Visualizzazione post con etichetta Wassilj Kandinskij. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Wassilj Kandinskij. Mostra tutti i post

sabato 27 giugno 2020

A Vicenza fra Sacro e Bellezza scelgo Kandinskij


27 giugno 2020

Questo di fatto, è il mio vero primo "Post" scritto per il blog dopo il mio personalissimo "Block" Down.
In verità la bozza l'ho scritta oramai tanto tempo fa... più o meno a fine febbraio... pochi giorni dopo avere aperto il blog... 
Anche se breve, voglio rincominciare da qui. Da quando potevo andare in giro per mostre (presto tornerò a farlo), quando ancora non sapevo tante cose e a muovere le dita sulla tastiera era solo l'emozione.

--------------------------------

novembre 2019

Vi ricordate di quando sono andata in quel di Vicenza per vedere la mostra su Kandjskij, Chagall e Gončarova? Vabbeh, se proprio non ricordate, potete andare a vedere il post cliccando QUI.

In quel breve scritto, vi ho raccontato dell'incontro "folgorante" con il mio primo Basquiat, e del vero motivo del mio viaggio...

Ecco, oggi se non mi sovviene qualche altra pazza idea, vi racconterò di quella trasferta vicentina. Motivo: la mostra Kandinskij, Gončarova e Chagall. Sacro e bellezza nell’arte russa

Partiamo dal presupposto che Kandjskij e Chagall li ho sempre visti in quelle orribili riproduzioni da studi medici (a questo proposito ci ho scritto anche un pezzo, ricordate? Ah no? vabbeh uffi... allora cliccate QUI...), la Gončarova non so, o meglio, non sapevo chi fosse...
Direte voi: "Caspita! Siamo a cavallo!!!" Certo ci siamo!!!
(n.d.r. Anche su di lei ho scritto un pezzo... A riCaspita! ma quanto ho scritto? Lo ricordate? Ok siamo alle solite... allora cliccate QUI)

Sono infatti convinta sia utile per allargare i propri orizzonti, conoscere, ricercare, scoprire, per poi magari apprezzare o no. Questo vale anche per le opere (o gli artisti), che abbiamo sempre reputato noiose e quindi prive di interesse.
Eccomi dunque, pronta a scoprire cosa c'è di meraviglioso in questa mostra!!!
Sempre se c'è, ovviamente!


La dea bendata mi ha assistito.
La prima opera che incrocio è un'opera che fatico a riconoscere come frutto delle mani di Kandjskij... Un'opera che letteralmente mi ha fatto vibrare. Se non fossi venuta qui oggi, non avrei mai potuto pensare che questo artista potesse aver fatto un dipinto così bello!
"Il muro rosso, Destino" questo è il suo titolo.
Il mondo rappresentato dall’artista è diviso in due. Il muro rosso definisce il confine tra un villaggio sullo sfondo e le due persone che si stagliano in primo piano.
"Il muro rosso. Destino” è l'interpretazione di un mondo interiore, che si esplicita con forme e colori legate al Destino, attorno al quale ruota la vita.

In questo modo, il muro rosso che divide il dipinto in due, diventa una linea sottile, su cui è difficile rimanere in equilibrio.
Trovo questo dipinto molto più bello e profondo di tutte le altre opere da lui prodotte. Incredibile!

Spostandomi nella sala a fianco incontro un dipinto di Chagall... non si può fotografare, ma sono convinta che non è quello giusto per me, non mi entusiasma. Lo trovo e qui perdonatemi, troppo piatto privo di vitalità.
Arrivo poi dalla Gončarova, che trovo si interessante, ma non so ancora che da lì a 15 giorni vedrò una mostra a lei dedicata a Firenze, a Palazzo Strozzi (Vi ho già scritto prima di questo evento nelle n.d.r.).
Quindi vi lascerò col fiato sospeso e solo allora vi parlerò di lei svelando cosa ne penso!

P.S. Quando vai ad una mostra lascia a casa i pregiudizi!

lunedì 11 maggio 2020

Con Kandinskij dal medico...


aprile 2020

Qualcuno mi deve spiegare perché cavolo nelle sale d'aspetto degli ambulatori medici, dentistici, sono appese alle pareti riproduzioni fatte male e soprattutto incorniciate da far rizzare i capelli a chi non ne ha( il riferimento è puramente casuale...) di opere appartenenti a Mirò o a Kandinskij???

Non so a voi, ma a me danno proprio un senso di tristezza.
E alla fine hanno fatto crescere in me l'idea, che questi artisti non mi piacciono affatto!

Certo, una come me, con la mia esperienza... (assai ridotta), mica può pretendere un taglio di Lucio Fontana (certo Editor, mi correggo "concetto spaziale, attesa"!), però Kandinskij e Mirò relegati a squallidi componenti di arredo, proprio non li sopporto!

Anche se è poco che bazzico in questo mondo, farei una bella proposta a tutti questi studi professionali.

Come mi hanno detto, e la fonte la ritengo più che attendibile, sia all'estero che in alcune grandi città italiane, in molti studi professionali (medici, specialisti, dentisti ma anche avvocati e commercialisti), vengono ospitate alle loro pareti, piccole mostre temporanee di artisti emergenti.
In alcuni casi con tanto di presentazione critica, invito, rinfresco e... insomma una vera e propria inaugurazione... un "Vernissage"... mi dicono che si dice così... mah... questo mondo dell'arte con tutti questi suoi vocaboli e paroloni...

Ok, torniamo al dunque... qual era? ah si... eccomi...

Questa mattina il mio Editor mi ha inoltrato su Messenger il link per andare a vedere i video fatti da Carlo Vanoni, l'autore del libro "a piedi nudi nell'arte?" cui vi ho parlato qualche post fa.... (vi ricordate....No?!? Ok, se volete potete trovarlo qui!)

L'idea che mi sono fatta di questo storico dell"arte è strana.
Nel senso che immagino lui, e tutti gli appartenenti a questa categoria, una persona con più di 50 anni... non vecchia ma con la "pesantezza" di un ruolo alquanto arduo, difficile ed impegnativo... Risultato una persona "barbosa"!


Quando vedo la proposta del mio Editor, subito mi parte uno sbadiglio "mega galattico" talmente è grande la bocca... e poi sbuffo... nel senso che penso che sicuramente mi addormenterò nel giro di pochi istanti... Si, anche se mi sono svegliata da poco più di un'ora! Ed ancora, nonostante il caffè non ho iniziato a carburare...

Decido comunque di dargli una chance. E prima di cliccare il link mi ripeto: "Dai, il tuo editor ti conosce. Abbi fiducia non sarà così pall....ehm noioso!"

Ok clicco!

Stupore e meraviglia!

Quello che mi trovo davanti non ha per niente l'aria da topo di biblioteca... né da storico dell'arte invecchiato... anzi...

In soldoni, l'idea "fisica" del Vanoni narrante, era di un uomo grande, robusto, con gli occhiali e gran pancione alla Philippe Daverio... ma mi ritrovo un tipo di 50 anni, con fare giovanile capello lunghetto, niente occhiali e pure in linea!
Lo "slang" che usa è si da persona colta e divertente.
Guardo un po' di video. Per farmi un'idea. E mi fa ridere perché passa, dal parlare di artisti dal suo bello studio pieno di libri, alla strada che percorre tutti i giorni, per andare a fare la spesa, mentre è alla guida dell'auto in autostrada ed in altre strane situazioni.

Mi lancio e decido di guardare il video di oggi ha dedicato a Kandinskij.

Il racconto che ne fa in pochi minuti, non è per niente noioso.
Anzi, scopro cose che finalmente mi fanno rivalutare questo artista.
E così vengo a sapere che Kandinskij è arrivato all'arte astratta dopo anni di attività in cui aveva dipinto paesaggi seguendo i canoni  dell'espressionismo (vi avevo già accennato qualcosa nel post dedicato al Principe azzur.. no, scusate al Cavaliere Azzurro...).

Poi dopo aver scritto il libro "lo spirituale nell'arte" si accorge che "occorre che la pittura con le sue forze diventi un'arte astratta e diventi finalmente una composizione pittorica. Per arrivare a ciò i mezzi sono due: forme e colori".
Quindi non più tetti e case, ma triangoli, quadrati, cerchi.... e colori. Tanti colori!

Ascoltare ciò che racconta è piacevole e quando arriva a parlare dei colori, appunto, e delle emozioni che sprigionano mi intrippo veramente... a lui non interessa l'aspetto percepito da chi guarda il quadro.
Gli interessa l'aspetto emotivo. E i colori sono delle cartine tornasole degli stati d'animo.



Sentite qua cosa dice il nostro "nuovo" (per me, almeno) amico Kandinskij: " la profondità si trova nel blu che richiama l'idea dell'infinito suscitando la nostalgia del soprannaturale, se è molto scuro è quiete, se precipita nel nero acquista una nota di tristezza struggente, se tende a toni più chiari diventa indifferente, è distante come un cielo altissimo, più è chiaro meno è eloquente fino a giungere a una quiete silenziosa... il bianco".

Insomma per Kandinskij l'arte astratta riesce a raggiungere l'anima delle cose e delle persone.

Sarà solo dopo il 1920 quando diventerà insegnante alla Bauhaus (una specie di scuola d'arte, da quello che ho capito... ok, lo so, devo studiare ancora, e ancora, e ancora...) che darà vita ai capolavori che conosciamo oggi.


Bene, finisco di guardare il mini video. Sono soddisfatta per aver imparato qualcosa di nuovo, di aver rivalutato un artista famoso e di poter dire grazie al mio editor che ha ben compreso che non apprezzo le cose noiose!!

Ah un'altra cosa... ho pure rivalutato la figura dello storico dell'arte "pomposo"...

Ok, l'aria un peletto pomposa resterà, ma questa è una parte imprescindibile di quel tipo di figura.

Ora ho il compito di andarmi a rivedere, ahimé, nella mia galleria fotografica le opere di Kandinskij che ho incontrato in diverse mostre... e quasi sempre da me, snobbate... e constatare se veramente mi emozionano...
Ok, credo sarà improbabile perché è vista dal vivo che l'arte fa il suo effetto, però almeno proverò a guardarle con uno sguardo diverso!

P.S. E voi cosa ne pensate delle sale d'aspetto degli studi medici?

P.S. Interessati ad avere anche voi il link per vedere i video di Carlo Vanoni? Vabbeh... eccolo: https://www.facebook.com/VanoniCarlo/

- LA FRASE DEL GIORNO -

"se la vostra mente non è aperta, tenete chiusa anche la bocca" 

Albert Einstein

lunedì 13 aprile 2020

Un ombrello "Blu Klein" per Jean Michel...


novembre 2019

È una domenica di novembre. Fuori piove a dirotto.
Sarebbe la giornata perfetta per rintanarsi in casa a guardare vecchi film o leggere un buon libro, magari "d'arte", facendosi coccolare dal rumore della pioggia che batte nel sottotetto...
Il guaio è che ho un difetto. Ora ve lo svelo, ma tenetelo x voi... ve lo dico sottovoce...
Se mi metto in testa di voler fare una cosa, come in questo caso andare a vedere una mostra, la voglio fare, anzi lo faccio!!!

Altrimenti, ci resterei male e so' che se non andassi, rinuncerei sicuramente a qualcosa di bello!

Quindi sfidando il freddo e le intemperie mi sono mossa alla volta di Vicenza per andare a vedere la mostra Kandinskij, Gončarova e Chagall. Sacro e bellezza nell’arte russa alla Gallerie d’Italia – Palazzo Leoni Montanari...
E nemmeno in auto, ma in treno!
Unico compagno di viaggio, il mio ombrello blu (Ok vi chiederete ora che c'entra il colore dell'ombrello... Lo so, il colore a voi non interessa, ma a me piace particolarmente perché ricorda il "blu Klein", del quale magari un giorno, vi racconterò...).

Sono le 9.30 del mattino e non c'è anima viva in giro!
Sembra che l'unica coraggiosa qui, si io...
In realtà quando arrivo davanti al museo noto con piacere che non sono sola...
C'è qualcun altro fuori di testa come me... Meno male!
Il museo apre alle 10, quindi aspetto sotto il mio ombrello "blu", passando in rassegna i volti delle persone che attendono di entrare.
Mi guardo attorno e... Non ci posso credere!!!
Questo palazzo è la stessa sede dove era esposta un'opera di Basquiat... e l'ultimo giorno per vederla era il 3 novembre... "Capperi che peccato me lo sono proprio perso....uffi!!!", penso fra me e me.

Finalmente aprono il cancello, mi metto in fila per prendere il biglietto.
Chiedo gentilmente quant'è e la hostess mi dice che oggi è gratuito! Wow, il mio sorriso si allarga e si allarga ancora di più quando mi dice se voglio vedere anche Basquiat visto che oggi è l'ultimo giorno.
La guardo incredula e farfugliando qualcosa le dico: "Ma certo!!! Ma oggi non è il 4 novembre?" Evidentemente no, è il 3!
Raggiungo la sala per fotografare prontamente l'opera da postare su fb, da far vedere agli amici "malati d'arte" come me (e causa della creazione di questo blog), che sono davanti ad un Jean-Michael Basquiat originale... ma ahimè, è vietato fare foto e la hostess è molto decisa a far rispettare la legge... Me ne sto lì davanti un bel quarto d'ora a cercare di assorbire tutte le sensazioni, le vibrazioni, le forme e le parole di questa tela... Chissà cosa mai frullava in testa a questo artista stravagante... È stato un incontro quasi commovente, surreale... Ma soprattutto un'incontro casuale!

Ma chi è costui? Nero, bello come un attore di Hollywood con un affascinante miscuglio di sangue haitiano-portoricano e americano.
Jean-Michel nasce a New York e si appassiona al disegno sin da piccolo, forse perché sua mamma adora portarlo nei musei della città. A 15 anni dopo la separazione dei genitori scappa di casa e comincia vagabondare. Studierà arte, ed incontrerà il graffitista Al Diaz che lo indurrà a dipingere i muri della città  firmando i lavori a 4 mani come Samo (che sta per "same old shit"...la solita vecchia merda!). Pensate avrà anche una piccola love story con Madonna,  quando non era ancora famosa, e conosce pure Keith Haring. Un giorno riesce a vendere delle sue cartoline ad Andy Warhol , ma sarà l'incontro con Emilio Mazzoli uno dei più grandi galleristi italiani, ad aprirgli le strade. Siamo nel 1980. Mazzoli vede i dipinti di Basquiat in una mostra collettiva a NY, quindi invita l'artista a Modena dove gli organizza una personale e dove Jean Michel dipinge l'opera " Untitled del 1982", che nel 2016 sarà battuta all'asta da Christie's per ben 57 milioni di dollari. Qui a Modena il gallerista gli presenterà Sandro Chia e una volta tornati insieme a NY sarà proprio lui a presentargli la sua futura gallerista Annina Nosei, che gli darà un suo garage per dipingere.

La sua amicizia e collaborazione con Andy Wharol comincerà nel 1983. Nel momento in cui diventa famoso comincia a girare in limousine con rotoli di soldi in tasca, indossa solo abiti firmati, e a volte li usa anche quando dipinge e una volta sporchi li butta via. Sempre in questo periodo fa un uso sfrenato di stupefacenti. Con la morte del suo amico Wharol nel 1987, andrà in crisi e morirà l'anno dopo x un'overdose di eroina. Da questo momento entrerà nel mito dei belli e dannati, e dei più grandi personaggi dell'arte del 900.

E la mostra su Kandiskij, Goncarova e Chagall? Tranquilli ve la racconto in un altro post!

P.s. se avete voglia di andare a vedere una mostra non rinunciate a causa degli agenti atmosferici, potreste essere ricompensati positivamente...



- LA FRASE DEL GIORNO -


"nella prosperità i nostri amici ci conoscono; nelle avversità noi conosciamo i nostri amici" 
 
John D. Rockfeller

giovedì 9 aprile 2020

Dorazio... un sogno ad occhi aperti...


 

ottobre 2019
 
Questa mattina mi sono messa in "ghingheri" (tradotto: mi sono vestita carina e mi son fatta bella), d'altronde un po' di vanità femminile alberga anche in  me... Perché, vi domanderete?
Perché oggi vado alla Fiera d'arte moderna e contemporanea di Verona: ArtVerona 2019.

Confesso di esserci già stata ieri... e mi sono persa girovagando, rapita ad ammirare tutte le centinaia di opere appese alle pareti dei vari stand.
C'è davvero rappresentato l'intero mondo dell'arte: dai grandi maestri del '900 fino ai giovani emergenti...

Ci sono già stata ieri dicevo, ma non sono riuscita a vedere bene tutto ciò che mi interessava, quindi ho deciso di ritornarci per godere della visione di alcune opere che mi sono piaciute particolarmente.

Sembrerà strano, ma quando mi ritrovo all'ingresso ad aspettare, sono arrivata con mezz'ora di anticipo, mi accorgo di essere nuovamente emozionata.
Si, perché avrò la possibilità di fare quelle foto a quelle opere che ieri non sono riuscita a fare!

Aprono i cancelli e mi dirigo dritta verso un' opera che ieri mi ha letteralmente steso: una tela di Piero Dorazio grandissima.

l'opera di Piero Dorazio "incriminata"

A dire la verità sono 2, ma non so scegliere quella che mi piace di più!
Girando tra gli stand finalmente le ritrovo.

Mi metto difronte e comincio ad ispezionarle... con calma (penso sarebbe più opprtuno parlare tranquillamente di "vivisezione").
Ogni segno, ogni tratto, cerco di farlo mio. Non sono tratti complessi, ma semplici, che il solo guardarli ti danno un senso di calma e di tranquillità.

Mi immagino io, proprietaria di una casa grande abbastanza da per poter dare degna dimora ad un pezzo del genere, si avete capito bene, comincio a immaginarmi seduta su un bel divano in pelle bianca, ad ammirare la "mia" opera.
Mi sento fiera di me stessa per aver saputo cogliere la straordinarietà di tale pezzo e di essermene "virtualmente" appropriata.

E mentre mi immagino orgogliosa di poterlo condividere con le persone a me care, con i miei amici e con l'autore stesso (se fosse ancora in vita...) e... "ops, mi scusi" mi dice un signore dopo essermi venuto addosso per sbaglio. Lo guardo stranita, mi ha distolto dal mio sogno ad occhi aperti... mi accorgo così, solo ora, che ero entrata per un attimo in un altro mondo: si, proprio quello dei sogni!

Dopo essermi destata con l'aria trasognata entro a cercare il gallerista.
Trovatolo, chiedo gentilmente informazioni sull'opera e sul prezzo...
Ehmm... Forse era meglio chiedere solo le informazioni di base... visto che il prezzo... si aggira intorno ai... 240 mila euro!

Riprendo il mio giro e scopro con piacere che questa fiera è piena di opere di Piero Dorazio.

Di tutte le dimensioni, tutte fantastiche, diverse tra loro, ma tutte con lo stesso denominatore che le accomuna: la semplice allegria... sì perché i colori che usa per me trasmettono questo...!



Ma chi è costui?
Piero Dorazio è stato uno dei primi pittori a contribuire all'affermazione dell'astrattismo in Italia fin dal 1945.
Ha avuto come amici, artisti di spicco come Achille Perilli, Sanfilippo, Turcato, Carla Accardi, Burri, Capogrossi (Tutti artisti che ho conosciuto in questo mio vagare e che mi smuovono tantissimo!).

Nel 53 si sposa con Virginia Dortch e si stabilisce a NY dove entra in contatto con le personalità più importanti dell'epoca: De Kouning, Rothko, Pollock, Newman ed il critico d'arte Clement Greenberg.

In questo periodo approfondirà gli studi sugli scritti di Kandinskij che ne influenzeranno la sua pittura.

Quando rientra in Italia espone nelle gallerie più importanti: galleria Appollinaire di Milano,  galleria del Cavallino a Venezia e la galleria la Tartaruga a Roma.

Compie soggiorni artistici in molte città europee: Parigi, Londra, Praga, Berlino... e in giro per il mondo. Viaggi che contribuiranno a diffondere la sua popolarità e la sua fama anche lontano dall'Italia.
Partecipa a eventi importanti come la Biennale di Venezia, Documenta di Kassel, ed espone anche al Moma di New York.

Curiosità:
durante la sua vita insegna e collabora anche con Giuseppe Ungaretti.
Con lui instaurerà un sodalizio artistico nel corso di un'esposizione. Per l'occasione Ungaretti scrisse un saggio sulla sua pittura, mentre nel 1967 sarà Dorazio a realizzare una serie di opere grafiche per accompagnare la raccolta di poesie di Ungaretti intitolata “La luce”.

Dopo avere avuto studio a Roma, Parigi, New York, Philadelphia, Berlino, nel 1974 si trasferisce definitivamente a Todi dove acquistò un antico eremo Camaldolese e qui continuò a creare fino al 2005, anno della sua morte.

P.S. le opere hanno il potere di farti sognare... ovunque ti trovi!



- LA FRASE DEL GIORNO -

"Ognuno vale quanto le cose a cui da importnaza"

Marco Aurelio

venerdì 3 aprile 2020

Come ho scoperto IL CAVALIERE AZZURRO... per il Principe c'è tempo


21 marzo 2020

Oggi mi è successa una cosa che sa dell'incredibile... ma partiamo dall'inizio.
È sabato pomeriggio, io e Zoe abbiamo deciso di sistemare un po' la sua camera... o meglio, sistemare la parte alta del suo armadio, all'interno del quale si potrebbero trovare altro che scheletri in senso lato... veri e propri resti di epoche passate!
Credo che in questo periodo l'Italia intera pur di occupare un po' tempo, sia indaffarata nel riordino e nelle pulizie della propria casa!

In questa parte di  armadio sono relegati, oltre agli scheletri di prima, i vestiti che non indossa più, ma usa per giocare a travestirsi, i quaderni di scuola completati  degli anni precedenti e... i libri.
Una montagna di libri che sua mamma (cioè la sottoscritta), le ha regalato da quando è nata.
Questo gesto è stato fatto nella speranza che anche lei fosse travolta dalla passione della lettura come me...
Purtroppo sappiamo tutti che in certi casi nemmeno l'intervento di una bacchetta magica potrebbe fare miracoli...
Ma la speranza è l'ultima a morire. Guardate me, io ne sono un esempio: ho cominciato a leggere anzi a divorare libri in quantità industriale, quando non sono più stata obbligata a leggerli!
Quindi più o meno dopo la maturità!
Ma torniamo alla nostra operazione da "Indiana Jones e l'armadio maledetto".

Ogni libro che ci passa tra le mani è un insieme di esclamazioni del tipo: "Oh, che bello!; ti ricordi? Adoravo ascoltarlo prima di addormentarmi; mi piaceva per i disegni che aveva, ecc.".
Ma anche un insieme di sensazioni fantastiche legati a ricordi unici e irripetibili e legate ai nostri sensi: "Senti mamma, annusa l'odore di queste pagine non è buonissimo?...e il rumore... adoravo ascoltare il fruscio delle sue pagine... e guarda ti ricordi questo?"

In quel momento mi passa tra le mani un libro di Eric Carle "L'artista che dipinse il cavallo blu" e sfogliandolo fino alla fine mi accorgo forse per la prima volta, della presenza della riproduzione di un'opera intitolata "Il cavallo blu I" di Franz Marc, un artista che colpì molto Eric Carle in giovane età.

L'artista in questione non l'ho mai sentito nominare. Bah, forse non sarà poi così importante, però mi piacerebbe scrivere qualcosa su questo interessantissimo ritrovamento.

Decido  di fare qualche ricerca e prima di cominciare chiamo il mio Editor per domandargli un parere.

Gli mostro il libro, l'immagine del dipinto di Marc e dico: "secondo te posso lo stesso scrivere su questo artista anche se non è tanto importante vero?".
Dall'altro capo vedo (siamo in video chiamata) l'Editor che diventa paonazzo e mi dice: "Non è tanto importante?!? Ma lo sai che è uno dei massimi esponenti dell'espressionismo del XX secolo?!?".
Nel dire questo sembra che gli esploda la giugulare ed è decisamente indeciso se ridere o piangere...
Bah, non mi sembra di aver detto nulla di male... Forse dovrei consigliargli di bere qualche infuso di camomilla e meno caffè!

 Dopo aver ascoltato i suoi consigli mi rimetto al lavoro e scopro che Franz Marc nacque in Germania alla fine del 1800. Amava dipingere gli animali usando tinte brillanti e inusuali, ma i critici d'arte tradizionalisti non accettavano il suo stile innovativo, allora Marc insieme a Kandinskij e ad altri pittori fondò il movimento artistico Der Blaue Reiter (Il cavaliere azzurro) che ebbe una fortissima influenza sull'espressionismo.
Oggi i suoi quadri che rappresentano i cavalli blu sono famosissimi in tutto il mondo.
Eric Carle nacque negli Stati Uniti nel 1929, ma trascorse l'infanzia in Germania.
In quel periodo il regime nazista vietava ogni forma di arte moderna soprattutto quella espressionista e astratta che era definita degenerata.
Un giorno quando Eric aveva solo 13 anni il suo insegnante di arte gli mostrò di nascosto alcuni esempi di quell'arte proibita dicendo: "Osserva la completa libertà e sì, la bellezza di questi quadri. I nazisti ignorano cosa sia l'arte sono solo dei ciarlatani!".

In quel momento il giovane Erik rimase scioccato da quei quadri.
Successivamente affermò: "Il mio leone verde, il mio asino a pallini colorati e gli altri animali dipinti con i colori sbagliati hanno avuto origine proprio da quel giorno di 70 anni fa".

Ora guardando il libro che ho tra le mani, ricordo con piacere tutte le volte che lo leggevo a Zoe.
Ne eravamo affascinate per la fantasia e l'allegria dei colori utilizzati dal suo autore.


 Rimpiango di non aver cercato prima di approfondire il significato profondo di  questo libro ed essermi persa sicuramente un sacco di sensazioni in più, ma sono convinta che ogni cosa arriva al momento giusto... Anche se a volte bisogna aspettare un bel po' di anni!
La cosa più importante è che alla fine sia arrivata e  sia riuscita a recuperare emozioni uniche.

P.S. Avete già riordinato la vostra libreria? Forse è arrivato il momento giusto per farlo... e se trovate qualche sorpresa fatemelo sapere!

-LA FRASE DEL GIORNO -

"l'importante non è che sia un bel modo di ragionare, ma che faccia riflettere"
  Alberto Camus


domenica 8 marzo 2020

Capodanno con Giacometti Cap. 1




1 gennaio 2020

Meno 7 ...6 ...5 ...4 ...3 ...2 ...1 ...Buon anno a tutti! Peppepereppepe... A-E-I-O-U-Y......

Ok, ok, ho ancora i postumi della cena, interminabile, di ieri sera e della super tombolata... (pensate che ad un certo punto della serata, eravamo intenzionati a spostare in avanti le lancette dell'orologio pur di dar fine a questo supplizio!!!).

Sono le tre del pomeriggio e sto camminando veloce per arrivare il più in fretta possibile al Palazzo della Gran Guardia di Verona.
Obiettivo? La mostra "Il tempo di Giacometti, da Chagall a Kandinskij".

Non vi dico la fatica per trovare un parcheggio, sembra che ieri sera nessuno abbia fatto baldoria e tutti abbiano deciso di riunirsi qui ora a festeggiare.
Avvicinandomi alla mostra mi sale qualche dubbio: "e se c'è troppa gente, e se magari è chiusa?, e se c'è la fila e bisogna aspettare?...".
Capperi, aumento il passo, io quella mostra la voglio assolutamente vedere.
Arrivo rossa in viso e quasi ansimante (ok devo andare in palestra più spesso, primo proposito per il nuovo anno), faccio la prima gradinata che si affaccia su Piazza Bra a due gradini alla volta.
Poi quando vedo la seconda molto più maestosa mi arrendo. Decido di respirare e la faccio da donna elegante e sicura di sé! Insomma, un po' di contegno, d'altronde sono o non sono oramai una signora!

Arrivo all'entrata e mi blocco. Qui non c'è nessuno a parte le hostess.

 Mi avvicino alla biglietteria e chiedo, titubante e quasi timorosa della risposta, all'addetta: "Mi scusi, è aperta la mostra su Giacometti?" la sua risposta è immediata: "Certo! Desidera un biglietto?". Ora il mio sorriso si fa smagliante.  E penso "Ma cosa fa la gente la fuori...nessuno ha voglia di un po' di arte? un po' di cultura?".

Vabbeh, problemi loro.
Prendo l'audio guida e comincio il mio viaggio alla scoperta di questo interessantissimo pittore e scultore svizzero (che ancora conosco poco).
Iniziato all'arte dal padre fin dalla più tenera età  lo seguirà passo passo offrendogli incoraggiamento  e sostegno.
Le sculture in esposizione qui a Verona, sono veramente molto strane. Le prime che vedo rappresentano figure umane che vengono paragonate a utensili. Ad esempio "la donna cucchiaio" e "la coppia".
Poi, figure filiformi quasi spaventose.
L'opera più rappresentativa di Giacometti è "l'uomo che cammina".


L'uomo che cammina suscita differenti emozioni. Un senso di estraneità dall'opera è la prima impressione, poi la strana potenza della scultura si fa largo e trasmette una lieve ma costante inquietudine.
La forma allungata in modo innaturale, trasmette un senso di solitudine, a rimarcare la separazione tra gli individui, mette a nudo la debolezza e fragilità dell'essere.
Trovarsi difronte a questa figura è veramente inquietante sembra quasi che si muova veramente e che voglia venire verso di te...ammiro, scatto mille foto e cerco anche di farmi un selfie (che non mi riesce...uffi) e osservo attentamente ogni parte di questo uomo... non è bello, ma affascina, attira, e ti mette quasi in soggezione.

Io mi ci metto davanti quasi a sfidarlo a dirgli "io ci sono, e anche se mi fai paura non scappo, ti affronto." Un po' come la vita che va affrontata con le sue difficoltà  anche se a volte ci fanno paura, perché la paura impedisce la vita e non la morte, che è l'unica cosa di cui siamo certi (Forse dovevo fare filosofia all'università!).

A tagliare l'aria e a rendere la mostra un po' più spensierata sono esposte opere di Kandinskij e Mirò. Più  precisamente mi colpisce "Blue " del 1925 di Joan Mirò... è incredibile questa tela non ha sostanzialmente nulla di così particolare, ma il suo colore mi fa sognare e mi ritrovo a volare in un cielo stellato alla ricerca di una mia costellazione.


Ok "pianeta terra chiama Valeria ripeto pianeta terra chiama Valeria"...
Eccomi. Ritorno al presente. È incredibile come delle volte, forse spesso, mi ritrovo a sognare ad occhi aperti davanti ad un'opera... ma questo è  il bello dell'Arte ve lo dico sempre!
Arrivo nell'ultima sala e qui si apre una piccola collezione fantastica di cui vi parlerò nel capitolo 2 di questa avventura!

P.S. a volte gli artisti sono veramente complicati difficili da decifrare e non nego che riescono anche a farmi incavolare da quanto sono enigmatici... allora anche se non riesco a comprenderli a fondo mi sforzo di trovare un senso semplice per rendermeli più simpatici!

P.S. la mostra è visibile fino al prossimo 5 aprile... andate a vederla! Prima però, in tempi di Coronavirus informatevi se è aperta... Visitate il sito della mostra cliccando qui...