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martedì 15 dicembre 2020

Natale a Venezia!

 



Ehi amici, ma vi rendete conto che mancano solo 10 giorni a Natale? 

Avete già fatto l'albero? Io l'ho fatto giusto, giusto, qualche giorno fa insieme alla mia piccola pesticciola Zoe e alla mia gatta Stella...

Ecco parliamone...

 

Da quando c'è Stella a casa nostra, tutti gli anni si ripete inesorabilmente la stessa scenetta. Io passo una pallina a Zoe, Zoe la appende, e... Stella la tira giù...  Se state ridendo vi avviso che non è per nulla divertente... O meglio, all'inizio magari sì... rido di gusto anche... ma poi, dopo un po' comincio a pensare che tre femmine sotto lo stesso tetto in certi momenti sono troppe! 

Trovato! Il prossimo anno potrei cambiare... sostituendo le palline con delle scatole, magari luminose... uhmm questo mi ricorda tanto qualcosa... Ma che cosa?

Ma sì! Ecco ci sono! Potrei fare un albero come quello realizzato a Venezia dal famosissimo Fabrizio Plessi.  Lo conoscete? No? Nemmeno io! Si, cioè... Forse l'ho già sentito un paio di volte, ma meglio fare una piccola ricerca.

Ecco cosa ho scoperto.

L'Albero di Natale realizzato da Fabrizio Plessi, si trova a Venezia in piazza San Marco.


Lo adoro! 

So per certo che molti di voi, vedendolo penserà che sono del tutto pazza. 

Ma credetemi non è così. Forse il mio occhio critico si sta affinando... come sostiene Editor, e riesco ora a intravedere, a leggere e ad andare oltre. Riesco a ricercare e, soprattutto, trovare il significato ultimo dell'opera. 

Quando ho visto la foto mi ha "sbaragliato". Di certo le foto sono state fatte a regola d'arte per mettere in risalto tutta la sua spettacolarità. 

Ora io Plessi non lo conosco molto come vi ho già accennato.

Quindi non sono di parte. So che è un personaggio di rilievo nell'universo dell'arte contemporanea e questo mi basta.

 

La prima cosa che si è smossa dentro la mia testa, dentro il mio essere, è la curiosità di sapere cosa l'ha portato a fare un albero così. 

Ovviamente le mie ricerche non si sono fatte attendere e con qualche click qua e là sono riuscita a soddisfare a pieno tutte le mie domande. 

Risultato? Un'opera con un significato straordinariamente notevole, importante, vero. 

Ma andiamo a vedere bene di cosa stiamo parlando. 

Si tratta di  una sorta di albero della vita composto da 80 moduli rettangolari di led wall luminosi, i quali poggiano su una struttura alta 9 metri e mezzo. 

Una installazione complessa totalmente “Made in Venezia”, che unisce simbolicamente la terra, l’acqua e il cielo, rendendosi "messaggio" di speranza per la comunità.


 Lo stesso Plessi spiega così la sua opera: “L’idea per questa installazione è scaturita dal mio grande amore per Venezia: ho immaginato un gigantesco mosaico dorato – che richiama l’oro della Basilica – in cui ogni tassello vive di vita propria. Per la prima volta nel mio lavoro ho fatto sì che il flusso luminoso di ciascun elemento vada in direzioni diverse, andando a creare un intreccio di contaminazioni quale metafora, da un lato, della dinamica delle relazioni interpersonali e, dall’altro, per valorizzare la memoria storica di questa città, luogo di incontro e di scambio tra culture diverse per eccellenza. L’uso del digitale in questo contesto diventa emozione spirituale che si esprime nell’unico linguaggio possibile oggi, permettendoci di raggiungere gli altri, pur nella distanza fisica”. 

Chiamo Editor e gli chiedo come mai un'opera di tale bellezza (a mio avviso), susciti così tante polemiche - sui social ho letto commenti davvero pesanti - e perché gli addetti ai lavori non sono disposti ad  agevolare i visitatori mettendo a loro disposizione delle brochure informative o addirittura del personale che possa rendere giustizia a tale capolavoro. 

La discussione prende il via perché io da parte mia ho capito che la gente fa fatica quando trova qualcosa di non esplicito, non spiegato. Insomma le persone non hanno voglia di "farsi il mazzo" per capire il significato di un'opera d'arte contemporanea. 

Sembra sia troppo faticoso. Non capisco...

Da parte sua tutto l'entourage del contemporaneo, invece di cercare di coinvolgere il più possibile ogni spettatore andandoci incontro, sembra che voglia mantenere lo status di "elitario"... per pochi! Dedicato solo ad un cerchia ristrettissima che si interessa e che, soprattutto, ha la possibilità finanziaria di permettersela. 

Ricordiamoci anche che spesso, chi se lo può permettere acquista opere solo perché fanno lievitare il loro status e non perché piacciono o perché ne hanno compreso i significati più profondi. Questo lo lasciano a chi l'arte la racconta ma non se la può permettere! Ok ci può stare. Anche questo fa parte dei giochi. 

Ma io non sono d'accordo! Uffi!

Forse perché vorrei che più persone si innamorassero di questa "benedetta" arte contemporanea! E' così... così... coinvolgente! Così... affascinante... Anche se non me la posso permettere!!!

E nonostante tutto, io mi ritengo una donna fortunata. E non perché ne posso usufruire, no, ci mancherebbe altro,  magari... L'unico modo per potermela permettere sarebbe vincere una lotteria... e quindi forse dovrei cominciare a comprare qualche biglietto... Ma perché faccio parte di quella ancor piccola schiera di persone che ancora indaga, ricerca, si mette in gioco... rischiando a volte di brancolare in una nebbia fitta ma sapendo anche che prima o poi si alzerà... e resterà solo bellezza!

Ho deciso il prossimo anno farò pure io un albero super tecnologico con schermi luminosi...

Ehmmm... Pensandoci meglio, però forse risulterebbe troppo dispendioso e ingombrante. Quindi? Mi accontenterò e mi godrò per l'ennesima volta la scenetta esilarante di ogni anno!!!


lunedì 19 ottobre 2020

Venezia è sempre Venezia... se poi c'è Henri Cartier-Bresson a Palazzo Grassi...

 

sabato 17 ottobre 2020

Oggi si prospetta una giornata fantastica! 

Dall'emozione questa notte mi sono svegliata un sacco di volte.

Eh si amici, io e la mia amica Francesca siamo partite all'avventura: alla volta di Venezia. 

Obiettivo passare una bizzarra giornata tra amiche, sdebitarmi per l'aiuto che mi ha dato in questi mesi con la gatta e godere dell'aria magica e mistica che solo questa città mi sa donare.

Siamo in autostrada che chiacchieriamo fitto, fitto, quando una macchina della polizia stradale ci fa segno di fermarci: "Oh mio Dio! Ecco ora ci arrestano! Ma se non abbiamo fatto nulla... forse... Ecco, mi vedo già dietro le sbarre ad aspettare che qualcuno paghi la cauzione o mal che vada mi porti le arance!" . Cavoli è la mia prima volta. Non sono mai stata arrestata... Ehmm, volevo dire "fermata", in vita mia!

Il poliziotto scende e noi ci guardiamo terrorizzate. O meglio, con l'aria colpevole di aver compreso in quell'istante che il telefono deve sempre stare dentro la borsa, quando si guida!!! Insomma, dopo 20 minuti ripartiamo, alleggerite di un po' di punti e nel portafoglio qualche euro in meno. Ma non nello spirito allegro che aleggia fortunatamente in noi nonostante tutto. 

Niente ci può scalfire in questa giornata che è dedicata a noi! Arriviamo nella città romantica per antonomasia e rivelo alla mia compagna di avventura che oggi non solo le regalerò il biglietto per vedere ben 2 mostre, ma la porterò a mangiare da "Raffaele", un ristorante "chic" consigliatomi dai miei "pirati", compagni di tante avventure  Edo e Fabio. Si, perché oggi voglio godermi il meglio insieme ad una persona  speciale che reputo un' Amica con la A maiuscola. È nelle situazioni più complesse e difficili che scopri su chi puoi contare! Ricordatevelo!

Per non farci mancare nulla nonostante ci sia un bel soletto, oggi troviamo pure un accenno di acqua alta. Cavoli anche qui è la mia prima volta con l'acqua alta! La cosa divertente è che continuiamo a cambiare strada per evitare di bagnarci i piedi mandando in tilt il navigatore ( fortuna che non può insultarci e fare sciopero) e sul più bello che acquistiamo i copri scarpe (contrattando sul prezzo per ben 5 minuti!)  nel giro di mezz'ora dell'acqua alta neanche l'ombra!

Quasi ci perdiamo tra le calle veneziane, i ponticelli, gli scorci fantastici e i negozietti, ma il richiamo della mostra fantastica che ci sta attendendo ci porta in orario perfetto a Palazzo Grassi. 

 

Ah, non vi avevo detto... la prima mostra che vedremo è: "Le grande jeu" di Henri Cartier-Bresson  illustre fotografo francese, considerato un pioniere del fotogiornalismo, tanto da meritare l'appellativo di "occhio del secolo".


Vi confesso che qui a Palazzo Grassi è la mia prima volta... credo che per me oggi sia una giornata di tante prime volte. E questo rende il tutto ancora più ingarbugliante ed eccitante. Purtroppo il mio sorriso stampato questa volta è nascosto dalla mascherina ma i miei occhi parlano e rivelano tutto. 


Il Signor "Henri" ha fatto un gioco molto interessante. 

Ora vi spiego: lui ha selezionato 385 foto tra quelle dell'intera carriera, e poi ha proposto a 5 personalità dell'arte e della cultura di scegliere una cinquantina di immagini. Nessun curatore era al corrente delle scelte degli altri, e ciascuno ha deciso liberamente scenografia, colori delle pareti, cornici. 

In tal modo, ogni spazio è una mostra a sè, indipendente da tutte le altre. I curatori da lui scelti sono stati: François Pinault, collezionista, Annie Leibovitz, fotografa, Javier Cercas, scrittore, Win Wenders, regista, e Sylvie Aubenas, conservatrice.

Quindi alla fine si possono "ammirare le opere del fotografo sotto una luce diversa, rivelando al contempo una parte della personalità del curatore". 

All'inizio dell'esposizione ci accoglie una parete con tutte le 385 foto... la sensazione è quella di perdersi dentro il mondo, si perché quelle immagini sono il risultato di tutti i suoi viaggi e le esperienze fatte in giro per il mondo. Ha immortalato ogni classe sociale, età e visione della vita. 

È stupefacente cogliere in quelle immagini la sua persona, i suoi punti di vista... Punti di vista che si mescolano poi al mio punto di vista, al mio modo di sentire, di emozionarmi e davanti ad esse non puoi fare a meno di restarne indifferente.

Guardando bene la mia attenzione viene catturata da una foto che ritrae un uomo che cammina sotto la pioggia... sarà la voglia di trovarmi pure io, così sotto la pioggia a danzare ad aprire le braccia e non a scappare, ma mi piace moltissimo.... e mi ricorda qualcosa o meglio qualcuno...

ma si è lui: Giacometti!!!

"Le foto sono in bianco e nero e sono stampate sulla medesima carta ai sali d'argento di dimensioni 30x40".


"Grazie all'intervento della macchina fotografica , una situazione insolita si può trasformare in un momento unico, irreale, effimero. Bresson è riuscito ad immortalare quegli istanti che fanno sorridere ed incuriosiscono l'osservatore attento.(...) Era in grado di afferrare la magia capace di trasformare un semplice istante in una scena incongrua ed è da quelle scene che nascono il tragico e il comico."


Ogni sala che giro mi sorprende. Perché anche se a volte ritrovo una stessa foto, il fatto di avere una location, una illuminazione e una cornice diversa, a me si mostra in modo unico. È stupefacente. 

Devo dire che questo gioco che ha deciso di seguire è stato veramente azzeccato. Mi piace. Molto!

Dopo aver scattato le ultime foto, gli ultimi selfie ed esserci confrontate su ciò che abbiamo apprezzato di più, ci dirigiamo spossate ai divanetti per riposare e riprendere fiato perché una mostra così non può far altro che toglierti il fiato per la sua incommensurabile bellezza. 

Ok ora siamo pronte per ripartire. Direzione Punta della Dogana. Ma questa è un'altra storia... Continuate a seguirmi e...

TO BE CONTINUED...

https://www.palazzograssi.it/it/ 


sabato 19 settembre 2020

"Untitled" a Venezia a Punta della Dogana



Ho una voglia matta di andare a Venezia! Ecco l'ho detto!

Da quando sono stata l'ultima volta, a febbraio con Zoe, non faccio altro che ripetermi: "Devo assolutamente ritornare in quella splendida atmosfera...". 

Si, perché di questo si tratta: di atmosfera. 

Stare in questa città è un'esperienza magica, surreale. E' impossibile non sentirsi inghiottiti da una miriade di sensazioni. Tutte speciali, che coinvolgono tutti i nostri sensi. Qui c'è un'atmosfera unica, particolare, "sui generis". Si entra in un mondo nuovo, dove il nostro modo di sentire, di percepire il bello è portato alle stelle... Mi state seguendo? Sono troppo complicata? Ehi, Editor stai sudando e brontolando perché sono troppo incasinata e  romantica? Certo tu e il romanticismo non vi siete mai incontrati. Nemmeno quando sei stato a Venezia, che è la città più romantica al mondo... vabbeh, lasciamo perdere... A Venezia non si può rimanere indifferenti a nulla!

Bene, detto questo vi informo miei cari lettori che è in corso una mostra sensazionale.

Ovviamente sto parlando di arte contemporanea. La mia prediletta. E sono sicura che anche per chi non fosse proprio un appassionato, con questa esposizione potrebbe essere l'occasione per lasciarsi abbandonare a nuove ed imprevedibili sensazioni!E diventarlo!!!


Ok, la mostra in corso si intitola : "Untitled, 2020. Tre sguardi sull'arte di oggi”, concepita e curata da Caroline Bourgeois, Muna El Fituri e dall’artista Thomas Houseago.

Ideata appositamente per gli spazi di Punta della Dogana, “Untitled, 2020”, è suddivisa in sale tematiche che presentano le opere di oltre 60 artisti, provenienti dalla Pinault Collection, da musei internazionali e collezioni private, con citazioni, ispirazioni e riferimenti tra lavori che spaziano dal Novecento ad oggi, proposte secondo un dialogo basato su connessioni emozionali, sensoriali, visive e tattili.

Gli artisti appartengono a generazioni diverse (la più giovane è nata nel 1995), e si succedono in un percorso di 18 sale in ognuna delle quali è esposto un cartello che ne indica la tematica: sesso, vita domestica maschile, utopia, perdita... Come se l'esposizione costituisse una catarsi o un processo di guarigione suddiviso in fasi emozionali.

Lo so, lo so, state già pensando che è roba da matti... Ma secondo me, invece è roba "che scotta", "che intrippa " è da Piratessa quale che sono, non vedo l'ora di andare all'arrembaggio! Ehmm scusate... a visitarla!


La cosa ancora più interessante è che si tratta di una mostra piena di donne misconosciute. Nella prima sala "standing" vi è un'opera del '67 di un'artista peruviana Teresa Burga dove troviamo un letto dai colori vivaci su cui è disposta la silhouette del corpo di una donna in biancheria intima, "a testimonianza di come nei Paesi dell'America Latina la Pop art fosse utilizzata come strumento di espressione vitalistica e sovversione contro i gusti della borghesia" come sottolinea la curatrice Bourgeois. 

Fra i temi che percorrono l'esposizione, appare costante un ragionamento sulla storia americana, sia quella nera che quella bianca.

C'è James "Son Ford" Thomas, scultore di crani e busti d'argilla adorni di denti e capelli umani, reminescenti del folclore afroamericano del Mississippi in cui è nato e cresciuto.

Questi sono solo alcuni esempi... e solo ad immaginarli...

La mostra Untitled, 2020 parte da un forte insight sull'area di Los Angeles, per poi espandersi su tutto il territorio statunitense, senza il timore di mostrare anche esempi iconici di artisti dissidenti.

Tra le sale più curiose, c'e quella dedicata al sesso in cui sono esposti alcuni disegni poco noti di David Hockney del 1983 dal titolo "Ian and me", dove due uomini dai tratti picassiani si congiungono e discostano ritmicamente in un abbraccio che è origine di dolcezza ma anche di rabbia e terrore.

Questa mostra ripercorre tutto il corso del Novecento. Tutti gli elementi che sono stati oggetto di dibattito internazionale in questo secolo Travagliato: dal razzismo alla malattia, dal femminicidio alla povertà. 

Ogni opera, ogni sala, non lesina nella denuncia, guarigione e provocazione.

La mostra è in corso fino al 13 dicembre 2020 ed è aperta tutti i giorni tranne il martedì dalle 10 alle 19. 

Da quel poco che ho potuto recepire dai racconti di chi ci è già stato, questo evento deve essere strepitoso e allo stesso tempo surrealistico... Ok, so già in partenza che dovrò mettere in gioco il "mio saper interpretare"  Ehi Editor, sei già preoccupato? Ahaha, fai bene ad esserlo... Chissà cosa ne uscirà fuori visto i trascorsi della Biennale d'Arte dell'anno scorso... Ricordate?

P.S. Editor, ritornando a Venezia e al romanticismo... Voi due, vi siete sempre evitati o almeno è quello che dai a vedere... orso delle caverne che non sei altro! 

P.S. Dai, fatevi travolgere pure voi e non esitate. Sarà sicuramente un'esperienza alternativa!



mercoledì 2 settembre 2020

A Venezia, "Le muse inquiete. La Biennale di fronte alla storia"


 

 

1 settembre 2020

Cari amici naviganti...
Navigando in rete, col mio veliero da piratessa, ho scoperto una mostra interessantissima in quel di Venezia.
La Biennale, nella ricorrenza dei 125 anni dalla sua fondazione, presenta la mostra Le muse inquiete. La Biennale di fronte alla storia, che si terrà al Padiglione centrale dei Giardini da sabato 29 agosto fino a martedì 8 dicembre 2020


La mostra è curata per la prima volta da tutti i direttori dei sei settori artistici  che hanno lavorato insieme per ripercorrere, attraverso le fonti uniche dell’Archivio della Biennale e di altri altri archivi nazionali ed internazionali, quei momenti in cui La Biennale e la storia del Novecento si sono intrecciate a Venezia.


Una mostra che si propone come un viaggio cronologico tra le Muse Arte, Architettura, Cinema, Teatro, Musica e Danza in dialogo tra loro e con la storia. Una mostra che permette di approfondire alcuni momenti fondamentali del Novecento, a partire dalla prima Esposizione Internazionale d’Arte della città di Venezia del 1895 coprendo i 125 anni di vita della Biennale: eventi, crisi, successi, premi e scandali vengono mostrati al pubblico attraverso preziosi documenti storici, materiali di archivio, fotografie, filmati e opere d’arte.

Le muse inquietanti - Giorgio De Chirico


Il titolo “Le Muse inquiete” si riferisce alle Muse protagoniste dell’esposizione e all’inquietudine intesa dal Presidente della Biennale di Venezia come «motore della ricerca che ha bisogno di confronto per verificare ipotesi e ha bisogno della storia per assorbire conoscenza», con un sottile legame all’opera di Giorgio de Chirico  Le muse inquietanti, esposto alla “XXIV Esposizione Biennale Internazionale d’Arte” del 1948.


Beh, da quel che si può capire il viaggio dovrebbe essere più che interessante... Quindi che aspettate? Su, mappa alla mano e via alla ricerca e alla scoperta per le calle di questa romantica città di questa nuova mostra!

domenica 16 agosto 2020

Giorgione, una scoperta straordinaria!

 Passato bene il Ferragosto? Beh, io vi posso dire di averlo passato benissimo! Perchè? Perchè uscita dall'oramai famoso "Hotel a 5 stelle" l'ho passato a casa, con la mia famiglia e i miei pensieri "artistici"... Buona lettura!

16 Agosto 2020 


Squilla il telefono.
Guardo lo schermo. 

E' una videochiamata del mio Editor... Che bello! Forse vorrà farmi i complimenti per il post di oggi... Quello dei fulmini ...chissà! 

Ok, rispondiamo prima che ci ripensi o peggio ancora, riattacchi!
- "Pronto Editor come butta?" (giusto per farlo sentire giovanile ...ma da come risponde sembra si ostini a non voler cogliere...!)
- "Allora, immagino che tu stia scrivendo qualcosa di nuovo vero? Anche perchè, sei lì, in Hotel a 5 stelle, servita e riverita a non fare un tubo... quindi immagino che..."
Uhmm...  Ok, niente complimenti. Il solito burbero simpaticone... Ma dico io, ci vuole tanto? Vabbeh, tanto, se la sua intenzione è farmi intimorire, non ci riesce! Quindi, sfoggiando il mio sorriso più bello, e nascondendo il fatto che lo strozzerei... dico:
- "Ah, sapessi... Ho appena finito di leggere il libro su Giorgione... Sai quello che ti dicevo... Ho scoperto un sacco di cose interessantissime! Ma tu lo sapevi che ha dipinto "la Giuditta con la testa di Oleoferne" pure lui, proprio come Klimt e poi, andando in internet, ho scoperto che sono stati in molti ad aver fatto la stessa cosa: Artemisia Gentileschi, Caravaggio, Botticelli, Michelangelo, Donatello, Goya... Non è incredibile?
Ovviamente il mio entusiasmo è alle stelle!!!
E lui:
- "Oh, finalmente hai capito che nell'arte si possono fare un sacco di collegamenti! Era ora!
Ma senti, vediamo cosa hai imparato..."

Suspence... Oh santa polenta! Vuole farmi un'interrogazione? Ok, vuoi sfidarmi? Ci sto!!!
E senza darmi il tempo di dire si, riprende...
- "Dov'è nato Giorgione?"
- "Castelfranco Veneto" Andata, uno a zero!
- "Chi è stato il suo Maestro?"
- "il Bellini e si dice pure Leonardo!
Tie' anche la seconda è andata... cavoli mi sembra di essere tornata alle superiori!
- "e lui, di chi è stato maestro?"
- "Beh, ovvio, di Tiziano"
- "Tiziano, chi?"
- "Uffi, ma Tiziano Vecellio"
voleva fregarmi ma non ci è riuscito...ahahah
- "e Tiziano dov'è nato?"
- "...Venezia... no, forse... Padova... si, ok, da quelle parti? no?
Ecco, come non detto, mi ha fregato! Ma dai, non è valido però... stavamo parlando di Giorgione uffi... non vale!
- "...a Pieve di Cadore... e dimmi un po' qual'è il colore di Tiziano?"
- "uhmm... Azzurro? no, aspetta Rosa?...no, forse il Verde?"
È bello vedere il colorito che sta prendendo la sua faccia: proprio un Rosso, Rosso Tiziano! "Ma si, dai, lo sanno tutti! ROSSO Tiziano!!! ...Ti ho fatto venire un colpo eh?"
E rido come una matta perché per una volta mi sono io presa gioco di lui! E non ho finito ora lo metto io alla prova e con una sola domanda. Preparati Editor...
- "Senti Editor, ho scoperto una parola nuova e ci potrei scommettere che tu non la conosci" incrocio le dita, anche quelle dei piedi ovviamente... perchè cavoli, sa sempre tutto!
- "impossibile! spara"
- "Allora dimmi, che cos'è il Melangolo"?
Silenzio... evvai l'ho fregato! È la terza cosa che so più di lui!!! Vi rendete conto?!!!
Il furbacchione pensa di guardare su Google ma lo becco subito perché col suo telefono non è capace di fare 2 cose contemporaneamente, sapete è sempre il discorso dell'età.
E così mi dilungo con fare sapiente nella mia spiegazione e sono al settimo cielo si vede dalla mia faccia, dai miei occhi, dal mio "gongolarmi" e dovreste vedere anche la sua di faccia... potrebbe quasi intenerirmi! No, no, no! cosa ho detto!

- "Allora, il melangolo è un tipo di arancia selvatica dal sapore agrodolce, che durante il rinascimento veniva associato a Venere e simboleggiava il temperamento dolce-amaro della persona malinconica, soggiogata al sentimento dell'amore. Ed è raffigurato nel "doppio ritratto-Ludovisi del 1502 del Giorgione". TIE'


Ovviamente tutto questo lo dico con aria pomposa, saccente... da futura "curatrice d'arte" (e qui la fantasia galoppa come sempre... cosa ci posso fare, sognare fa parte del mio strano essere!).


Ma bando alle chiacchiere ora vi racconto qualcosina di lui! Giorgione s'intende!
Allora di Giorgio Barbarella Zorzi detto Giorgione, (1478-1510) a dire il vero non si hanno notizie certissime. Pensate che a lui sono state riconosciute solo 5 opere, le altre sono tutte in forse, perché si confondono spesso con opere di Tiziano anche se io lo trovo quasi impossibile perché lo stile emozionale (mi baso solo su quello, non avrei le capacità per fare altrimenti) è completamente diverso. Il primo è più puro pacato, l'altro è più carnale, quasi osé...

Per capirlo, basta mettere a confronto la Venere dormiente casta e pura di Giorgione con la Venere di Urbino di Tiziano, sicuramente più civettuola.
Editor sei ancora vivo? Lo so che questi miei commenti ti possono traumatizzare... Ma dai, sono solo pensieri in libertà!


Procediamo.
Il mio amico Giorgione si dice sia stato allievo del Bellini, da cui riprese il gusto del colore e l'attenzione per i paesaggi. Si dice anche, che sia entrato in contatto con Leonardo e soprattutto con alcuni leonardeschi quando era a Venezia. Tra i suoi dipinti certi abbiamo Laura, Nuda, Giuditta, i tre filosofi, e la più importante la Tempesta.

 


Quest'opera "la Tempesta " del 1506, che si trova a Venezia alle Gallerie dell'Accademia, appunto è  un'opera circondata da mistero. Infatti in mancanza di notizie ben documentate, gli studiosi si sono affannati per cercare il significato ultimo del dipinto, confrontandosi con dibattiti filosofici e ricorrendo, pensate un po', all'aiuto di radiografie e fotografie a raggi infrarossi che hanno riportato alla luce fasi precedenti alla stesura definitiva.
Si pensa che il committente del quadro sia stato un ricco mercante, Gabriele Vendramin, e che sia stato lui a suggerire al pittore i contenuti e l'iconografia.
Curiosità: pensate che la consapevolezza di possedere in maniera esclusiva il significato di un dipinto, come un segreto, faceva parte a pieno titolo del gusto collezionistico del tempo!


Il dipinto consiste in un vasto paesaggio campestre, nel quale sono inseriti due personaggi. 

La prima testimonianza relativa a questo dipinto è di un patrizio veneziano di nome Marcantonio Michiel che vide il quadro nel 1530 in casa del Vendramin descrivendolo come "El paesetto in tela cum la Tempesta cum la cingana (zingara) et soldato".
Ma molte sono le varie interpretazioni che si sono susseguite nel tempo: chi sostiene che è la narrazione di un episodio biblico "il ritrovamento di Mosè", chi parla di un'allegoria mitologica "la fortuna, la fortezza, la carità", o chi la considera una cacciata dal Paradiso con Adamo a riposo dopo il lavoro ed Eva che allatta Caino. La tempesta diviene così una metafora della condizione umana dopo il peccato, con il fulmine che rappresenta la spada con cui l'angelo scaccia i progenitori dal Paradiso terrestre.
I due personaggi partecipano all'evento naturale che sta per accadere e l'elemento che rapisce la nostra attenzione è il lampo improvviso che squarcia il cielo carico di nubi minacciose.
Santa polenta... sono  esterrefatta... come si fa a dare così tante interpretazioni ad un'opera che già di per sé è misteriosa come il suo autore? Visto poi, che non si sa nulla o quasi.
Mi chiedo come hanno fatto gli storici a fare tutte queste ipotesi e sulla base di cosa? Uffi! Ma quante cose devo imparare ancora?
Sento in lontananza una voce che conosco bene, fin troppo bene che con tono perentorio dice: "infinite, infinite..."


Con la curiosità che mi ritrovo continuo a pensare che magari, se avessi intrapreso degli studi artistici, forse avrei avuto delle belle soddisfazioni! Perché? Perché mi sto accorgendo di quanto mi emoziono, godo, mi animo, ogni volta che scopro e conosco qualcosa di nuovo in questo campo.


Però mi pongo pure un'altra domanda: e chi ha detto che non lo posso fare? Sono o non sono quella che è convinta che a tutte le età si può fare tutto quello che si vuole, basta volerlo?!
Giorgione vorrei vedere la tua "tempesta" dal vivo, sono sicura che mi faresti toccare quel cielo nebuloso e carico di energia emozionandomi a mille. Aspettami, presto sarò a Venezia da te!


P.S. E voi che interpretazione vorreste dare all'opera?

martedì 19 maggio 2020

Un bagno a Venezia... si nel colore di Scully



ottobre 2019

Un po' di tempo fa sono tornata a Venezia.
Più precisamente nell'isola di San Giorgio alla Fondazione Cini per gustarmi la mostra di Emilio Isgrò curata da Germano Celant (vedi Post).

Finito di ammirare le "pagine cancellate" di questo artista siciliano, già che c'ero, ho pensato bene di dare un occhio alla Chiesa di San Giorgio.
Meraviglia delle Meraviglie!
Appena entrata sono rimasta basita. Al centro della chiesa si ergeva una torre altissima, fatta di riquadri colorati ricoperti di tessuto appoggiati uno sull'altro! Quasi una Torre di Babele... no, anzi, una Torre Arcobaleno...
Una installazione imponente e dentro la chiesa faceva un effetto veramente enigmatico... misterioso... coinvolgente... sembrava fosse arrivata da un altro pianeta.
La cosa interessante è che ci si poteva entrare, e la sensazione era strana.
Sembrava di essere avvolti quasi da un qualcosa di soffice.
Uscendo dalla torre finalmente mi sono imbattuta nel cartello che spiegava che proprio lì era in corso "HUMAN" una mostra  di Sean Scully  e che all'interno del chiostro si potevano ammirare anche moltissime sue opere!

Ok, verità da neofita dell'arte? ...Mai sentito nominare!
O forse sì, avevo letto qualcosa... mi sembra nel libro di Alessandra Redaelli...
Bah, e chi se lo ricorda...
Oh mamma mia, che vergogna... Lo so, lo so, sto imparando e ho ancora tantissimo da imparare... il fatto è che quando incontro un artista di questo livello mi dispiace non sapere già tutto.

Si forse sarebbe tanto presuntuoso, quanto impossibile, pensare di conoscere già tutto di questo fantastico mondo dell'arte... Però confesso che mi piacerebbe!
Punto!

Nel momento in cui comincio a scorrere le opere appese, comincio a sentire un senso di serenità che pervade il mio corpo e il mio sentire.
Queste tonalità di colori, a volte calde, altre fredde e queste pennellate lunghe orizzontali... mi trasmettono pace.

Ed è una sensazione molto piacevole.
Mi sembra quasi di essere cullata da questi colori.
Leggendo qua e là, vengo a conoscenza che in realtà i colori presenti in ogni tela in realtà si rifanno ad un'importante opera del passato e se uno ci sa fare, dovrebbe riuscire ad indovinare di che dipinto si tratta! Fantastico!

gennaio 2020

Un mese fa, per il mio compleanno, segnatevelo è a dicembre... quindi avete 31 giorni per farmi un regalo... e se volete farmene 31 io li accetto tutti molto volentieri... ad una condizione: che siano libri, viaggi, biglietti ingresso...
Ok ma torniamo dove ero rimasta... ah si, dicevo, mi è stato regalato uno dei tanti cataloghi che parlano di lui.

Fra le pagine di questa pubblicazione ho trovato questa citazione, che ora voglio condividere con voi: "Un mio amico mi ha chiesto se i dipinti parlano. 
Ho detto sì: ma con il linguaggio della luce... Silenziosi: con una luce interna. Una luce esteriore che è l'immagine e una luce interiore che è l'anima" .

P.s.  Le belle sorprese sono sempre dietro l'angolo!




- LA FRASE DEL GIORNO -

"Talvolta penso che il paradiso sia leggere continuamente, senza fine"

Virginia WOLF

mercoledì 29 aprile 2020

Che cosa hai detto che ci dovrei vedere, lì dentro?



Premessa del 27 aprile 2020

Questo post è stato scritto circa 3 mesi fa.
Quando in me era ancora molto forte, persistente e vivo il ricordo con relativo entusiasmo (quello non si è mai spento in realtà...) della visita fatta a Venezia alla Guggenheim Collection, luogo che adoro se non lo avete ancora capito!

Da allora le cose si sono fortunatamente un po' evolute.
In che senso? Semplice, in questi mesi per una mia innata curiosità, mi sono messa a leggere una montagna di libri, (vedere un po' di post passati per credere...), di riviste, di articoli sui social, che hanno aumentato considerevolmente le mie conoscenze artistiche.
Ho cercato, ogni volta che ho incontrato una parola nuova, un concetto nuovo, un qualcosa che mi era poco chiaro, di andare a fondo per cercare di comprendere al meglio.
Ovviamente chiedendo a chi sapete voi...
Vabbeh, avete capito, il mio Editor e al Signor Google,
che vi dirò, essere si a volte non così del tutto chiaro, ma sicuramente meno brontolone e sarcastico del primo.
Devo però ammettere che fortunatamente in qualche modo hanno cercato di chiarire e sgrovigliare matasse lunghissime e chilometriche di dubbi.
Ok, ok, Editor devo riconoscere che la tua pazienza di spiegarmi le cose è immensa.
Soprattutto quando sei costretto ad abbassarti al mio livello ed utilizzare un linguaggio adatto ai bambini della scuola dell'infanzia pur di farmi comprendere un concetto.
Certo in quei momenti non so se essere felice perché ho acquisito una nuova conoscenza o sentirmi una perfetta idiota perché mi ci vogliono spiegazioni su spiegazioni per farmela comprendere!
Sta di fatto, che sono orgogliosa di me.
Che nonostante tutto, insisto per capire ad ogni costo tutto, stressando inverosimilmente chi deve darmi le risposte!
Certo come diceva la mamma di qualcuno di mia conoscenza, che oramai conoscete anche voi,
"Non si nasce imparati!".
Mai affermazione è stata più azzeccata!
Il guaio è che vorrei conoscere tutte le correnti artistiche, con artisti connessi e più mi sembra di cominciare a capire qualcosa, più accade qualcosa che mi fa capire che in realtà non ci ho capito una mazza!
In realtà una cosa l'ho capita, e chiaramente anche: sono solo alla prefazione! Che normalmente è prima dell'introduzione...del grande mondo dell'arte!
Avete capito bene? No?
Ok provate a rileggere magari vi sarà più chiaro!

Questo è ciò che è accaduto anche rileggendo questo post.
Pensavo  di essere in grado di dire qualcosina in più... Invece ragazzi cosa volete che vi dica... io in questa tela non ci vedo ancora nulla!!!
Sono sicura che i "maniaci" dell'arte mi riterranno una giovane e inesperta matricola, una burbetta... allora facciamo così: se ci riuscite provate a spiegarmela voi!

Aspettate però, io qualche cosa di lui l'ho scoperta.

Theo van Doesbourg è un artista  olandese. Autodidatta, pittore e architetto.
La sua pittura è caratterizzata dall'utilizzo di colori primari e forme geometriche elementari, come linee e quadrati.

Diede vita alla rivista De Stjil, insieme a Piet Mondrian, "che decanta il radicale rinnovamento dell'arte e intorno alla quale nacque il movimento del neoplasticismo".
E già questa affermazione mi manda in tilt... cosa mai vorrà dire?
Che aveva a che fare con la plastica o magari con le forme? (Quiz per voi amici miei! la soluzione a pag... no vabbeh... scherzavo!)

 ottobre 2019
Vi è mai successo di imbattervi in un' opera d'arte e non riuscire a vedere l'immagine che rappresenta fino a quando qualcun'altro ve lo suggerisce? Ok, anche a me è successo! E fin qui nulla di strano...

Se invece, quel qualcuno, insieme ai libri che state divorando, vi suggerisce sì, che c'è un'immagine e voi continuate a non vederla?
Beh, inevitabile... Si cade nel dilemma... Mia incapacità? Mancanza di sensibilità? Ottusità? ...facendo leva su tutta quella poca autostima che mi è rimasta dopo questa confessione, vi dico che questo è il mio caso!
Di tutto quello che è indicato da tutti, non ci ho visto nulla allora e, continuo a non vederci nulla ora!

E qui vi voglio!

Sto parlando di un'opera di un certo Theo Van Doesburg presente nella collezione Peggy Guggenheim di Venezia (e a me tutt'oggi sconosciuto!).
L'opera in questione "Composizione in grigio, rag time" del 1919.
Rappresenterebbe una coppia che balla il “ragtime” (danza americana all’epoca in voga), di cui riprende il ritmo sincopato.
Uno studio preliminare piuttosto realistico, ci permette di comprendere che, l’uomo è sulla destra, con il piede saldamente ancorato alla base della composizione e il braccio destro alzato al livello della spalla. La donna, un po’ più piccola, sta muovendo il piede (le due linee verticali parallele in basso a sinistra) all’indietro fino a raggiungere il ginocchio, in un passo tipico del “ragtime”. La sua cintura è nell’ombreggiato ovale contenuto in un rettangolo a metà della composizione, sul lato sinistro.
Sono stata mezz'ora davanti al dipinto cercando di guardarlo da angolazioni diverse ad un certo punto mi sono anche messa a testa in giù... rischiando letteralmente di essere buttata fuori dal museo... ma io, i due ballerini non li ho visti!!!

Piuttosto che pensare che è la mia mente ad essersi fossilizzata, preferisco pensarla così:
Forse in quel momento i nostri ballerini hanno fatto una pausa andandosi a bere un drink!

A voi la sfida!

P.S. non sempre trovo delle risposte, ma il fatto di pormi delle domande rende le mie scorribande nell'arte sempre più interessanti!



- LA FRASE DEL GIORNO -

"il privilegio dei morti: non moriranno più"
  Gabriele D'Annunzio

lunedì 20 aprile 2020

Cancellare, cancellar, cancella, cancell, cancel, cance, canc, can, ca, c...


settembre 2019

Ah Venezia!
Che meraviglia!
Ogni volta che vengo in questa città mi sembra di essere dentro ad un quadro.
Ogni angolo, ogni calle, ogni campo è degno di essere immortalato!

E se ti trovi ad ammirare la città dal traghetto come è capitato a me decine e decine di volte, tutto ti sembra ancora più irreale.
Più appartenente ad un mondo fantastico che a quello della quotidianità.

L'obiettivo di oggi è quello di raccontarvi di quando, qualche mese fa, sono stata a vedere la mostra di un artista particolare (trovatemene uno non che non lo sia...  se ci riuscite!) che si "diverte" a fare opere cancellando le parole... si avete proprio capito bene: cancellando!

Ma chi è costui?
Emilio Isgrò.

Artista concettuale, pittore, poeta, scrittore, drammaturgo e regista nato a Barcellona Pozzo di Gotto, in Sicilia nel 1937.
E' uno dei nomi dell'arte italiana più conosciuti a livello internazionale.
A partire dagli anni 60 ha dato vita a un'opera tra le più rivoluzionarie e originali che gli ha valso diverse partecipazioni alla Biennale di Venezia.
Dal 1956 vive e lavora a Milano.
Nel 1964 realizza le prime cancellature su enciclopedie e libri contribuendo alla nascita e agli sviluppi della poesia visiva e dell'arte concettuale.

Ma torniamo al mio tour veneziano.

Arrivo nell'isola di San Giorgio dove si trova la Fondazione Cini che ospita la mostra del nostro autore, curata da Germano Celant.
L'allestimento è a dir poco spettacolare ogni centimetro di ogni parete è ricoperto da una miriade di parole e di cancellature. Sembra quasi di essere dentro le pagine di un libro, di un giornale.
Anzi sembra di essere dentro una sua opera d'arte.
Anzi di farne parte!

Alle pareti scorre per 1.500 metri quadrati una monumentale operazione di cancellatura.
Questa esposizione ci porta dentro al ventre della balena e raccoglie le opere più celebri dell'artista, affiancati dalla cancellatura realizzata sul testo di Moby Dick di Herman Melville e, a proposito, lo stesso Isgrò precisa che «chi entra alla mostra si lascerà accompagnare nel ventre della balena, ovvero il ventre del linguaggio mediatico che copre con il rumore il proprio reale e disperante silenzio».
Il Libro emozionante di Melville parla di coraggio, di avventura e del lottare contro le forze avverse, ma parla anche della capacità di vivere con le forze avverse con le quali l'uomo può trovare un accordo. Farsi quindi divorare dalla balena ha un accezione positiva, significa "crescere in una prospettiva di vita che è quella di un rifugio in un grembo protettivo, come è lo stomaco della balena."
La sua cancellatura non lascia scampo a libri, carte geografiche, mappamondi ecc.
La cancellatura non è un male, ogni tanto bisogna cancellare qualcosa in vista di un futuro da ricostruire.
Alle pareti si trovano anche opere con la presenza di api e formiche che sono creature che noi spesso calpestiamo per la loro fragilità ed è quello che fa il mondo in cui viviamo.
Come dice lui stesso "senza un minimo di fiducia e di serenità negli altri non si vive.
Non abbiamo nemici davanti, abbiamo uomini e, anche se a volte possono essere antipatici, noi dobbiamo trattarli da uomini".
La cancellatura esalta la forza della parola, mai tanto eloquente come nel momento in cui è costretta al silenzio.
Cancellare, in fondo, significa scegliere, fare tesoro di ciò che resta, esaltarlo e nello stesso tempo affermare un nuovo significato da attribuire alle cose.

Nel mondo di Isgrò niente è dato per scontato.
Attraverso le sue cancellature in bianco e nero ne fuoriescono immagini di balene, navi ecc. soprattutto, pensieri nuovi.

L'opera che più mi ha fatto sorridere è un mappamondo gigante dove tutti i nomi dei paesi, mari, fiumi, sono stati cancellati. Tutti tranne uno: Venice!!!



P.s. quando vi ritrovate a scrivere e poi magari a cancellare non pensate più ad uno sbaglio ma ad un'opera d'arte!



- LA FRASE DEL GIORNO -

"la fortuna è quel momento in cui la preparazione incontra l'opportunità" 
Randy Pausch

martedì 7 aprile 2020

Il cielo è sempre più blu... quasi come quello di Magritte!



ottobre 2019

Questa mattina ho aperto la finestra della mia camera convinta di ritrovarmi di fronte il solito panorama degli ultimi 4 giorni: Nebbia fitta!

Invece no! Qualcuno mi ha fatto un piacevole scherzo... ho guardato il cielo e gli angoli delle mie labbra si sono alzati formando uno splendido sorriso!
Davanti a me infatti avevo un magnifico cielo terso, luminoso.
Insomma il cielo di Magritte!!!
Avete presente? Si proprio lui!
Uno dei massimi esponenti del surrealismo insieme a Dalì, Ernst, Gris, Mirò e tanti altri...

L'intensità dell'azzurro e le nuvole bianche che in esso fluttuavano mi hanno dato l'impressione di essere dentro ad uno dei suoi quadri che ho visto durante una mia visita al Guggenheim di Venezia. Ricordo che quel giorno prima di arrivare nella piccola sala che lo ospita, insieme ad un'altra meravigliosa opera di Bacon (di lui vi parlerò in un altro post), sono stata bendata con un foulard e nel momento che mi è stato tolto... il mondo x un attimo si è fermato...!
Non sentivo, non udivo più nulla avevo solo occhi per lui "l'impero della luce".
Un'opera sensazionale che incanta e disorienta a causa dell'impossibile giustapposizione di due palesi opposti: il giorno e la notte.
La cosa ancora più curiosa è cercare queste contrapposizioni nelle sue opere e restarne quasi confusi.

Trovarsi al cospetto di tanta grazia e tanta bellezza ti fa proprio capire il perché l'Arte sia il mezzo più propenso per far star bene le persone, è impossibile non trarne beneficio.
Ed oggi, fortunatamente, si sente parlare di Arte-Terapia.
La cosa curiosa di tutto questo è, che la visione di quel cielo, con quell'intensità di luce e quella forza nei colori, che stavo ammirando, è durata giusto pochi minuti perché poi ha cominciato a cambiare... casualità? coincidenza? fato? Io non lo so.
So solo che ciò, mi ha permesso di avere l'ispirazione giusta per scrivere per voi!

P.S. Il più delle volte le cose accadono per caso... sta a noi coglierne il significato giusto... sempre se lo vogliamo!




- LA FRASE DEL GIORNO -

"le azioni più decisive della nostra vita sono il più delle volte azioni avventate" 
André Gide

mercoledì 1 aprile 2020

Ma come diavolo si pronuncia!?!


settembre 2019

Una delle cose che dovrebbero scrivere a fianco al nome di un artista è come diamine si pronuncia e dove vanno gli accenti...

Non so voi, ma spesso mi trovo a dover ripetere un cognome, alquanto complicato e, trovandomi in difficoltà, quasi sempre finisco per dirlo sottovoce o mangiandomi metà parola.
Provate a pronunciare Jannis Kounellis... Vabbeh... La cosa sconcertante è che quando devo dire il suo nome al mio Editor spesso mi si incarta la lingua e lui, giusto per rendere la cosa ancora più difficile, continua a chiedermi: "Scusa, ma di chi stiamo parlando? Non ho capito bene, di chi vuoi avere informazioni.." e la cosa che mi fa più imbestialire è che non lo fa a posta! Non capisce per davvero quello che gli sto dicendo! Grrrrrrrrr!

Ma perché non sono nata poliglotta?

Forse perché se lo fossi stata mi sarei risparmiata tante delle mie "figurette" e non avrei potuto scrivere in modo così divertente su questo blog... perché è divertente, vero?
Vabbeh, io mi auto-convinco che il perché sia così! ...Vero amici?

Parlando di questo signor "K" (così evito di dirlo... anche se qui, effettivamente, si tratta solo di scriverlo... vabbeh) a parte il come si pronuncia, è uno dei primi artisti che ho incontrato. Fra i più strani e singolari che abbia mai visto.
Dico primi perché mi sto accorgendo ora, dopo mesi di full-immersion, che questo mondo è decisamente pieno di personaggi alquanto bizzarri e particolari.

L'ho incontrato la prima volta nel libro di Guglielmino (vedi il post cliccando sulla parola post... si insomma avete capito...) e già lì, qualcosa mi aveva intrigato...

Il signor "K" è uno degli esponenti di punta del movimento dell'Arte Povera nato in Italia tra la fine degli anni 60 e gli inizi degli anni 70.
Movimento che ha come caratteristica principale l'utilizzo di materiali poveri e naturali come il carbone, i sacchi di iuta, il ferro, il vetro, il cartone, rispetto ai materiali tipicamente nobili dell'arte come il marmo ed il bronzo.
Ma il termine povero ha anche una connotazione politica e sociale in quanto tale arte voleva essere proletaria in contrapposizione con i gusti della borghesia.

Nel 1967 il signor K. Inizia a utilizzare nelle sue opere il fuoco, soprattutto servendosi di fiamme ossidriche alimentate da bombole a gas.
Già prima di lui altri artisti avevano utilizzato il fuoco, ma come strumento di lavoro per ottenere dei risultati particolari e non come elemento diretto della composizione artistica (Burri, Yves Klein).
Lui stesso dice a proposito del fuoco che : "L'aspetto acustico e di calore serve per affermare questa uscita all'esterno, dal muro verso lo spettatore, mentre nel caso della pittura è lo spettatore a leggere il muro. C'è un passaggio in un altro senso".
L'opera "senza titolo" del 1971 è composta da più di 20 fiamme ossidriche accese appoggiate sul pavimento tutte indirizzate verso un'unica direzione.
Lo spazio viene reso quasi magico. Il fuoco, materia viva, da un lato affascina, dall'altro spaventa. E' un elemento che rimanda sia alla religione, a riti antichi, sia alla moderna era industriale, al lavoro della  fabbrica e alla classe operaia.
Nell'opera è di assoluta primaria importanza l'aspetto acustico e anche il calore che si sprigiona creando così una situazione da girone dantesco.
Questo tipo di installazione da un lato mi attrae perché è molto curiosa e particolare, però dall'altro mi incute un istintivo timore giustificato, perché con tutte le fiamme ossidriche che ci sono ci si potrebbe bruciare.
La cosa interessante è che me lo sono poi ritrovato a Venezia... alla Fondazione Prada e, se prima aveva stuzzicato un po' la mia curiosità, in questa sua mostra ne sono stata completamente rapita.
Una mostra strepitosa!!!

Sono totalmente coinvolta nel vedere e "toccare con mano" opere che fino ad ora ho visto solo sui libri, descritte sui testi, immaginate e che magari ho anche sognato di potere vedere un giorno dal vero.

Trovarmi difronte a queste installazioni, alcune a dir poco assurde, altre inimmaginabili ma allo stesso tempo però, coinvolgenti, stimolanti e proprio per il fatto di essere uniche, straordinarie, mi rende felice!.

A quale persona verrebbe in mente di appendere al soffitto armadi d'epoca o riempire una stanza di fiamme ossidriche che a tempi regolari si accendono sprigionando un forte calore, creando un rumore assordante formando un paesaggio quasi infernale che coinvolge tutti i nostri sensi...?

Ok, se mi chiedete il significato vi rispondo che forse ho ancora un po' da studiare, ma se mi chiedete cosa si prova... beh, vi rispondo che l'eccitazione nell'essere travolta da queste sensazioni è straordinaria!
Quando mai ci possiamo permettere queste fughe dalla realtà verso mondi a noi spesso sconosciuti e distanti se non attraverso l'arte?

P.S. quando camminate sotto alla distesa di armadi appesi fatelo con prudenza, ma siate coraggiosi....Non si sa mai!!!




- LA FRASE DEL GIORNO - 

"innamorati di te, della vita e dopo di chi vuoi" 

Frida KAHLO

martedì 18 febbraio 2020

Biennale di Venezia? la mia Disneyland... Cap.2


agosto 2019

Sabato di metà agosto sono appena scesa alla stazione Santa Lucia di Venezia.
Squilla il telefono, è mio fratello Edo: "allora sei arrivata? dove sei?"
Rispondo quasi saltellando per l'eccitazione: "si, si, sono qui sui gradini fuori dalla stazione",
dall'altra parte sento un "ok ferma li, non ti muovere che arriviamo!".
Forse mio fratello ha paura che scappi? O forse sa che potrei perdermi da un momento all'altro, vista la grande curiosità che mi porta ad essere attratta da tutto e da tutti?
Lascio a voi intuire la risposta esatta... Ecco li vedo , Edo e Fabio i miei compagni di avventura di oggi.
Gli corro incontro felice di vederli, li abbraccio forte esprimendo subito la mia euforia e voglia di andare alla scoperta della Biennale!

Tranquilli so cosa state pensando, si ci sono già stata (vedi il post Biennale di Venezia ?...la mia Disneyland Cap.1) ma oggi andrò a vedere la parte dei Giardini, che non ho ancora visitato.
Lungo il tragitto, come sempre, resto affascinata dal paessaggio e ricordo a me stessa quanto sono fortunata a potermi recare in questa splendida città quando voglio, vista la vicinanza.

Arriviamo ai Giardini. Non sto più nella pelle, non vedo l'ora di esibire il mio pass e finalmente entrare.
L'ambiente mi attira tantissimo perchè ogni stato ha il suo padiglione... più o meno.
Le prime installazioni che vediamo sono molto strane ma altrettanto curiose, come tutto del resto qui alla Biennale!
Mi fermo di fronte a dei pannelli monocolore (non ricordo assolutamente ne l'artista ne la nazione che proponeva questa installazione) in cui a ritmi regolari si può scorgere una scritta che quasi fuoriesce dalla tela... In quel mentre sento dietro di me una persona che chiede informazioni ad una hostess, sulla performance della Lituania, quella che ha vinto il primo premio quest'anno. Con nonchalance, mi intrometto nella conversazione e con meraviglia scopro che la performance viene fatta solo in alcuni sabati dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18 e... Oggi ci sarà!
Quasi esplodo dalla gioia e corro ad avvisare i mei compagni di "Biennale" che voglio assolutamente andare a vedere questo spettacolo.
I due mi guardano sbigottiti. Li rassicuro che sarà una performance sensazionale, mentre fra me e me penso: "Avrà vinto per qualcosa capperi!!!"

Proseguiamo il nostro viaggio verso la meta prefissata, meravigliandoci difronte ad ogni padiglione ed ogni installazione. Una perchè curiosa, un'altra perchè indecifrabile, alcune perchè terrificanti... visto che questa biennale non mi sembra incentrata su temi allegri!
Ci divertiamo così a dare noi, le nostre interpretazioni.
Il padiglione Venezia mi colpisce e mi diverte tantissimo (anche se non ne ho capito il senso!).
Si entra da una fessura in un lungo tunnel fatto di nylon bianco, il fondo è nero e quando lo calpesti (si è rigorosamente scalzi) ti accorgi che sprofondi. La sensazione è stranissima perchè al di sotto del telo c'è un liquido (vedi foto). Sembra di camminare su qualcosa di vivo!
Usciamo ridendo e all'unanimità la consideriamo l'esperienza più bella della giornata.

A questo punto ci dirigiamo verso il sito della performance della Lituania e perdendoci tra le calle, i palazzi e i ponti veneziani, alla fine riusciamo ad arrivare a destinazione...
Scopriamo che dovremmo attendere parecchio, perchè c'è una lunghissima fila. E così passiamo un'ora e mezza ad auto incoraggiarci, continuando a ripeterci che stiamo facendo la cosa giusta.
Quando finalmente arriva il nostro turno lo spettacolo che ci accoglie è veramente surreale: una spiaggia, vera, fatta di sabbia, messa dentro ad un capannone, con coppie e piccoli gruppi di bagnanti sdraiati. C'è chi legge, chi gioca a racchettoni, chi dorme, chi si scambia sguardi d'amore, adulti, bambini...
Noi spettatori, vediamo la scena dall'alto. A ritmi regolari, i protagonisti cantano delle canzoni in inglese, che raccontano la loro vita.
Restiamo di stucco perché sono bravissimi. Riescono a farti vibrare l'anima, riescono a farti meravigliare, a piangere e a ridere allo stesso tempo... si perchè qui sei stato trasportato in una dimensione strana, diversa, staccata completamente dalla realtà.
Il tempo per sostare è stabilito in soli 20 minuti, ma è impossibile andare. E' come se le musiche ti incatenassero lì, come un moderno canto delle sirene.
Alla fine a malincuore e per il rispetto di chi sta ancora aspettando il suo turno dopo di noi, decidiamo di andare.
Tutti e tre siamo sorridenti e fieri di noi stessi per non esserci fatti scoraggiare dalla lunga fila...
Ce l'abbiamo fatta e ne è valsa proprio la pena.
Possiamo dire di avere visto dal vivo l'opera  vincitrice della Biennale 2019!!!

P.s. per godere delle meraviglie dell'arte a volte c'è da sudare ....il risultato però unico e meraviglioso arricchisce la nostra mente, il nostro cuore e la nostra anima!!!

Altre immagini della visita alla Biennale...







domenica 9 febbraio 2020

Biennale di Venezia? la mia Disneyland... Cap.1


maggio 2019

Sono le 8 del mattino.
Mi trovo alla stazione dei treni, con Chiara, una mia amica e collega.
È fine maggio, c'è il sole e per l'occasione mi sono messa la mia salopette preferita...
Si perché per un evento del genere, bisogna essere se stessi, e questo è ciò che mi rappresenta di più in questo momento...
Ora vi starete chiedendo "dove capperi andrà mai quest'oggi?...
Risposta: "vado a visitare la Biennale di Venezia!"
Lo so, lo so, un comune mortale penserebbe: "e vabbe' capirai...",
ma per la sottoscritta l'eccitazione è alle stelle!!!
Chiara mi guarda e mi dice: "sembri una bambina che deve andare a Disneyland..."
Io non trattengo più la frenesia, la guardo, le stringo le mani e le dico: "ti rendi conto che stiamo andando alla Biennale?"
Mi guarda, ride e mi dice a modo suo: "Oh Signor! Se non ti conoscessi bene, potrei pensare che tu sia sotto l'influsso di qualche droga... o rito di stregoneria!!!".

Arriviamo all'esposizione dell'Arsenale (la Biennale è suddivisa tra Arsenale, Giardini ed eventi collaterali) e all'ingresso non resisto devo assolutamente farmi fare una foto, da postare successivamente sui social, per far vedere a tutti, che io sono qua: alla Biennale!!!
È da quando l'hanno inaugurata, il 9 maggio scorso, che aspetto questo momento...
La mia compagna di viaggio è affascinata quanto me da questo mondo surreale e, in un attimo ci ritroviamo avvolte da questo vortice impetuoso che ci fa provare emozioni forti, a volte indecifrabili, ma belle perché ci danno la possibilità di ragionare, confrontare, parlare, fare discorsi quasi filosofici e ricercare significati, ahimè, a volte molto, molto improbabili!
Una delle opere dell'Arsenale che più mi ha lasciato col fiato sospeso e mi ha fatto provare paura è stata quella del padiglione delle Filippine: a piedi nudi si cammina sopra ad una struttura con un gioco particolare di specchi, che ti fa credere che se non ti metti in equilibrio sopra ad una pila interminabile di libri o quant'altro, potresti cadere in un buco nero profondissimo... dire che ero terrorizzata è poco ma è stato grandioso affrontare la paura!

P.s. Biennale d'Arte a Venezia... da fare almeno una volta nella vita... ( tanto poi non si smette più!)

P.s. Un giovane artista, da poco diplomato a Brera, che ho conosciuto di recente, ce l'ha con chi vuole per forza trovare un significato nelle opere... Ma questa è un'altra storia... che prima o poi vi racconterò!




martedì 4 febbraio 2020

Gustav Klimt e una lacrima sul viso

Io con Giuditta II, selfie a Ca' Pesaro, Galleria  Internazionale di Arte Moderna, Venezia

Ottobre 2019
 
Il mio ricordo va a circa 25 anni fa...
Mi ero trovata con tre amiche di scuola per vedere l'ultimo film "strappa lacrime" di Julia Roberts: "Scelta d'Amore".
Quattro ragazze, poco più che sedicenni, sdraiate ai piedi del divano (era più cool, che non sedercisi sopra...) a sgranocchiare patatine Pai, le mie preferite, quelle che ti si incollano ai denti, a sognare e piangere per questa storia romantica e allo stesso tempo tragica.
Proprio grazie a questa pellicola ho conosciuto "Il Bacio" di Gustav Klimt...
Un'opera di cui allora, sarà stato per il film, sarà stato forse per un primo accenno di passione, mi ero perdutamente innamorata!
Lo scorso settembre mentre ero in visita a Ca' Pesaro, la Galleria Internazionale di Arte Moderna di Venezia, ho "incontrato" il mio primo Klimt. Non me lo aspettavo! Non sapevo che era lì!
Stavo ammirando le tante altre opere e ad un certo punto... "Eccolo"!
Ero davanti ad un'opera di Klimt... ho guardato subito la didascalia a fianco per essere certa di ciò e quando lessi: "Giuditta II olio su tela, G.Klimt" il mio cuore ha sobbalzato.
Quasi non ci credevo! ...un turbinio di emozioni, di ricordi... tutto è tornato a galla e una lacrima è scesa sulla mia guancia... Ho scoperto il potere evocativo dell'arte!

P.s. L'Arte può sconvolgerti anche a sorpresa.


Giuditta II, 1909, olio su tela, Gustav Klimt, Ca' Pesaro Galleria Internazionale di Arte Moderna, Venezia 


martedì 28 gennaio 2020

Buon Compleanno Jackson



gennaio 2020 - ottobre 2019

Quando ho cominciato a lavorare al nido (ebbene sì, sono un'educatrice di asilo nido) circa... ok un bel po' di anni fa, mi sono divertita molto a far realizzare ai bambini delle tele, prendendo semplici lenzuola bianche o nere e facendovi cadere sopra colori a tempera che poi i bambini con cannucce, tappi di sughero e pennelli distribuivano a loro piacere. In fine mettevo anche un mio tocco personale gocciolando tempera acrilica.

Il risultato fu sensazionale... noi educatrici vedendo la bellezza di questi lavori organizzammo per la festa di fine anno una mostra... e senza averlo programmato prima i genitori si offrirono di comprare le diverse tele!
Ora ecco dove voglio arrivare: oggi 28 Gennaio ricorre la nascita di Jackson Pollock un artista americano che ho conosciuto (sarebbe meglio dire: ammirato una sua opera, ma mi piace l'idea di pensare di averlo conosciuto, scoperto) per la prima volta come tanti altri artisti al Peggy Guggenheim di Venezia. Quando mi sono ritrovata davanti alla sua opera (Enchanted Forest, 1947) il mio sguardo si è perso nei reticoli e nei segni dell'opera portandomi indietro nel tempo a quando dipingevo con i miei piccoli alunni. È stato un attimo. Mi sono gustata l'opera con calma assaporando ogni tonalità di colore, ogni tipo di segno. Chi mi accompagnava mi ha parlato di "dripping" che era questo modo del Signor Pollock di far gocciolare sulla tela stesa a terra il colore, immerso in una sorta di danza.
A distanza di qualche mese mi sono imbattuta in un libro che parlava di lui (Pollock Painting di H. Namuth , Mnemosyne) e diceva  che " Pollock  non sta semplicemente sgocciolando della pittura, lui estrae il pennello dalla latta della vernice e con un ampio gesto  lo passa alto sopra la tela creando delle linee di colore dapprima sospese nell'aria che poi cadono e si dispongono sulla tela imprimendo la traccia del loro passaggio".

Sapere tutto questo mi ha fatto apprezzare ancora di più il suo lavoro le sue opere.

P.s. Guardate su internet qualche video in cui si vede la sua magnifica danza....i vostri sensi ne saranno rapiti!!!