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martedì 27 ottobre 2020

Il libro #iorestoacasaescrivo è "uscito" ed io sono "dentro"!

 


Domenica 25 ottobre 2020

Oggi è una giornata particolare. Più che particolare. Ma cosa dico particolare? Decisamente strana. 

Ok, forse oggi è una giornata particolarmente strana. E importante. 

Quando ero ragazzina (nello spirito ci sono ancora) tenevo un diario. D'altronde, confessiamolo, chi non lo ha tenuto? Pensate che un giorno, presa dall'euforia della vita, mi ero scritta le10 cose che avrei voluto assolutamente fare almeno una volta nella vita. Ad esempio un viaggio in Polinesia in barca a vela, il giro del mondo con il "camperino" della VW,  un viaggio a NY e altre cose così, insomma... Sogni da adolescente ma che come il "tubino" nero, vanno bene in tutte le stagioni della vita. Tra queste promesse, ce n'era una più strampalata di tutte: pubblicare un mio scritto. Poi tutto è finito nel dimenticatoio. Più o meno...

Quando, qualche mese fa, su suggerimento di chi sapete voi (si Editor, il merito è tuo!) ho aperto questo blog, è stato per me un risvegliare quel desiderio dimenticato. Ed il fatto di condividere i miei post con voi, cari amici, è stato ed è, ogni giorno per me una conferma che forse non era poi un sogno così "strampalato" visto che qualche ideuzza... ce l'ho! 

Ma torniamo a oggi.

Questo pomeriggio ci sarà il "famosissimo" evento a teatro, di cui vi ho accennato qualche giorno fa (leggi QUI), organizzato dall'Associazione Cenacolo Letterario e Poetico di San Bonifacio, in cui verrà presentato il libro "#iorestoacasaescrivo", una raccolta di poesie e racconti scritti nel periodo del lockdown dove è presente anche il mio racconto.

Sono emozionatissima. Lo so magari esagero ma per la sottoscritta è un gran traguardo. Quindi, lasciatemelo dire, non esagero!

Mi vesto di tutto punto e quando dico alla mia piccola pesticciola: "Sai, oggi andremo alla presentazione del libro dove figura il mio racconto..." per risposta ho un "lamentoso": "Oh no! Quanto dura? Sarà noioso? Posso non accompagnarti e andare dai nonni?"

Ok resto basita.

"Ma che cavolo! La tua "supermamma" ha scritto un racconto. E per la prima volta, viene pure pubblicato in un libro e tu? Ti vuoi perdere questo appuntamento? Non vorresti nemmeno venire all'evento?"

"No mamma, non ho proprio detto questo... ho solo chiesto "quanto sarà noioso?"

Poi, vedendo la mia faccia stralunata, disperata e sconfitta, si mette a ridere e mi dice: "Ahahah! ci sei cascata! Ci sei cascata! Certo che vengo, la mia mamma diventa famosa ed io... Si, ma durerà poco, vero?!?"

Ok, sorrido. Si per la disperazione. Ma vi rendete conto? Ha solo 10 anni e si prende già gioco di una "Piratessa" come me! Non ci posso credere!

Comunque, arriviamo a teatro. Come sempre in anticipo. Giusto per comprare le copie che mi servono da regalare e autografare... Insomma anch'io ho i miei fans... c'è il mio racconto su quel libro!!!

Quando mi consegnano le copie richieste, io e Zoe andiamo a sederci. Prendo il libro in mano lo guardo e il mio cuore comincia a battere forte. Comincio a sfogliarlo alla ricerca del mio scritto. Non lo trovo. Non c'è! Ma si, dai... Forse c'è un indice... E... Sorpresa!!! Il mio nome e il mio racconto ci sono! Sono presenti nell'indice! Non è fantastico?



Si ma nel libro? Comincio a cercare la pagina e quando la trovo... resto di stucco! Yes! A pagina 145 si trova "In giardino con Marcel Duchamp" di Valeria Zanuso.

Straordinario! Che emozione! Non sto nella pelle!!!

Il mio racconto occupa ben 3 facciate... ah no ben 4... Wow! ma vi rendete conto? 4 FACCIATE!!!

Non potete immaginare cosa provo in questo momento. Dire che sono felice è poco. E' riduttivo. 

Sono la felicità fatta a persona. Zoe mi guarda e percepisce dal mio sguardo che questo momento è unico! Sente che è importante e mi prende la mano. Me la stringe fortissimo dimostrando di essere fiera ed orgogliosa della sua pazza mamma! Un gesto che mi commuove e mi rende fiera!

Ma non è finita!

Il relatore, introducendo la sezione racconti, specifica che trattano tutti di pandemia, natura, vita durante il lockdown e via dicendo. Tutti temi insomma... profondi di attualità e specifica che per mancanza di tempo farà solo una breve sintesi di 6 brani.

Guardo Zoe e le dico: "Ok, piccola il mio che parla di arte non verrà letto"

"Mamma ma sei triste se non lo leggeranno?"

-"Scherzi? Per me è già un sogno che sia sul libro...!"

E mi stringe la mano ancora più forte.

Poi, all'improvviso sento il mio nome. Faccio un salto sulla poltroncina! E Zoe scoppia a ridere. 

No, non può essere vero! Stanno parlando di me! Il relatore fa una sintesi di chi sono e del mio pezzo. 

E lì, ammetto, qualche lacrimuccia comincia a scendere sul mio viso. 

La pesticciola mi guarda ed esclama: "ma stai piangendo?"

"Si, amore, di gioia!"

Mi appoggia la testolina sulla spalla, ed io ora sono davvero felice!

Vivo un momento è unico irripetibile.

E voi, avete voglia di leggere il mio racconto? Si? Ok, allora rimanete sintonizzati... nei prossimi giorni vi accontenterò!


lunedì 7 settembre 2020

Calder: un artista felice!

Questo pezzo l'ho scritto qualche mese fa... prima delle mie peripezie in "Hotel 5 Stelle Scadenti"...
Vi racconto della scoperta di uno scultore per me straordinario:
 Alexander Calder  
 
 
 
5 aprile 2020


Finalmente ce l'ho fatta e ho trovato un artista felice... O meglio positivo e abbastanza "normale"! 

Ok mi rendo conto che "abbastanza normale" è una affermazione grossa. Effettivamente, da quando ho cominciato ad interessarmi a questo magico mondo, mi sono accorta che molti artisti hanno veramente delle menti contorte e fanno anche spesso una... finaccia. Ciò che mi fa più ridere è che Zoe, mia figlia, la prima domanda che mi fa riguardo ad un artista è: "Mamma, questo artista è ancora vivo?". 

E purtroppo, quasi sempre la risposta è: "No

A quel punto inizia il "terzo grado": "Ma uffi! Ma sono tutti morti? E come è morto? E quanti anni aveva? Era famoso?" Al che, le sue considerazioni sono: "Oh poverino! Mi dispiace! ma tu lo conoscevi... ect. ect.".
 

Non so che idea si stia formando nella sua testa, ma sono comunque contenta che gli si stia formando comunque un'idea. Perché l'arte è questo che deve fare: smuovere le menti o meglio come diceva Picasso: "L'arte scuote dall'anima la polvere accumulata nella vita di tutti i giorni

 
Ora, vi starete chiedendo "Di chi mai vorrà parlare?". Prima di dirvelo volevo raccontarvi questo piccolo aneddoto:
- Qualche anno fa, quando ho cominciato a lavorare al nido, mi è capitato tra le mani un libricino che parlava di attività per bambini 0-3. Ricordo come fosse ora l'immagine di un giochino o meglio di un "mobiles" fatto con dei pesciolini di cartone e sotto cui vi era scritto "prendendo spunto dai mobiles di Calder". Ok avete capito è di lui che vi voglio parlare!
Ora quella frase, mi è sempre rimasta impressa perché avevo appena imparato che un certo signor Calder aveva creato per la prima volta una "Cosa" di questo tipo (ancora non sapevo che una "Cosa" così si potesse chiamare scultura)! In tutti questi anni non mi sono mai preoccupata una volta sola di andare ad approfondire chi era costui... Ok, sapevo che era una persona sicuramente creativa, ma punto.

Poi mi sono innamorata! Dell'arte intendo, cosa avete capito! Ed ho approfondito alcune cose...

Prima fra tutte, credevo fosse un maestro giovane e molto creativo. Seconda cosa, pensavo fosse un pedagogista all'avanguardia (visto che faceva giochi divertenti per bambini). Terza, ehmmm... Non c'è due senza tre... ero stra convinta fosse francese!!! Avete pure il permesso di ridere, rido pure io delle mie stesse gaffe... e non mi vergogno nell'ammettere che fino a qualche anno fa... Ok, mese fa... non avevo la più pallida idea di chi fosse.

Come si dice? "Meglio tardi che mai!"
Partiamo dal fatto che Alexander Calder è nato, vissuto e morto negli Stati Uniti. E già qui, andrei pure a nascondermi... e prima di tutto fu un un ingegnere e poi un artista. 

E che Artista! 

Pensate solo, che quando ho accennato al mio Editor che avevo cominciato a scrivere qualcosa su di lui, la risposta è stata: "Certo sei andata a cercarti il più semplice... come sempre!" Ed io, che ammetto sulle battute arrivo sempre un po' tardi, ho risposto: "Ah cavoli, non è tanto importante? vabbeh, fa niente..." Il ringhiare dall'altra parte del telefono mi fa capire che non ho capito, per l'ennesima volta il senso... Cosa ci posso fare!!!
Calder è quello che ha completamente ribaltato il concetto di scultura, trasformando ciò che era di solito concepito come pesante, imponente e solido, in uno svolazzare di forme bidimensionali. Si è ispirato molto al lavoro di Mirò (Ve lo ricordate? Quello che trovate appeso nelle pareti degli studi dentistici? Ah no? Allora cliccate QUI!). Infatti i suoi Mobiles (nome geniale coniato dal suo amico Marcel Duchamp, di cui vi ho già parlato in diverse occasioni... clicca QUI...) sembrano rappresentare dal vivo i soggetti fluttuanti del collega spagnolo. I Mobiles sono davvero fluttuanti perché sono sospesi e attaccati a dei fili. Le loro forme si spostano nello spazio, oscillano, cambiano posizione a seconda dei movimenti delle persone che vi stanno intorno e dell'aria che circola nella stanza. Come dice  Alessandra Redaelli in uno dei suoi saggi, non ricordo quale... "nella sua semplicità quella di Calder è una delle intuizioni più geniali della storia dell'arte. Aprire la scultura alla libertà formale, lasciarle uscire dalle gabbie dei materiali tradizionali significa dare il via a una serie di sperimentazioni che non si sono ancora fermate significa spalancare lo spazio e invitare l'artista a occuparlo come meglio crede e con i materiali che preferisce. Insomma senza Calder le grandi strutture site-specific che oggi chiamiamo installazioni non esisterebbero".


Andando avanti con le mie ricerche scopro poi, che questo signore è tra gli artisti che in teoria, avrei dovuto studiare al liceo... Ora se torno indietro al periodo delle superiori, visto che comunque alle medie facevo solo pessimi disegni ed elaborati artistici di dubbio gusto, ricordo che avevo un bellissimo professore... Ops, scusate, un pessimo libro di storia dell'arte, in cui le foto erano talmente piccole e scure che era difficile distinguere un'opera di Raffaello da un'opera di Picasso. 

Per non parlare poi delle didascalie che accompagnavano le varie immagini: talmente piccole che al solo vederle ti facevano passare qualsiasi voglia di studiare! Tutto sommato però, le lezioni della 2^ erano fantastiche! Si perché il professore era veramente affascinante, ehmm... mi correggo, bravissimo! 

E fu l'unico anno in cui aspettavo le lezioni di storia dell'arte con gioia e voglia di fare... ehmm... di applicarmi... intendo! 

Pensate, l'unico anno in cui ho avuto 9+ (credo che il mio entusiasmo abbia influito non poco... tanto per capirci... quell'anno, di arte non ho imparato nulla se non l'equazione Storia dell'arte = Prof. Figo!!!). 

Poi, come tutte le cose belle, prima o poi finiscono e l'anno dopo cambiando professore, la storia dell'arte è precipitata di nuovo nel dimenticatoio.


 


Tornando al nostro Calder, scopro che è un uomo estremamente positivo, che vuole esprimere la sua gioia di vivere. 

Pensate che già quando era piccolo,  come regali di Natale per i suoi parenti aveva realizzato sculture oscillanti (siamo nel 1908). Incredibile! 

Tanto per farvi un piccolo quadro familiare sappiate che Calder proveniva da una famiglia di artisti. Il nonno, lo scultore Alexander Milne Calder, nacque in Scozia ed emigrò a Philadelfia nel 1868. È l'autore della colossale statua di William Penn in cima alla torre di Philadelphia City Hall. Il padre, Alexander Stirling Calder, è stato anch'esso uno scultore noto. Ha prodotto molti monumenti pubblici, per lo più a Philadelfia. La madre, Nanette Lederer Calder, era una ritrattista  professionista che aveva studiato a Parigi.
 

Oh Santa polenta! 

Ora, forse pure io se avessi avuto una famiglia alle spalle così "invischiata" nel mondo dell'arte, sarei potuta diventare un'artista importante! Nooo? Uhmmm... Ok forse la famiglia importante può influire... ma credo in minima parte. E' l'estro creativo che conta, ed io, il mio, ho appurato dai disegni anche di maestra per insegnare ai bambini (questa è un'altra storia...) non esiste! Deve essersi dato letteralmente alla fuga! 

Per non annoiarvi ulteriormente ritornerò a parlarvi presto di Calder intanto andate a guardarvi i suoi mobiles, tornerete sicuramente tutti un po' più bambini!


P.S. Il vostro Prof. di storia dell'arte delle superiori, com'era? Figo come il mio?

sabato 11 luglio 2020

Una Louis Vuitton per Mr. Duchamp

Venerdì 10 luglio 2020

Sto decisamente meglio. Ogni giorno sempre di più!
Anche se ancora non ho proprio tutte quelle energie che mi consentono di fare proprio tutto ciò che mi piacerebbe fare...
Ad esempio leggere, scrivere, andare per mostre... 
E allora? Allora rispolvero "vecchi appunti da blogger"... 
Il pezzo che segue mi sembra buono e neanche troppo vecchio... 



aprile 2020

RICORDI...

C'è stato un periodo della mia vita, qualche anno fa, che avrei pagato oro per avere una fantastica borsa di Louis Vuitton (Vabbeh, un puro capriccio femminile!...).
E nonostante tutti lo sapessero, nessuno mai me l'ha regalata...
Si perché una Vuitton deve essere regalata, almeno nel mio caso e visto le mie personali finanze!
A proposito, non è che ho cambiato idea... se fra voi, ci fosse qualche anima buona che...
Ok, scherzavo... comunque se... voi chiedete e io vi mando il mio indirizzo in privato... ok?

Sapevano forse che dopo una stagione l'avrei rinchiusa in un armadio?
O più probabilmente non avevano soldi da spendere in frivolezze... bah non ne ho idea, comunque resta il fatto che non ce l'ho! E qui non vorrei ripetere il discorso di prima...

Ricordo ancora che pur di sfoggiarla ne avevo acquistata una "a secchiello", in spiaggia da un ambulante non proprio autorizzato...
Ne ero talmente fiera e orgogliosa, che la mostravo a tutto il parentame e visto che l'avevo contrattata e acquistata per "sole" 20 mila lire, ne ero doppiamente orgogliosa!

Solo, quando la mostrai a mio fratello Edo rimasi profondamente ferita.
Si mise a ridere dicendo: "Dove hai acquistato questo splendido tarocco?!?" detto per di più, con voce chiaramente "da presa in giro"!
Io, provai per un po' a sostenere che era assolutamente originale ma, quando mi fece notare che al posto della V di Vuitton c'era la W...  di WC... dovetti arrendermi ed andare a sotterrarmi...
Ma scusate, Vuitton non era con la doppia W?!?

Già da lì, si poteva intuire quanto me ne intendessi di moda.

L'apice arrivò qualche anno più tardi quando la mia carissima amica Erica mi disse: "Senti Vale, mia suocera mi ha regalato una Vuitton la vuoi? Io non la uso perché ne ho già altre, ok non è originale ma è fatta bene...".

Come non accettare una proposta del genere? Ovviamente quando la vidi capii immediatamente il perché la mia amica aveva deciso di sbarazzarsene... sembrava un modello adatto a una "signora per bene" di 90 anni!!!

Sono passati anni e ad oggi fortunatamente il mio cervello si è evoluto... spero, e di conseguenza le priorità sono cambiate (ripeto, comunque se ve ne avanza una... io sono qui...)

Oggi pagherei oro per avere una vera opera d'arte appesa alla parete di casa mia e poter girare il mondo per vedere i musei di cui sento tanto parlare.

Vi starete chiedendo  "Beh? E allora, che cavolo ci importa della pappardella della borsa che tanto non ce l'hai?" Calmi, calmi adesso ci arrivo... Scusate ma avete bevuto il caffè?
Sapete il mio Editor è più accomodante quando beve il caffè... un doppio caffè per l'esattezza!

OK, HO DIVAGATO ANCORA UNA VOLTA!

Dovete sapere che un paio di volte, nelle mie scorribande in giro per musei, ho avuto la fortuna di incontrare opere del famosissimo Marcel Duchamp.

Solo che in quel momento non capivo ancora perché fosse così importante.

O meglio sapevo che da lui era esplosa tutta quella che sarebbe stata poi definita arte contemporanea nel XX secolo... la mia preferita...
Ma a parte "fontana" (l'orinatoio rovesciato di cui vi ho già parlato in diverse occasioni) che era il simbolo di inizio di una nuova era per l'arte... non conoscevo altro.

In queste due mostre, fatalità, ho avuto occasione di vedere due opere uguali, ero ancora in quella fase in cui, o conosco qualcosa di famoso che mi fa tremare le gambe o sorvolo e chi s'è visto s'è visto! E in quelle due occasioni, ho avuto la sfrontatezza di guardarle con talmente tanta superficialità che mi chiedo ancora perché, in entrambe le occasioni le ho comunque fotografate... Ora lo so!

Sapevo che sarebbe arrivato il momento in cui il fato, me le avrebbe riproposte. Ed è successo proprio così.

L'altra mattina ho "bevuto il caffè" a Palazzo Maffei.

Indovinate un po' di cosa si parlava? Si proprio della "boite en valise" l'opera di Duchamp che ho visto in quelle mie avventure!!! Fantastico! E indovinate un po' cosa ho scoperto?
Che "Boite en valise", ovvero scatola in valigia, è un piccolo museo portatile.
L'artista dadaista seleziona ben 69 opere e le inserisce una valigia in pelle di LOUIS VUITTON!!!

Ecco qui svelato l'arcano mistero di quel prologo...!
Vi sono al suo interno miniature polimateriche e riproduzioni fotografiche a colori delle sue opere.
Viene venduta ai collezionisti attraverso un modulo di abbonamento spedito il 1° gennaio del 1941. Le versioni  realizzate tra gli anni 40 e 60 sono 312.

Il concetto di Valigia o Museo Portatile, era per l'autore una sorta di metafora. In maniera quasi profetica ipotizzava un arte "pret a porter".

Le riproduzioni delle opere inserite in queste "scatole portatili" si datano tra il 1910 e il 1937 e sono tappe emblematiche  della carriera stessa di Duchamp... dall'opera futurista "nudo che scende le scale" fino ai primi Ready-Made.

Insomma, lo stravagante signor Duchamp, viene considerato uno dei massimi esponenti del dadaismo, corrente che mette in crisi l'idea normale di opera d'arte e rifiuta ogni logica fino ad allora perpetuata.

Anche se lo stesso Duchamp non accetta di essere messo dentro a questo gruppo.


Egli ha creato una nuova immagine di artista intellettuale che si propone sempre in maniera inaspettata anche per il solo piacere di essere diverso dal normale: "un artista a elevato tasso di anormalità", inteso come rifiuto di qualsiasi norma a pratica sia di arte sia di vita".

Dopo gli anni 20 e dopo il successo planetario ottenuto si allontanò dall'ambiente artistico e si dedicò al gioco degli scacchi.
Ma nonostante questa volontà di estraniarsi da tutto e da tutti, divenne una figura importante di riferimento del gruppo surrealista e dopo la seconda guerra mondiale sarà ancora un punto di riferimento per gli artisti dagli anni 50... fino ad arrivare ad oggi.

Ecco, ora che so tutte queste informazioni, vorrei assolutamente rivedere le opere viste ahimè, quasi di sfuggita. Pesto i piedi per terra come una bambina perché sono imbufalita da me stessa! Perchè, e mi ridomando perchè? Uffi, odio il fatto di aver visto quelle opere quando non ero ancora pronta!
E dire che mi è capitata l'occasione per ben 2 volte... Mannaggia! più ci penso e più potrebbe uscirmi il fumo dalle orecchie!
Ok finché i musei saranno "off limits" mi accontenterò di guardare le opere della mia galleria fotografica o in rete... ma appena mi sarà possible tornarci...

Cosa posso fare ora? Avete idee? Forse una cosa ci sarebbe, mangiare una bella fetta di torta appena sfornata dalla mia pasticciera preferita: mia figlia Zoe!
Devo ancora capire da chi capperi ha preso perché in famiglia nessuno è bravo a fare i dolci come lei e spesso non segue nemmeno le ricette...
che sia una nuova dadaista? Bah l'importante è che continui così!!!

P.S. Non vorrei sembrare insistente... ma avete una Louis Vuitton che vi avanza?

sabato 11 aprile 2020

Marcel Duchamp, non ti temo!



4 aprile 2020

"Lo faccio ora!"
"No, no aspetto..."
"Ma si dai, ci provo!"
"Mah, forse è troppo presto..."
"Però è Lui! E non lo puoi evitare a vita"
"Giusto! ma magari no, non sono ancora pronta..."
"Ooooh ufffi!"
"Ok, ho deciso, o la va, o la spacca!!!"

Ops! Ma ci siete pure voi?
Scusate pensavo ad alta voce e immaginavo di essere sola soletta con i miei imperterriti punti di domanda e punti di sospensione! (avete notato? ne faccio un abuso quasi fastidioso!).
Se ci fosse una macchina creata apposta per conteggiare i punti di domanda e le cavolate che sparo, e aggiungo, quelle che faccio, credo che per saturazione durerebbe giusto 24 ore, non un minuto di più!

Ok ammetto che la serietà e la compostezza, non sempre sono parte integrante della mia routine quotidiana.
Ma che ci volete fare bisogna anche vivere...
Vivere serenamente aggiungo, che non vuol dire infischiarsene delle buone maniere anzi, io le rispetto eccome, vuol semplicemente dire: "godiamoci quel che accade spontaneamente!".
Ecco forse a volte la mia spontaneità supera un po' i limiti... vi state chiedendo se ci sono dei limiti di spontaneità? Ehmmm... e che ne so! ... Vabbeh ok, procediamo!

Nel mio "corso di acculturamento artistico", spesso, dove mi giro "lui" è  lì presente.
Ho sentito parlare di "lui" che ha aperto le danze all'arte contemporanea.
Grazie a "lui" possiamo godere di tutta l'arte meravigliosa che è nata dal 1917 anno in cui...
Oooooh... scusate vi state forse chiedendo... "Ma lui, chi è?" TATANNN (musica solenne... suspance... TATARATATANNN...)
"Ops, mi sono fatta prendere un po' dall"entusiasmo... o forse sto cercando di prendere tempo per capire se sono veramente pronta a parlarvi di "lui"...!"

Ok, basta esitazioni. Partiamo!

Lui è: Marcel Duchamp!


Pensate che grazie al suo pensiero è cambiato il modo di fare arte e di pensare all'arte.
Ma vediamo un po' più precisamente che cosa fa costui.
Nel momento in cui decide di smettere di dipingere, era infatti un pittore, comincia a creare i suoi READY-MADE (ovvero, già fatto), cioè  oggetti presi dalla vita di tutti i giorni ed elevati ad opera d'arte.
Ok, ora con ciò non si vuole dire che da quel momento ogni oggetto può diventare un'opera d'arte. E nemmeno che ogni persona può essere un vero artista...

Le cose già fatte, diventano arte perché l'artista conferisce loro il nome e l'identità di opera d'arte... L'artista sceglie una cosa che per lui ha un significato e le dà una dignità diversa da quella di un semplice oggetto. L'artista ha quindi un'idea, unica, irripetibile. E soprattutto un potere ineguagliabile!

Prendiamo per esempio "scolabottiglie" del 1914: se lo guardiamo è un semplice scolabottiglie, ma Duchamp ha cambiato la sua funzione, e di conseguenza anche il suo significato e per far si che la sua nuova natura artistica venga accettata, deve inserirlo in un luogo consacrato ad arte tipo un museo o una galleria, cioè  deve farlo entrare in relazione con il resto del mondo.
Quindi Duchamp ha tolto lo scolabottiglie dal suo luogo naturale, la cantina, ha messo la sua firma e lo ha messo in un museo, dandogli un nuovo significato artistico.
Alice Zannoni, nel suo libro "L'arte contemporanea spiegata a mia nonna" (vedi il post che le ho dedicato qui), fa un esempio che ci può chiarire le idee: "se io domani mattina vado in un museo mi tolgo le scarpe e le lascio in mezzo alla sala stai pur sicuro che qualcuno si mette a guardarle con interesse diverso rispetto al fatto che siano ai miei piedi, perché?... il fatto di vedere le scarpe in un museo, rispetto che ai miei piedi, ti porta a pensare che possono essere un'opera d'arte".

Da ciò possiamo capire l'importanza del CONTESTO.
Quindi per fare di un oggetto un'opera d'arte non basta solo l'idea, importante è che poi vada a finire in un museo, in una galleria, in un giusto contesto: uno scolabottiglie in cortile resta uno scolabottiglie, dentro il museo, alle gallerie, alle mostre è arte!!!
Curiosità: la sorella dell'artista, quando lui era in America, ha ripulito lo studio in Francia e trovandolo lo ha buttato via!


Nel "1917" data che sancisce il passaggio dall'arte moderna a quella contemporanea, Duchamp presenta il suo ready-made più importante "fontana". Un orinatoio rovesciato esposto come fosse una scultura.
Con questa opera realizzò una straordinaria provocazione concettuale, non rivelò che era lui a farla, la firmò con lo pseudonimo Robert Mutt, e la presentò perché fosse messa nella mostra annuale di artisti indipendenti di New York, l'opera venne rifiutata dal comitato organizzativo di cui lui stesso  faceva parte.
Per protesta Duchamp si dimise.
Ma questo fu solo l'inizio.
Infatti denunciò la censura sulle pagine di una rivista, pubblicando la foto della sua opera e innescando una polemica colossale.
Il signor Marcel produsse solo una trentina di ready-made che possono essere suddivisi in due categorie:
1- il  "ready made puro" promosso opera d'arte dalla semplice scelta dell'artista (ad esempio lo scolabottiglie o l'orinatoio);
2- Il "ready-made aiutato" cioè con qualche lieve intervento dell'autore (ad esempio "ruota di bicicletta" del 1913)

Chiama il mio Editor, sicuramente vuole assicurarsi che la sottoscritta stia facendo qualcosa pro-blog e che non stia solo contando i peli che le stanno crescendo sulle gambe, visto che l'estetista è clamorosamente chiusa vista la quarantena e la cosa sta degenerando (che Editor di poca fede mi sono andata a cercare... ma forse non sa che esistono altre tecniche per depilarsi....vabbè è un uomo!).

Ovviamente rispondo pimpante perché sono tutta "intrippata" con questo post e lui, appena viene a conoscenza dell'argomento che ho scelto di trattare...: "ahahahah qui ti voglio!!!"
Uhmmm, ho come l'impressione che voglia insinuare che è un compito arduo, difficile...
Ma pronta ribatto che mi sono guardata video, ho letto libri e... quando lui mi interrompe e dice: "Lo sai che Duchamp ad un certo punto ha mollato tutto e ha cominciato a giocare a scacchi?"
Mi spiazza... che mi stia prendendo in giro?
L'unica risposta possibile per non fregarmi è: "certo che lo so!!!"
Mento spudoratamente, perché voglio fargli vedere che so... quasi tutto!!! (Certo è, che quando correggerà questo scritto lo verrà a scoprire che ho... "Editor su dai, non te la prendere, è una piccola bugia bianca!!!").

Vorrei parlarvi di tante altre cose che riguardano questo artista, ma il tutto diventerebbe pesantuccio non credete?

Quindi ho deciso di mia spontanea volontà. Divido questo argomento in due parti, perchè...
Ok, lo confesso: ho chiesto consiglio al mio Editor che mi ha prontamente risposto che ha altro da fare in questo momento...( uffa! solo perchè oggi l'ho già chiamato quelle 12/13 volte... )e non occorre che lo stressi più di tanto per delle piccole inezie...
Caspita a volte ha proprio un bel caratteraccio! Come se le mie perplessità fossero di poco conto....
Lui non ha capito che qui (indico la mia testa) si sta formando l'Arte? È una responsabilità questa, non da poco!
Mi sento investita dell'arduo compito di raccontarvi tutto quello che scopro di questo fantastico mondo e lui...
Vabbeh il resto della storia di Duchamp, ve lo racconto in un' altra occasione, magari andando in giro con la sua valigetta!!!

Ora direte cosa c'entra la valigetta? Continuate a seguirmi... e lo scoprirete!

P.S. ora non pensate di diventare tutti artisti in un nano secondo...
quel periodo è, ahimé, passato. Ora dovreste trovare un'idea strabiliante, innovativa, rivoluzionaria... Ma chissà, magari tra di voi qualcuno ce l'ha già... su forza allora...


- LA FRASE DEL GIORNO -

"L'arte è un gioco fra l'artista e lo spettatore"

Marcel Duchamp



sabato 28 marzo 2020

L'ARTE NEL CESSO di Francesco Bonami



12 marzo 2020

Questa mattina, dopo aver scritto un post su Picasso (vedi post), fatto in anticipo le pulizie di primavera, fatto fare i compiti a Zoe e preparato il pranzo, mi sono letteralmente lanciata sul divano in posizione "Torneo di Pennichella"...quando è squillato il telefono!

La prima reazione è stata quella di far finta di niente... tanto, che urgenza potrà mai esserci. Siamo tutti rinchiusi in casa!

Poi il buon senso ha prevalso dicendo "forse è importante... non si sa mai".

Decido così di rispondere e vedo (come nei film) che dall'altro capo del telefono c'è Mr. Gallery, il mio Editor.
"Pronto!" dico tutta contenta, "Allora piaciuto il pezzo su Picasso?" e dall'altra parte: "Certo ottimo! Già sistemato e programmato! Ora cosa stai producendo? A cosa stai lavorando?"
Al che, col sorriso più bello che ho, anche se non lo può vedere dico "A dire il vero stavo per mettermi a leggere il libro di Francesco Bonami, "L'arte nel cesso" (ed. Mondadori n.d.a.).
Una piccola bugia bianca, per quieto vivere anche perchè se sapesse che in realtà ero pronta fare, e soprattutto vincere, il torneo di cui vi ho parlato prima...

"Bene" risponde lui "E' un libretto. E' veloce. Mi aspetto uno scritto per questa sera alle 18'00!!! Buon lavoro! E su, su, dai, fai qualcosa!". E riattacca!

Ecco ora mi chiedo, ma Santa polenta! Perché ha prevalso il buon senso ed ho risposto?!?
Vabbeh, visto che comunque in casa bisogna stare, tra uno sbadiglio e l'altro mi metto a leggere sul divano. BIG MISTAKE!


Ok, meglio sedersi a tavola. Con la matita pronta per possibili appunti e... Doppia dose di caffeina! Comincio a leggere e tra fare merendina (il the delle 17'00 è sacro), cercare di studiare i romani con Zoe e altre minuzie, riesco per le 19'00 a finire di leggere il libro. Evvai!

Ora ho la mente fusa ma, come dice sempre il mio Editor, "Batti il ferro fin che è caldo quindi, su che è il momento perfetto!".

E quindi, eccomi qui a scrivere queste righe su questo interessantissimo libro scritto con un linguaggio amichevole, ironico, divertente e colto. Bonami parla dell'arte contemporanea, nata con l'orinatoio  di Duchamp del 1917 e secondo lui, terminata 100 anni dopo con il wc d'oro massiccio, intitolato "America" di Cattelan (tornato da poco agli onori della cronaca in quanto rubato).


Fra le pagine, parla di vari artisti, sostenendoli e a volte criticandoli, senza mai essere offensivo. Sostiene che l'arte contemporanea si è conclusa. E' arrivata ad un punto in cui gli artisti tendono a ripetersi.
Gli artisti, secondo lui, devono trovare un nuovo modo di fare arte.
L'arte contemporanea di solito stupisce, crea scalpore, anche se però a volte scoraggia chi la guarda.  Succede allora che chi va al museo non comprende nulla. Perché? Perché manca un qualcosa che spieghi il significato dell'opera. Una sorta di "Libretto di Istruzioni". Quindi è importante il rapporto tra fruitore, artista e museo, perché l'arte deve suscitare nel bene o nel male, una reazione, una sensazione e indurre chi la guarda a capirne il significato.

L'autore ci fa comprendere più a fondo alcune opere di artisti famosi e insinua in noi il dubbio se "è  una vera opera o è solo meraviglia?".
Critica l'alone elitario dell'arte, perché l'arte deve essere accessibile a tutti e non solo per il significato... In questo senso l'arte dovrebbe aprirsi al mondo intero.
L'arte serve all'essere umano per camminare meglio attraverso i periodi più o meno bui della sua storia.
Senza l'arte la nostra anima sarebbe più povera, più triste.
Ognuno deve trovare l'arte giusta per se!

Questo libro mi ha arricchito ancora di più e sono felice di averlo potuto tenere tra le mani emozionandomi come sempre, ridendo e parlottando tra me e me, facendo magari anche strane facce... ovviamente con immancabile stralunamento di Zoe che oramai guarda sua madre come una "pazza scatenata malata d'arte"!

P.s. A volte fare le cose controvoglia ti fa venire la voglia di farle e rifarle!



- LA FRASE DEL GIORNO -
 "lunga è la vita se è piena"
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