poi raggiungere.

Perché oltre ad essere uno dei principali Musei d'Arte Contemporanea che abbiamo in Italia, ci sono opere di un artista italiano che mi intriga tantissimo.
Per essere completamente fuori dagli schemi e provocatorio oltre ogni limite.
Il discorso è che mi fa letteralmente impazzire! Chi è? Ma si è lui, Maurizio Cattelan.



Ok, state calmi, lo so che qualcuno avrà da ridere in riferimento alla sua ultima opera:
"Commedian" del 2019, la famosa "Banana appesa al muro", presentata lo scorso dicembre a Miami in occasione di Art Basel Miami (una delle fiere d'arte fra le più importanti al mondo... altro sogno da realizzare).
L'ho scoperto grazie alla Redaelli (confesso che prima, non lo avevo mai preso in considerazione), che in uno dei suoi manuali sull'arte contemporanea lo descrive in maniera straordinaria ed elementare.

Fra i suoi tanti interventi, uno che mi ha davvero sbalordito è la performance "A perfect day" del 1999.
In una famosissima Galleria d'Arte di Milano, ha letteralmente attaccato alla parete, con del nastro adesivo, il proprietario Massimo De Carlo e lo ha lasciato lì per qualche ora fino allo svenimento dello stesso, con conseguente ricovero in ospedale.
Leggendo quelle pagine non credo ai miei occhi. Come può essere considerata arte quella?
Eppure un misto di curiosità e incredulità ha cominciato a fare vibrare qualcosa nella mia testolina, spingendomi a ricercare qualche cosa di più su quest'artista così "fuori dagli schemi".

Ok, sottolineiamo pure il fatto che allora, non sapevo ancora che molti artisti contemporanei sono molto fuori dagli schemi (Jeff Koons, Damien Hirst, Christo solo per citarne alcuni), ma lui è italiano. E proprio per questo acquista ai miei occhi un fascino particolare.

novembre 2018



Un giorno Mr. Gallery è al Castello di Rivoli. Essendo a conoscenza della mia curiosità nei confronti di Cattelan, mi manda le foto di Novecento, 1997.
L’opera consiste in un cavallo imbalsamato appeso al soffitto mediante un’imbragatura. 
Il collo dell’animale è piegato verso terra e le zampe, allungate nel corso del procedimento tassidermico, sono tese verso il suolo. Una allusione a una condizione esistenziale dove il soggetto è privato di qualunque possibilità di azione. 
Inedita versione di «natura morta», l’opera trasmette il senso di una tensione frustrata, un’energia destinata a non trovare sbocco.

Quando apro le foto, ho un tuffo al cuore. Non ci posso credere l'opera di cui ho letto tanto e soprattutto di cui ho guardato la foto su l'intera rete è ora sopra la testa del mio amico...
Per la prima volta lo ammetto, sono "invidiosa".
Però  metto da parte il sentimento e mi faccio rapire dalla descrizione di questo cavallo imbalsamato.

Tanto è il desiderio, che mi sembra di essere lì, anche io, nella stanza del Castello.

fine gennaio 2020



Dopo un anno e mezzo, mi trovo oggi al MAMBo di Bologna.
Mi imbatto in un'opera alquanto singolare: sembrano carte da gioco, un po' più grandi, disposte come a formare una piramide... guardo il nome dell'artista e quando leggo Maurizio Cattelan il mio cuore salta un battito...
Rileggo attentamente il nome e sbalordita affermo: "noooo non ci credo...è  proprio lui...incredibile... la mia prima opera di Cattelan vista dal vero!"
Devo averlo detto ad alta voce perché mi rendo conto che le poche persone presenti mi stanno fissando ...ops divento rossa in viso e mi fiondo a leggere la spiegazione.
Leggendo scopro che è anche una delle sue prime opere, che lo consacreranno nel mondo dell'arte.
L'opera è "Strategie" del 1990. L'artista acquista 500 numeri di Flash Art nota rivista d'arte contemporanea, e ne sostituisce la copertina con una che ricalca il progetto grafico originario, ma che espone a tutta pagina una sua opera. In tal modo si assegna da solo il "frontespizio" di Flash Art e vende gli spazi pubblicitari sui tre rimanenti risvolti. L'opera raffigurata rappresenta un instabile castello di carte composto dalle precedenti copertine della rivista. Una pungente metafora del sistema dell'arte , paragonato ad un castello di carte, con l'ironica titolazione dell'opera che richiama sia il sistema stesso che l'intento dell'artista di riuscire prima o poi ad essere riconosciuto.

L' opera in se non ha nulla di così particolare, ma il solo fatto che appartiene ad uno degli artisti più irriverenti e provocatori mi incuriosisce e mi stupisce, rendendomi stra felice ed emozionata di essere qui.
Ovviamente parte il reportage fotografico d'altra parte il mondo deve sapere che sono qui con "Cattelan "! E Mr. Gallery deve sapere che pure io ho visto dal vivo una sua opera!

P.S. Castello di Rivoli? Arrivo tranquillo!


- LA FRASE DEL GIORNO -

"Chi poco pensa, molto erra" 
Leonardo da Vinci



sabato 28 marzo 2020

L'ARTE NEL CESSO di Francesco Bonami



12 marzo 2020

Questa mattina, dopo aver scritto un post su Picasso (vedi post), fatto in anticipo le pulizie di primavera, fatto fare i compiti a Zoe e preparato il pranzo, mi sono letteralmente lanciata sul divano in posizione "Torneo di Pennichella"...quando è squillato il telefono!

La prima reazione è stata quella di far finta di niente... tanto, che urgenza potrà mai esserci. Siamo tutti rinchiusi in casa!

Poi il buon senso ha prevalso dicendo "forse è importante... non si sa mai".

Decido così di rispondere e vedo (come nei film) che dall'altro capo del telefono c'è Mr. Gallery, il mio Editor.
"Pronto!" dico tutta contenta, "Allora piaciuto il pezzo su Picasso?" e dall'altra parte: "Certo ottimo! Già sistemato e programmato! Ora cosa stai producendo? A cosa stai lavorando?"
Al che, col sorriso più bello che ho, anche se non lo può vedere dico "A dire il vero stavo per mettermi a leggere il libro di Francesco Bonami, "L'arte nel cesso" (ed. Mondadori n.d.a.).
Una piccola bugia bianca, per quieto vivere anche perchè se sapesse che in realtà ero pronta fare, e soprattutto vincere, il torneo di cui vi ho parlato prima...

"Bene" risponde lui "E' un libretto. E' veloce. Mi aspetto uno scritto per questa sera alle 18'00!!! Buon lavoro! E su, su, dai, fai qualcosa!". E riattacca!

Ecco ora mi chiedo, ma Santa polenta! Perché ha prevalso il buon senso ed ho risposto?!?
Vabbeh, visto che comunque in casa bisogna stare, tra uno sbadiglio e l'altro mi metto a leggere sul divano. BIG MISTAKE!


Ok, meglio sedersi a tavola. Con la matita pronta per possibili appunti e... Doppia dose di caffeina! Comincio a leggere e tra fare merendina (il the delle 17'00 è sacro), cercare di studiare i romani con Zoe e altre minuzie, riesco per le 19'00 a finire di leggere il libro. Evvai!

Ora ho la mente fusa ma, come dice sempre il mio Editor, "Batti il ferro fin che è caldo quindi, su che è il momento perfetto!".

E quindi, eccomi qui a scrivere queste righe su questo interessantissimo libro scritto con un linguaggio amichevole, ironico, divertente e colto. Bonami parla dell'arte contemporanea, nata con l'orinatoio  di Duchamp del 1917 e secondo lui, terminata 100 anni dopo con il wc d'oro massiccio, intitolato "America" di Cattelan (tornato da poco agli onori della cronaca in quanto rubato).


Fra le pagine, parla di vari artisti, sostenendoli e a volte criticandoli, senza mai essere offensivo. Sostiene che l'arte contemporanea si è conclusa. E' arrivata ad un punto in cui gli artisti tendono a ripetersi.
Gli artisti, secondo lui, devono trovare un nuovo modo di fare arte.
L'arte contemporanea di solito stupisce, crea scalpore, anche se però a volte scoraggia chi la guarda.  Succede allora che chi va al museo non comprende nulla. Perché? Perché manca un qualcosa che spieghi il significato dell'opera. Una sorta di "Libretto di Istruzioni". Quindi è importante il rapporto tra fruitore, artista e museo, perché l'arte deve suscitare nel bene o nel male, una reazione, una sensazione e indurre chi la guarda a capirne il significato.

L'autore ci fa comprendere più a fondo alcune opere di artisti famosi e insinua in noi il dubbio se "è  una vera opera o è solo meraviglia?".
Critica l'alone elitario dell'arte, perché l'arte deve essere accessibile a tutti e non solo per il significato... In questo senso l'arte dovrebbe aprirsi al mondo intero.
L'arte serve all'essere umano per camminare meglio attraverso i periodi più o meno bui della sua storia.
Senza l'arte la nostra anima sarebbe più povera, più triste.
Ognuno deve trovare l'arte giusta per se!

Questo libro mi ha arricchito ancora di più e sono felice di averlo potuto tenere tra le mani emozionandomi come sempre, ridendo e parlottando tra me e me, facendo magari anche strane facce... ovviamente con immancabile stralunamento di Zoe che oramai guarda sua madre come una "pazza scatenata malata d'arte"!

P.s. A volte fare le cose controvoglia ti fa venire la voglia di farle e rifarle!



- LA FRASE DEL GIORNO -
 "lunga è la vita se è piena"
 SENECA