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sabato 14 novembre 2020

Il "Puppy" ha messo la mascherina... io devo mettere la museruola...

 



Entro in una sala d'attesa asettica, lugubre, di medicina nucleare, già il nome dice tutto. 

Alle pareti aleggia il contorno grigiastro di quadri che un tempo erano appesi proprio lì. Oggi mi aspetta un esame molto importante. Il destino, il fato, la sorte, chiamatela come volete, in questa sala si divertirà moltissimo a giocare con la mia vita e quella di chi è qui con me. 

Si, perchè con me ad aspettare la sorte, oggi  ci sono altre 3 signore. Forse non tutte hanno un grattacapo come il mio, ma dalla sofferenza e dalla paura che leggo nei loro occhi sono qui per scoprire qualcosa.

Qualcosa che potrebbe cambiare la loro vita, proprio come è successo a me... per sempre.

Saluto con un buongiorno incerto, tremolante e di risposta ho saluti sommessi. Mi siedo mantenendo le adeguate distanze e mi metto in attesa. Osservo dapprima le donne che sono lì, poi per non essere invadente ritraggo il mio sguardo e comincio a concentrarmi su di me. 

Ho una fottutissima paura.

Sono terrorizzata da ciò che mi aspetta. 

Decido di fare la mia "visualizzazione", quella su cui mi sono allenata in questi giorni. E' una sorta di meditazione..." visualizza ciò che ti fa stare bene e ne trarrai beneficio..." Deve funzionare perché mi porta in un luogo a me sacro, sicuro, soffice e coccoloso al punto giusto. Mi sento protetta.

Ad un certo punto entra un'altra donna accompagnata dal figlio, quasi sicuramente trentenne. Mi chiedo perché lui sia qui, visto che gli accompagnatori sono obbligati, in questi giorni di Covid, a restare fuori. Poi capisco che lei non parla la nostra lingua e lui sarà il suo tramite.

Osservo la coppia e osservo lui. Si lui, perché sta indossando la sua mascherina a metà. Il naso è completamente scoperto e mentre è lì che smanetta col telefono ... starnutisce pure.

Ok, ho aspettato anche troppo. Attiro la sua attenzione. Gentilmente e con calma, ma ferma, chiedo se può mettersi bene la mascherina. Mi guarda stralunato e dicendomi qualcosa in un dialetto a me incomprensibile se la ficca sopra il naso quasi scocciato, guardandomi anche male... Io lo ringrazio.

La donna che ho difronte mi guarda. Ci guardiamo dritte negli occhi, per qualche secondo e vedo una scintilla di approvazione.

Ora, fino ad oggi non mi sono mai sbilanciata, ma gli avvenimenti di questi giorni mi hanno fatto riflettere molto. 

In questo periodo purtroppo, vista la mia condizione ho limitato al massimo i miei spostamenti, le mie uscite. Si, si come tutti del resto. Ma chi si trova nella mia situazione lo fa con più attenzione, perché sa benissimo che sta scherzando con il fuoco.

Mi capita raramente di uscire a prendere una boccata d'aria facendo qualche passeggiata nei bellissimi sentieri che si snodano proprio qui, dove vivo io, offrendomi la possibilità di evitare il paese e la massa di gente che, nonostante le raccomandazioni e le restrizioni, non rinuncia a radunarsi.

Nonostante il mio intento di evitare tutto e tutti, incontro comunque sempre un sacco di persone che hanno avuto la mia stessa idea, e non li biasimo. Chi non vorrebbe prendere una boccata d'aria con delle giornate di sole così splendide, quando tra un po' ci chiuderanno obbligatoriamente tutti in casa?

Quando poi, queste persone sono coscienziose e rispettose del prossimo indossando a dovere la mascherina, hanno tutte la mia ammirazione nonché approvazione. Perché si stanno impegnando e sforzando, come me a combattere la diffusione di questo dannatissimo virus.

Ci sono purtroppo però, sempre le eccezioni.

I più rispettosi nell'usare nel modo giusto la mascherina sono sicuramente i bambini. Zoe ad esempio, e le sue amiche, hanno un atteggiamento ineccepibile. E lo fanno sì, con fatica e a volte lamentandosi, ma mai abbassano la guardia. Tanto di cappello.

Se invece guardiamo agli adulti, ecco qui si crea una crepa... Un gap. Fortunatamente la maggior parte collabora nel modo giusto. Si, collabora, perché il venir fuori da questa pandemia implica inesorabilmente il collaborare.

Ma che mi dite di chi cammina in mezzo alla gente con la mascherina abbassata infischiandosene perché è all'aria aperta e quindi convinto che, se mai dovesse essere asintomatico, non attaccherà mai nessuno?

Nel corso della mia passeggiata di sabato pomeriggio, ho incontrato tre persone più o meno della mia età. Gente, a guardarla  bene, composta, a modo... ma irrispettosa nei miei confronti. Si perché oltre a non indossare la protezione, al mio "Scusi, potrebbe mettersi la mascherina per favore?", ha tirato dritto senza rispondermi e senza fare nulla.

Ora mi rivolgo a chi come queste signore, si ahimé erano donne, se ne frega degli altri. 

Io e quelli come me per colpa vostra rischiamo la pelle ogni giorno. Se voi vi trovaste nella mia condizione, e non ve lo auguro, la pensereste come me. Se dovessi contrarre il virus ho meno possibilità di salvarmi di voi. 

Se un giorno vi trovaste in uno di quei letti d'ospedale pensate che chi vi sta aiutando a salvarvi la vita, rischiando la sua, indossa quella cavolo di mascherina per tantissime ore al giorno e lo fa per voi, per salvarvi e senza tanto lamentarsi perché cercare di salvare una vita umana ha un valore impagabile. E voi ? Ve ne siete fregati. Ve ne state sbattendo. Vergognatevi!


Ora giusto per alleggerire la situazione, voglio raccontarvi di come un'opera d'arte, per me stupenda, di Jeff Koons stia contribuendo a modo suo, a sensibilizzare la popolazione mondiale all'uso corretto della mascherina.

Nell’era della pandemia, il compito di veicolare messaggi, può essere affidato anche alle opere pop della nostra contemporaneità. 

È il caso di Puppy, l’enorme scultura realizzata dall’artista americano Jeff Koons (vi ricordate? Ho parlato anche di lui... se vuoi rinfrescarti la memoria, clicca QUI) che dal 1997 troneggia davanti al Guggenheim di Bilbao. L’opera alta 12,4 metri, che raffigura un cagnolino di razza West Highland Terrier, sfoggia ora una nuovissima mascherina realizzata con dei fiori come segno di buon auspicio, ma anche per ricordare alla collettività l’importanza dei piccoli e quotidiani gesti di prevenzione – come proteggere naso e bocca fuori dalle mura di casa – nella lotta contro la pandemia mondiale di Covid-19.

Pensate che l'idea di mettere la mascherina a Puppy è stata di un abitante di Bilbao che ha scritto all'artista proponendo la sua idea!

Il nuovo accessorio è stato “disegnato” su Puppy in occasione del consueto cambio di fiori che avviene ogni primavera (dove viene adornato da begonie, balsamine, calendule e petunie di colore diverso) e ogni autunno, quando il suo manto si ricopre di fiori adatti a resistere alla stagione più fredda. La “mascherina” si farà più visibile nelle prossime settimane, quando i fiori da poco inseriti inizieranno a sbocciare.


 

Ecco, questo è quanto.

 Mi auguro che questo post possa contribuire a sensibilizzare la gente sulla grande responsabilità che ha nei confronti di sé stessi e degli altri.

https://video.virgilio.it/guarda-video/al-guggenheim-di-bilbao-il-puppy-di-jeff-koons-ha-la-mascherina_bc6206408250001 


venerdì 10 aprile 2020

LEGO pro ARTE!



marzo 2020

Oggi ho scoperto che mia figlia in qualcosa mi assomiglia!
Ok, tutti dicono che se si perdesse me la riporterebbero subito perché il suo viso è uguale al mio... che siamo due gocce d'acqua... ma non è questo il punto.
Qualche giorno fa riordinando la sua camera (vedi il post "Come ho scoperto IL CAVALIERE AZZURRO... per il Principe c'è tempo") abbiamo trovato una piccola confezione di Lego, regalatale al suo compleanno 4/5 mesi fa, ancora ben chiusa e sigillata.
Io l'ho guardata stupita, ma prima che proferissi parola, mi ha stoppato dicendo: "la aprirò al momento giusto!" ( tale madre tale figlia! vedi post "L'ARTE CONTEMPORANEA SPIEGATA A MIA NONNA" di Alice Zannoni).

Ora mi siedo davanti alla montagna di libri d'arte che mi aspettano per essere sfogliati, al pc e al mio telefono... sto cercando informazioni più dettagliate su un artista di cui mi piacerebbe parlarvi, ma la mia attenzione viene catturata da un cuore fatto di Lego.
Lo prendo in mano, lo giro e lo rigiro, e mentre cerco di capirci qualche cosa, Zoe corre, me lo strappa letteralmente dalle mani e mi spiega come si apre (come io spiegherei ad un bambino di tre anni qualsiasi cosa...), facendomi vedere che al suo interno c'è un palloncino a forma di cagnolino, avete presente quelli  delle festicciole di compleanno... ecco lui e... STOP!!!!
Illuminazione o meglio, ispirazione!


Vi confido un segreto: quando mi alzo al mattino non ho ben chiaro di cosa andrò a scrivere quel giorno. Può essere che abbia un'idea come no... ma sono fiduciosa perché so che entro la giornata qualche idea arriverà (mi è successo di scrivere a qualsiasi ora anche a notte fonda...).
Comunque qualcuno di voi ha sentito ancora parlare di Jeff Koons no? Beh, tranquilli in questo vi può aiutare oggi, il mio blog!

Il signor Koons  è un artista che ha fatto del kitsch un valore (anche monetario) e del quotidiano, delle cose di tutti i giorni, un'opera d'arte.
Prima di lui c'era stato Andy Warhol, che percorse con mezzi differenti la stessa strada, ma questa è un'altra storia.

La prima volta che ho visto una sua opera, sono rimasta inorridita, sbalordita.
Ero a Ca' Pesaro, a Venezia, e stavo ammirando la collezione di Ileana Sonneband, una delle mie figure preferite nel mondo dell'arte (ex moglie di Leo Castelli anche a costo di sembrare noiosa... vedi il post Leo Castelli il Mostro!), quando mi sono imbattuta nella sua opera Wild Boy and Puppy.

Subito non mi ci sono nemmeno soffermata perché non era esteticamente bella, o meglio non mi attraeva, e mi faceva venire alla mente quelle statuine di porcellana parecchio kitsch che vincevo e immancabilmente scambiavo con una paletta per le mosche alle pesche di beneficenza del paese!
Orribili!

È una scultura in porcellana che rappresenta un cane giallo, ripreso da un cartone animato, un "ragazzo selvaggio" con i capelli rossi a punta e un calabrone in un cestino.

Pensate che un'esemplare di questa scultura è stato venduto nel novembre 2004 per 1,5 milioni di dollari! A fronte di una stima già considerata elevata di "soli" 400000 dollari.
Ora torniamo al palloncino a forma di cagnolino...  e a come i Lego possono riprendere, ispirarsi e "iniziare" i piccoli teppistelli al mondo dell'Arte.


Dovete sapere che Koons ha realizzato nel 1994 "Balloon dog" un'opera monumentale (misura 307x363x114) realizzata in acciaio e colorata con una vernice lucida e specchiante, esistono 5 versioni arancio, giallo, blu, magenta e rosso.
Quello che fa l'artista è prendere un soggetto, a volte banale banale come può essere questo giocattolo infantile, basta che sia facile da riconoscere, e lo riproduce nella versione più ammiccante possibile, con fiocchi, carte luccicanti ecc.
L'intenzione è quella di ricreare anche per i più grandi l'incanto meraviglioso che i giocattoli suscitano nei bambini.
Qui non bisogna andare oltre, non c'è un significato profondo da ricercare, qui ci si ferma alla superficie, niente messaggi subliminali (come del resto fa la stragrande maggioranza della società in cui viviamo... quindi per me, alla fine c'è anche qui un significato...).
E se vi dicessi che uno di questi "Balloon dog " è  stato battuto all'asta da Christie's a NY nel 2013 per ben 58,4 milioni di dollari?

Eh si, possiamo dire che Koons è il più quotato artista vivente e la cosa che sorprende ancora di più, come dice la Redaelli: "possiamo blaterare per ore sul fatto che -cavolo- non lo ha neanche costruito lui... e probabilmente non lo ha nemmeno disegnato, avrà semplicemente mandato un SMS a uno  dei ragazzi che lavorano nel suo studio e gli avrà  scritto "5 cani-palloncino, colori 
 base, altezza 3 metri e mezzo e... per pranzo un cheeseburger!"

Detto questo una cosa è certa, che quando ci troviamo davanti ad uno di questi "esseri", ci piace perché crea in noi una sensazione di ottimismo e godimento e se non fosse vietato avremmo allungato anche le mani per toccare quella superficie così liscia e specchiante e che riflette pure il nostro sorriso.
Si perché alla fine questi cagnolini specchianti riflettono l'immagine della realtà, ci parlano di noi "perché la magia dell'arte non avviene dentro l'oggetto , ma dentro chi la guarda".

Oggi quando vedo una riproduzione in miniatura (e mi è capitato sia a Bergamo, in fiera, che a Venezia in una galleria) di quest'opera mi emoziono, mi diverto e sì mi sbalordisco a pensare a quanto potrà mai costare visto che è così piccolina!

P.S. Ora quando accompagnerete i vostri pargoli ad un compleanno ed un animatore, vestito da pagliaccio, vi regalerà un palloncino-cagnolino vi ricorderete di questo artista stravagante.

P.S. Ma voi, dalla pesca di beneficenza del paesello cosa portavate a casa? sono curiosa...

- FRASE DEL GIORNO -

"il desiderio è metà della vita, l'indifferenza è metà della morte" 
 

Khalil GIBRAN


domenica 5 aprile 2020

Andy, per pranzo, va bene la Zuppa?


marzo 2020

È ora di pranzo e non so voi, ma da quando sono barricata in casa, pensare a cosa fare da mangiare utilizzando quei pochi ingredienti che sono rimasti nel frigo e nella dispensa, è diventata un'impresa non da poco...
Dunque, il fatto è che io, già prima della pandemia, facevo da mangiare solo la sera (visto che di giorno ero al lavoro e Zoe a scuola).
In più, spesso, quando mia mamma mi telefonava e mi invitava a cena o mi proponeva qualcosa da mangiare, avevo imparato ad accettare sempre, visto che la sua è vera cucina!

Pensate che c'è chi sostiene che la mia, sia pura cucina di sopravvivenza e non cucina vera e propria... bha!

Comunque, in questo periodo di ristrettezze, non avendo ancora imparato, a 40 anni suonati, a fare la spesa, ed ora poterci andare una volta sola a settimana, ahimé, i piatti che produco proprio non prendono forma... o meglio la forma del piatto, quella non cambia... è ciò che ci va dentro che... insomma, l'ispirazione e la creatività culinaria proprio non mi appartengono!

Quindi spesso mi ritrovo a cucinare sempre le stessa cose o meglio, i primi giorni, subito dopo la spesa, faccio quasi dei manicaretti poi, tutto diventa più piatto, monotono.
Ok, ok, scusate ma la divagazione è sempre in agguato...

 
Dicevo è ora di pranzo... Mi ha appena telefonato mio fratello dicendomi che su Rai 3 stanno parlando di un artista... accendo di corsa la tv e Zoe appena vede sullo schermo l'immagine di Marilyn esclama: "Guarda mamma, quello che abbiamo visto a Venezia!!!"
Resto di stucco. Questa bimba che sembra impassibile, indifferente, distante quando le parlo di arte o la porto in giro a mostre (dovreste contare i suoi sbadigli e vedere i suoi sbuffi!) in realtà mi sta fregando... nel senso che si ricorda tutto!!!

E dire che la mostra a Palazzo Franchetti a Venezia (vedi il post Di Zoe, Banksy, Rothko e altre storie veneziane Cap.2), lei l'ha fatta in 15 minuti, io più di un'ora!


L'artista in questione, avrete capito, è Andy Warhol.
Il secondo artista più comprato e venduto al mondo dopo Picasso.
Nasce a nel 1928 a Pittsburgh, Pennsylvania, è un bambino introverso e timido che scoprì ben presto la passione per le immagini.
Si laurea in arte pubblicitaria, si trasferisce a NY e comincia a lavorare nel campo per importanti riviste come Vogue e Glamour.
Qui nascono i primi lavori pittorici che solo tempo dopo diventeranno "classificati" come Pop Art.
La Pop Art è un movimento artistico nato nel Regno Unito alla fine degli anni 50. 
Ma è all'inizio degli anni 60 e solo dopo essere approdato negli Stati Uniti che diventerà il fenomeno mondiale che tutti conosciamo. 
Questo movimento è espressione della società e dell'immaginario collettivo, ed è un'arte rivolta alla massa e non al singolo individuo. 
Gli artisti si ispirano ad oggetti della realtà quotidiana, per esempio televisione, frigorifero, poster, lavatrice, automobile, lattine o riviste di giornale e li raffigurano nelle opere allontanandoli dal loro ambiente naturale e isolandoli. Le opere di questo movimento non sono altro che prodotti commerciali.

Nel 1962 Andy dipinse 32 quadri rappresentanti lattine di Zuppa Campbell, raccolti in una mostra organizzata da Irving Blum, direttore di una famosa galleria di Los Angeles, dove incontra per la prima volta il grande successo.
Le opere erano collocate su scaffali bianchi che correvano lungo tutto il perimetro della galleria imitando la disposizione di un negozio di alimentari.
Nel 1995 Blum vendette la serie al Museum of Modern Art per 14 milioni e mezzo di dollari!
Andy, scusate la confidenza ma oramai lo sento mio amico, sosteneva che "il cibo in scatola costituiva un degno soggetto artistico per una generazione ossessionata dal business".

Dalla pittura passa alla serigrafia, tecnica che gli permette di replicare all'infinito le immagini che sceglie. Sempre nello stesso anno comincia a realizzare serigrafie di personaggi famosi: Marilyn Monroe, (la Orange Marilyn fu venduta da Sotheby's nel '98 a 17,3 milioni di dollari), Elizabeth Taylor, Elvis, Jackie Kennedy.

E qui amici, posso dire orgogliosamente che nella mia scorribanda a Berlino, all'Hamburgher Banhof Museum (ed anche qui, vi invito a rivedere il post scritto in occasione di questa esperienza... dove? ma come dove... cliccando qui no?) ho visto la serigrafia del doppio Elvis dal vero!
È stato decisamente un incontro emozionante e ho immaginato per un attimo di come deve esser stato frequentare la sua famosissima Factory.

Nella produzione "seriale" delle sue serigrafie, le immagini avevano diverse grandezze e diverse combinazioni di colori, ogni riquadro veniva modificato con pennellate o schiarito, o scurito, in modo da ottenere sequenze di immagini sempre leggermente diverse tra loro.
Quando queste immagini cominciarono a portarlo alla notorietà. Allora Warhol, cominciò ad affrontare temi più difficili, rappresentando tragedie realmente avvenute (dagli incidenti stradali alle pene capitali eseguite attraverso le sedie elettriche).

Dopo il successo Warhol realizza stampe che hanno come soggetti beni di consumo come la Coca Cola o il detersivo Brillo!

E qui scusatemi, ma vi devo confessare una cosa importante, almeno per me.
Qualche mese fa ho ricevuto la foto di "Brillo" direttamente dal museo di Lisbona (giuro che prima o poi vi parlerò anche di questo!) e vedere queste sue opere è stato emozionante perché le serigrafie della Marilyn o di altre "icone" si trovano più spesso, questa no!

Sentite un po' cosa dice a proposito della Coca Cola, lo stesso Warhol: "Mentre guardi alla tv la pubblicità della Coca-Cola sai che anche il Presidente beve Coca-Cola, Liz Taylor beve Coca-Cola e anche tu puoi berla!".

Warhol è diventato un mito della cultura di massa, re dell'arte commerciale, un personaggio mediatico celebre come una star.
Il suo studio, la Factory, è il luogo più glamour di New York frequentato da artisti, intellettuali, rockstar, attori e dal jet set internazionale.
Se fa un ritratto lo vende a 25 mila dollari.
E' figo, riesce a dare un taglio cool al soggetto ritratto e lo firma quando il cliente lo va a prendere (e soprattutto lo paga!).

Le sue opere finiscono in prestigiosi musei e nelle collezioni più importanti.
Fonda una rivista ed è padre "putativo" a livello artistico di Basquiat e Keith Haring ma anche, per la scena musicale dei tempi, del celebre rockman Lou Reed. Negli anni '80, contribuisce al successo della discoteca Studio 54 e la nascita della disco music.

Fin che è stato in vita, tutto ciò che toccava sembra si trasformasse in oro.

La cosa che mi lascia più stupita è che la maggior parte delle sue opere, è prodotta da specialisti e tecnici, non direttamente da lui, e questo vale anche per altri grandi artisti che lo hanno susseguito e che ho incontrato in questa mia fantastica avventura da Damien Hirst a Jeff Koons e tanti altri.

Ora dopo aver fatto, e soprattutto avervela fatta fare..., questa indigestione di notizie scovate fra libri e rete, posso dire di essermi un po' chiarita le idee su questo grandissimo artista... "strampalato" e sulle sue opere. Spero che questo valga anche per voi...

Rido al ricordo della figura di Warhol interpretata magistralmente da David Bowie nel film di Basquiat... (vi ricordate il post dove parlo di questo film... ah no? vabbeh se volete cliccate qui). Rende l'idea al 100 x 100: strano, bizzarro, anticonformista, attento alla dieta e alla sua salute e allo stesso tempo timido ed introverso.

Ma la cosa che più mi colpisce di Andy Warhol è il fatto che partendo da zero sia riuscito diventare una stella dell'arte e un mito contemporaneo. Incarnazione reale del "Sogno Americano"

Bene, detto tutto ciò... adesso cosa preparo per pranzo?
Uffi... ho capito meglio fare una telefonata a chi se ne intende, dirgli gli ingredienti che ho in frigorifero e vedere se tira fuori una ricetta interessante e, soprattutto semplice e veloce!
"Pronto editor? tu che sei una buona forchetta... Mi sono persa con un post su Warhol, avresti suggerimenti per il mio pranzo?" e lui, pensando pure di essere spiritoso...: "Certo apriti una bella zuppa in scatola... magari Campbell's!!!"
Ho capito, da oggi, anziché chiamarlo Editor o Mr. Gallery... lo chiamerò "Mr. Sympathy"!

P.S. E voi avete suggerimenti culinari interessanti?

- LA FRASE DEL GIORNO -

"credo che avere la terra e non rovinarla, sia la più grande forma d'arte che si possa desiderare"
 
Andy Warhol

martedì 31 marzo 2020

Il primo Cattelan non si scorda mai



PREMESSA

Buongiorno a tutti. Questo è il cinquantesimo intervento che faccio. 
Solo tre mesi fa se qualcuno mi avesse detto che avrei aperto un blog, gestito e scritto 50 articoli, lo avrei preso per matto.
Ora sono qui a ringraziarvi. 
La cosa più bella in questo momento, sono i vostri commenti qui e i tanti che mi mandate privatamente. 
Questo vuol dire che qualcosa vi sto trasmettendo e tutto ciò mi rende estremamente felice.
Continuate a seguirmi ed io cercherò di trasmettervi sempre di più la mia passione per l'arte!




marzo 2020

In questi giorni di Coronavirus, ho molto tempo per riflettere e sistemare il mio archivio e le mie idee... E' da un po' di tempo che mi frulla in testa di fare un Blitz... a Torino.
Perché vi domanderete? Ma voi, siete mai stati al Castello di Rivoli?
Nemmeno io! Però vi dico la verità, è una di quelle mete che voglio prima o poi raggiungere.

Perché oltre ad essere uno dei principali Musei d'Arte Contemporanea che abbiamo in Italia, ci sono opere di un artista italiano che mi intriga tantissimo.
Per essere completamente fuori dagli schemi e provocatorio oltre ogni limite.
Il discorso è che mi fa letteralmente impazzire! Chi è? Ma si è lui, Maurizio Cattelan.



Ok, state calmi, lo so che qualcuno avrà da ridere in riferimento alla sua ultima opera:
"Commedian" del 2019, la famosa "Banana appesa al muro", presentata lo scorso dicembre a Miami in occasione di Art Basel Miami (una delle fiere d'arte fra le più importanti al mondo... altro sogno da realizzare).
L'ho scoperto grazie alla Redaelli (confesso che prima, non lo avevo mai preso in considerazione), che in uno dei suoi manuali sull'arte contemporanea lo descrive in maniera straordinaria ed elementare.

Fra i suoi tanti interventi, uno che mi ha davvero sbalordito è la performance "A perfect day" del 1999.
In una famosissima Galleria d'Arte di Milano, ha letteralmente attaccato alla parete, con del nastro adesivo, il proprietario Massimo De Carlo e lo ha lasciato lì per qualche ora fino allo svenimento dello stesso, con conseguente ricovero in ospedale.
Leggendo quelle pagine non credo ai miei occhi. Come può essere considerata arte quella?
Eppure un misto di curiosità e incredulità ha cominciato a fare vibrare qualcosa nella mia testolina, spingendomi a ricercare qualche cosa di più su quest'artista così "fuori dagli schemi".

Ok, sottolineiamo pure il fatto che allora, non sapevo ancora che molti artisti contemporanei sono molto fuori dagli schemi (Jeff Koons, Damien Hirst, Christo solo per citarne alcuni), ma lui è italiano. E proprio per questo acquista ai miei occhi un fascino particolare.

novembre 2018



Un giorno Mr. Gallery è al Castello di Rivoli. Essendo a conoscenza della mia curiosità nei confronti di Cattelan, mi manda le foto di Novecento, 1997.
L’opera consiste in un cavallo imbalsamato appeso al soffitto mediante un’imbragatura. 
Il collo dell’animale è piegato verso terra e le zampe, allungate nel corso del procedimento tassidermico, sono tese verso il suolo. Una allusione a una condizione esistenziale dove il soggetto è privato di qualunque possibilità di azione. 
Inedita versione di «natura morta», l’opera trasmette il senso di una tensione frustrata, un’energia destinata a non trovare sbocco.

Quando apro le foto, ho un tuffo al cuore. Non ci posso credere l'opera di cui ho letto tanto e soprattutto di cui ho guardato la foto su l'intera rete è ora sopra la testa del mio amico...
Per la prima volta lo ammetto, sono "invidiosa".
Però  metto da parte il sentimento e mi faccio rapire dalla descrizione di questo cavallo imbalsamato.

Tanto è il desiderio, che mi sembra di essere lì, anche io, nella stanza del Castello.

fine gennaio 2020



Dopo un anno e mezzo, mi trovo oggi al MAMBo di Bologna.
Mi imbatto in un'opera alquanto singolare: sembrano carte da gioco, un po' più grandi, disposte come a formare una piramide... guardo il nome dell'artista e quando leggo Maurizio Cattelan il mio cuore salta un battito...
Rileggo attentamente il nome e sbalordita affermo: "noooo non ci credo...è  proprio lui...incredibile... la mia prima opera di Cattelan vista dal vero!"
Devo averlo detto ad alta voce perché mi rendo conto che le poche persone presenti mi stanno fissando ...ops divento rossa in viso e mi fiondo a leggere la spiegazione.
Leggendo scopro che è anche una delle sue prime opere, che lo consacreranno nel mondo dell'arte.
L'opera è "Strategie" del 1990. L'artista acquista 500 numeri di Flash Art nota rivista d'arte contemporanea, e ne sostituisce la copertina con una che ricalca il progetto grafico originario, ma che espone a tutta pagina una sua opera. In tal modo si assegna da solo il "frontespizio" di Flash Art e vende gli spazi pubblicitari sui tre rimanenti risvolti. L'opera raffigurata rappresenta un instabile castello di carte composto dalle precedenti copertine della rivista. Una pungente metafora del sistema dell'arte , paragonato ad un castello di carte, con l'ironica titolazione dell'opera che richiama sia il sistema stesso che l'intento dell'artista di riuscire prima o poi ad essere riconosciuto.

L' opera in se non ha nulla di così particolare, ma il solo fatto che appartiene ad uno degli artisti più irriverenti e provocatori mi incuriosisce e mi stupisce, rendendomi stra felice ed emozionata di essere qui.
Ovviamente parte il reportage fotografico d'altra parte il mondo deve sapere che sono qui con "Cattelan "! E Mr. Gallery deve sapere che pure io ho visto dal vivo una sua opera!

P.S. Castello di Rivoli? Arrivo tranquillo!


- LA FRASE DEL GIORNO -

"Chi poco pensa, molto erra" 
Leonardo da Vinci