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sabato 14 novembre 2020

Il "Puppy" ha messo la mascherina... io devo mettere la museruola...

 



Entro in una sala d'attesa asettica, lugubre, di medicina nucleare, già il nome dice tutto. 

Alle pareti aleggia il contorno grigiastro di quadri che un tempo erano appesi proprio lì. Oggi mi aspetta un esame molto importante. Il destino, il fato, la sorte, chiamatela come volete, in questa sala si divertirà moltissimo a giocare con la mia vita e quella di chi è qui con me. 

Si, perchè con me ad aspettare la sorte, oggi  ci sono altre 3 signore. Forse non tutte hanno un grattacapo come il mio, ma dalla sofferenza e dalla paura che leggo nei loro occhi sono qui per scoprire qualcosa.

Qualcosa che potrebbe cambiare la loro vita, proprio come è successo a me... per sempre.

Saluto con un buongiorno incerto, tremolante e di risposta ho saluti sommessi. Mi siedo mantenendo le adeguate distanze e mi metto in attesa. Osservo dapprima le donne che sono lì, poi per non essere invadente ritraggo il mio sguardo e comincio a concentrarmi su di me. 

Ho una fottutissima paura.

Sono terrorizzata da ciò che mi aspetta. 

Decido di fare la mia "visualizzazione", quella su cui mi sono allenata in questi giorni. E' una sorta di meditazione..." visualizza ciò che ti fa stare bene e ne trarrai beneficio..." Deve funzionare perché mi porta in un luogo a me sacro, sicuro, soffice e coccoloso al punto giusto. Mi sento protetta.

Ad un certo punto entra un'altra donna accompagnata dal figlio, quasi sicuramente trentenne. Mi chiedo perché lui sia qui, visto che gli accompagnatori sono obbligati, in questi giorni di Covid, a restare fuori. Poi capisco che lei non parla la nostra lingua e lui sarà il suo tramite.

Osservo la coppia e osservo lui. Si lui, perché sta indossando la sua mascherina a metà. Il naso è completamente scoperto e mentre è lì che smanetta col telefono ... starnutisce pure.

Ok, ho aspettato anche troppo. Attiro la sua attenzione. Gentilmente e con calma, ma ferma, chiedo se può mettersi bene la mascherina. Mi guarda stralunato e dicendomi qualcosa in un dialetto a me incomprensibile se la ficca sopra il naso quasi scocciato, guardandomi anche male... Io lo ringrazio.

La donna che ho difronte mi guarda. Ci guardiamo dritte negli occhi, per qualche secondo e vedo una scintilla di approvazione.

Ora, fino ad oggi non mi sono mai sbilanciata, ma gli avvenimenti di questi giorni mi hanno fatto riflettere molto. 

In questo periodo purtroppo, vista la mia condizione ho limitato al massimo i miei spostamenti, le mie uscite. Si, si come tutti del resto. Ma chi si trova nella mia situazione lo fa con più attenzione, perché sa benissimo che sta scherzando con il fuoco.

Mi capita raramente di uscire a prendere una boccata d'aria facendo qualche passeggiata nei bellissimi sentieri che si snodano proprio qui, dove vivo io, offrendomi la possibilità di evitare il paese e la massa di gente che, nonostante le raccomandazioni e le restrizioni, non rinuncia a radunarsi.

Nonostante il mio intento di evitare tutto e tutti, incontro comunque sempre un sacco di persone che hanno avuto la mia stessa idea, e non li biasimo. Chi non vorrebbe prendere una boccata d'aria con delle giornate di sole così splendide, quando tra un po' ci chiuderanno obbligatoriamente tutti in casa?

Quando poi, queste persone sono coscienziose e rispettose del prossimo indossando a dovere la mascherina, hanno tutte la mia ammirazione nonché approvazione. Perché si stanno impegnando e sforzando, come me a combattere la diffusione di questo dannatissimo virus.

Ci sono purtroppo però, sempre le eccezioni.

I più rispettosi nell'usare nel modo giusto la mascherina sono sicuramente i bambini. Zoe ad esempio, e le sue amiche, hanno un atteggiamento ineccepibile. E lo fanno sì, con fatica e a volte lamentandosi, ma mai abbassano la guardia. Tanto di cappello.

Se invece guardiamo agli adulti, ecco qui si crea una crepa... Un gap. Fortunatamente la maggior parte collabora nel modo giusto. Si, collabora, perché il venir fuori da questa pandemia implica inesorabilmente il collaborare.

Ma che mi dite di chi cammina in mezzo alla gente con la mascherina abbassata infischiandosene perché è all'aria aperta e quindi convinto che, se mai dovesse essere asintomatico, non attaccherà mai nessuno?

Nel corso della mia passeggiata di sabato pomeriggio, ho incontrato tre persone più o meno della mia età. Gente, a guardarla  bene, composta, a modo... ma irrispettosa nei miei confronti. Si perché oltre a non indossare la protezione, al mio "Scusi, potrebbe mettersi la mascherina per favore?", ha tirato dritto senza rispondermi e senza fare nulla.

Ora mi rivolgo a chi come queste signore, si ahimé erano donne, se ne frega degli altri. 

Io e quelli come me per colpa vostra rischiamo la pelle ogni giorno. Se voi vi trovaste nella mia condizione, e non ve lo auguro, la pensereste come me. Se dovessi contrarre il virus ho meno possibilità di salvarmi di voi. 

Se un giorno vi trovaste in uno di quei letti d'ospedale pensate che chi vi sta aiutando a salvarvi la vita, rischiando la sua, indossa quella cavolo di mascherina per tantissime ore al giorno e lo fa per voi, per salvarvi e senza tanto lamentarsi perché cercare di salvare una vita umana ha un valore impagabile. E voi ? Ve ne siete fregati. Ve ne state sbattendo. Vergognatevi!


Ora giusto per alleggerire la situazione, voglio raccontarvi di come un'opera d'arte, per me stupenda, di Jeff Koons stia contribuendo a modo suo, a sensibilizzare la popolazione mondiale all'uso corretto della mascherina.

Nell’era della pandemia, il compito di veicolare messaggi, può essere affidato anche alle opere pop della nostra contemporaneità. 

È il caso di Puppy, l’enorme scultura realizzata dall’artista americano Jeff Koons (vi ricordate? Ho parlato anche di lui... se vuoi rinfrescarti la memoria, clicca QUI) che dal 1997 troneggia davanti al Guggenheim di Bilbao. L’opera alta 12,4 metri, che raffigura un cagnolino di razza West Highland Terrier, sfoggia ora una nuovissima mascherina realizzata con dei fiori come segno di buon auspicio, ma anche per ricordare alla collettività l’importanza dei piccoli e quotidiani gesti di prevenzione – come proteggere naso e bocca fuori dalle mura di casa – nella lotta contro la pandemia mondiale di Covid-19.

Pensate che l'idea di mettere la mascherina a Puppy è stata di un abitante di Bilbao che ha scritto all'artista proponendo la sua idea!

Il nuovo accessorio è stato “disegnato” su Puppy in occasione del consueto cambio di fiori che avviene ogni primavera (dove viene adornato da begonie, balsamine, calendule e petunie di colore diverso) e ogni autunno, quando il suo manto si ricopre di fiori adatti a resistere alla stagione più fredda. La “mascherina” si farà più visibile nelle prossime settimane, quando i fiori da poco inseriti inizieranno a sbocciare.


 

Ecco, questo è quanto.

 Mi auguro che questo post possa contribuire a sensibilizzare la gente sulla grande responsabilità che ha nei confronti di sé stessi e degli altri.

https://video.virgilio.it/guarda-video/al-guggenheim-di-bilbao-il-puppy-di-jeff-koons-ha-la-mascherina_bc6206408250001 


giovedì 10 settembre 2020

La tela del ragno... e che ragno!

 
 Quando ho scritto questo post eravamo ancora in piena emergenza Covid. Non si poteva uscire di casa ed io ancora non avevo incominciato a frequentare l'Hotel a "5 stelle cadenti"

 
5 maggio 2020

L'altra sera Zoe, mia figlia, mi dice: "Sai mamma, stasera fanno un film che dal treiller mandato in tv dovrebbe essere bellissimo, si intitola: "La tela di Carlotta".
Tra me e me penso: "Wow, finalmente un film dedicato all'arte. Un film per bambini, per ragazzini, ma dedicato all'arte! Fantastico!

La cosa mi entusiasma da matti. Non vedo l'ora di posizionarmi davanti allo schermo. Certo che questi pensieri fatti dalla sottoscritta, mah... ok, stanno a significare che di questi mesi di "clausura" non se ne può proprio più e pur di far qualcosa di nuovo, si guarda anche quello che va in onda sul piccolo schermo.

Visto che il film è su un canale per bambini, comincia pure prestino, alle 20. 
Cavoli! E' un venerdì sera di quarantena, cos'hanno paura, che qualcuno vada a letto tardi...? 
Ok, mi adeguo. 
E in un momento di pazzia esclamo: "Zoe, sai che facciamo questa sera? Visto che guarderemo insieme un film sull'arte, e questo è  un evento che capita raramente,  festeggiamo facendo un bel pic-nic davanti alla tv!! (a queste parole, a mia madre sarebbero diventati i capelli completamente bianchi, visto che lei è una sostenitrice incallita, insieme a mio padre, delle buone maniere e delle buone abitudini ed una cosa del genere è inaudita!).
Via. Preparo tutto a puntino: coperta, cuscini, tovaglia, piatti e leccornie varie, giusto per rendere la serata indimenticabile. Una di quelle serate tra madre e figlia che tra qualche anno ricorderemo facendoci quattro grasse risate, dicendo: "Ti ricordi quella volta che...?".
La cena è pronta. 
Per l'occasione piadine super farcite con: mortadella, salame, mozzarella, insalatina e gorgonzola... e una montagna di popcorn!
Si, Editor. 
Hai sentito bene! Lo so che tu da "super Chef", stai già criticando il mio modo di "far da mangiare" ma stasera, al bando le buone maniere e la cucina a 5 stelle (se mai in queste quattro mura ce ne fosse stata una...), si aprano le danze alla serata dove si possono trangugiare solo ed esclusivamente "schifezze"! Evvai!!!

Ecco, ecco, ci siamo il film ha inizio... La protagonista è una bambina di circa 10 anni che vive in una fattoria con la sua famiglia. Per salvare l'undicesimo maialino di una cucciolata troppo numerosa, decide di prendersene cura. Che tenera! Il film va avanti fra mille peripezie e dopo 20 minuti di pellicola, di Carlotta, della tela e dell'arte neanche l'ombra... Mah... Mi ero già immaginata la storia di un'artista di nome Carlotta, che approdata per sbaglio in una fattoria dispersa nella campagna americana, elargisce le sue conoscenze alla piccola.
Poi ad un tratto, mentre sto per mangiare l'ultimo pezzo della mia "superbuonissima piadina", checché se ne dica, l'arcano mistero, viene svelato!!! 
 
Mi blocco rischiando di mordermi anche la lingua. I miei occhi non credono a ciò che vedono. E dalla mia bocca esce un urlo: "CHE SCHIFOOOO! Un ragno!!!"
Zoe mi guarda basita, ed esclama: "Ma mamma!?! Ma scusa, che cosa ti spaventi a fare? Non hai capito che è proprio il ragno Carlotta la protagonista del film con la sua bella tela?"
"Vorresti dire che la tela e l'arte non c'entrano niente con questa storia?" e lei con uno sguardo fra l'interlocutorio e la preoccupazione per lo stato di salute mentale di sua mamma...: "E chi mai ha parlato di arte?"
Alché, per cercare di salvare quel briciolo di immagine che mi è rimasta...: "Ma io, avevo supposto che tela stesse per arte e..."
Ma Zoe non ci casca e quasi rassegnata: "Beh mamma, mi dispiace per te, ma avevi supposto male!"

La cosa non sarebbe tanto grave se non facessero vedere ogni 5 minuti questo ragnaccio! 
Ora non so se lo avete capito, ma io ho una "piccola" repulsione per i ragni. Lo so Editor, che si chiama ARACNOFOBIA. Lo so!
 
Da quella sera, Zoe, non fa altro che prendermi in giro. Ed ogni momento è buono per farmi prendere un bello spavento, attaccandosi alle mie spalle e dicendo: "Sono il ragno Carlottaaaaa!!!" Ridendo ovviamente, a crepapelle.

Sono passati alcuni giorni e oggi pomeriggio, aprendo Istagram, faccio un salto perché mi compare in primo piano un'opera gigantesca, presente al Guggenheim di Bilbao. Titolo? "Maman". Un "ragno scultura" alto ben 10 metri di Louise Bourgeois.
 
 

Ok, questo lo leggo come un segno... Devo assolutamente scriverci un pezzo. 
Nel mentre mi chiama al telefono Mr. Gallery che vuole sapere a che punto sono con la produzione. E così gli racconto per filo e per segno tutto quello che è successo. Da lui vengo a sapere che la signora Louise, sono in confidenza... sapete... è una delle scultrici più importanti del panorama internazionale del XX secolo. Certo chi non la conosce se non tu, mio caro Editor!

Ok, decido di fare le mie ricerche. Ammetto con non poche difficoltà visto che il "ragno gigante" mi perseguita in tutti i documenti che apro... e guardate un po' cosa scopro?
Nata in Francia nel 1911, studiò all'accademia delle belle arti di Parigi e già nel 1938 si trasferì a New York, dove inizialmente si dedicò alla pittura surrealista e poi, dagli anni 60 si concentrò sulla scultura in metallo.
La sua fama arrivò con la partecipazione a Documenta nel '92 (una delle più importanti mostre d'arte che si svolge a Kassel in Germania...) e alla Biennale di Venezia nel '94.

L'artista si occupa in maniera approfondita di temi come la sessualità, la famiglia e la solitudine. Rappresenta nelle sue installazioni immagini trasfigurate del membro maschile e celebra il concetto di maternità, con enormi sculture a forma di ragno. Si tratta di opere di carattere onirico, spesso ripetute per essere poi installate in diverse città, dell'altezza di una decina di metri.

Ha esposto le sue opere in tutto il mondo: dalla Tate Modern di Londra, al Centre Pompidou, dalla Mory Tower di Tokio alla retrospettiva a Venezia curata da Germano Celant.
 
Di recente alla Fondazione Prada di Milano si è svolta una importante retrospettiva dove era possibile ammirare le sue sculture fatte di abiti, che richiamavano l'idea di una memoria personale di cui liberarsi, tema assai caro all'artista. È scomparsa all'età di ben 98 anni.
 
Ma veniamo al nostro "ragnetto".
Con fatica navigo in rete per cercare sue notizie.
Cerco di non guardare le immagini, tanto sembrano vere e raccapriccianti per la loro veridicità. 
 
 
"Maman" è una scultura in bronzo, acciaio inossidabile e marmo ed è tra le più grandi al mondo: misura oltre 30 piedi di altezza e oltre 33 di larghezza (927 x 891 x 1024 cm).  
Include una sacca contenente 32 uova di marmo e il suo addome e il torace sono realizzati in bronzo a costine.
L' ultima notizia della sacca con le uova mi fa veramente rivoltare lo stomaco. Ma nonostante tutto, devo assolutamente vederla. Prendo tutto il coraggio che ho e faccio come i bambini piccoli quando hanno paura di qualcosa: mi copro gli occhi con le mani e mi concedo solo qualche per una sbirciatina. 
Zoe in tutto questo mi sta osservando e tra le smorfie che sente e le facce che faccio, mi guarda con aria molto strana... chissà cosa sta pensando... anzi, meglio non saperlo!

Ciò che mi interessa in questo momento è sapere il significato. E voglio scoprirlo, costi quel che costi!
La figura e il nome stesso "maman" appunto alludono alla forza della madre borghese, con metafore di filatura, tessitura, nutrimento e protezione. Sua madre, Josephine, era una donna che riparava arazzi nel laboratorio di restauro tessile di suo padre a Parigi. Quando Bourgeois aveva ventun anni, perse sua madre a causa di una malattia sconosciuta. Ecco cosa scrive la stessa artista:
"Il ragno è un inno a mia madre. Lei era la mia migliore amica. Come un ragno, mia madre era una tessitrice. La mia famiglia era impegnata nel restauro di arazzi e mia madre era responsabile del laboratorio. Come i ragni, mia madre era molto intelligente. I ragni sono presenze amichevoli che mangiano le zanzare. Sappiamo che le zanzare diffondono malattie e sono quindi indesiderate. Quindi, i ragni sono utili e protettivi, proprio come mia madre."
 
Ok, resto di stucco.
Ero talmente impaurita, o meglio terrorizzata dalla figura che ha scelto di rappresentare, che mi sono bloccata. Lasciata coinvolgere in senso negativo solo dall'aspetto estetico. Ora non riuscendo comunque a godere l'opera proprio da vicino, posso apprezzarne il significato profondo e... mi piace! Il significato intendiamoci!

Comunque, se mai mi dovesse capitare l'occasione di imbattermi in una delle sue opere, mi riprometto di farmi coraggio e vincere la mia paura andandoci... sotto... Si, questa è una sfida... e voglio vincerla!

Guardate che non è una cosa da poco! 

P.S. E voi avreste il coraggio di vedere da vicino un'opera della Bourgeois?