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martedì 29 settembre 2020

Nuvole, nuvole e ancora nuvole. Ma come si misurano le nuvole?

28 settembre 2020


Da qualche giorno è in corso una specie di sfida tra me e il mio Editor. O meglio, io da Scaramacai quale sono... ho visto che ultimamente lui, si è messo a immortalare nuvole e non volendo essere da meno ho cominciato pure io! 

E quindi, il click scatta ovunque.


Inutile dire che la qualità delle foto del suo "superultimomodello" di telefono, supera di gran lunga quella del mio... Ma ricordatevi, conta il punto di vista da cui parte la foto!!! E qui... Vi avviso oggi sono così, come dire...: "filosofeggiante" o forse, come dice in queste occasioni Editor "più incasinata  del solito". 

Armatevi di santa pazienza e... seguitemi!


Così, mi sono ritrovata ad ammirare e apprezzare nuvole di tutti i tipi. 

E la cosa fantastica è che raggiante mi ritrovo a scrutare il cielo in cerca di qualcosa che ogni volta, inevitabilmente, mi sorprende facendomi dire: "Waw! Guarda quella..."


Una delle cose che mi scompiglia di più è quando si avvicina la tempesta. Si vedono quei cumuli minacciosi con al di sotto quelle inequivocabili sfocature che indicano che là, in quell'istante, sta già piovendo a dirotto... Il profumo del bagnato, dell'ozono che si sprigiona dalle strade oramai innondate, il vento che si alza, la luce che si affievolisce e i colori bluastri che già solo loro, mi fanno sentire viva, pronta. Pronta per combattere sfidando qualsiasi intemperia. È probabile, anzi matematico che mi ritrovi a sognare ad occhi aperti. Di navigare con il mio veliero in quel mare di nuvole che si perdono all'infinito. 



Cosa volete che vi dica, la burrasca mi fa sentire che "ci sono"! E perdipiù piena di energia, viva. E anche se colma di ostacoli, non mi spaventa anzi, meglio, mi fa comprendere quanto è bello lottare contro tutte le avversità per raggiungere i propri obiettivi. Nel mio caso la felicità di esserci... Perché io non mollo... Mai.
E ora, tranquilli. No, non mi sto perdendo, voi?

Ok, andiamo avanti allora.
Uno dei libri che amo leggere a Zoe e ai miei bimbi a scuola si intitola "L'omino della pioggia" di Nicoletta Costa. Racconta la vita di un omino che vive sopra le nuvole e passa le proprie giornate saltellando da una nuvola all'altra. Ad aprire e chiudere i rubinetti della pioggia... Quanti sogni ho fatto fra quelle pagine, tra quelle righe e... e ho fatto fare.
Ma perché tutto questo? Ci arrivo ci arrivo... non avrete fretta, vero?!?


Ieri, parlando con Editor e cercando di spiegare con parole mie, le emozioni che provo ogni volta che guardo il cielo, con le sue nuvole, le sue luci, lui se ne è uscito con: "Esiste un' opera di Jan Fabre che mi scuote l'anima. Più  precisamente è una scultura : " L'uomo che misura le nuvole". Valla a cercare e poi fammi sapere che ne pensi.


Ovviamente, manco a dirlo, l'artista non lo conosco. Faccio finta di niente... riuscendo male nell'intento... E che ci volete fare? Se dico una bugia, anche piccola, si capisce subito. Sarà per l'espressione colpevole che faccio... ma mi "sgamano" sempre... Mah!

Ok, come sempre comincia la mia ricerca. Non ho bene in mente a cosa porterà, ma state sicuri che se ha smosso l'animo di Mr. Gallery, e ce ne vuole, allora deve essere potente.
 

Digito velocemente il titolo della scultura e...


Ho per le mille balene di capitano Uncino! Chi lo avrebbe mai detto?!? E'... E'... Sensazionale. 


Sento un brivido che mi corre lungo la schiena. Da cima a fondo. Perché? Perché mi ci vedo mi ci rispecchio... semplice!


La scultura consiste in una scala da biblioteca, sulla cui sommità si trova la sagoma di un uomo con le braccia protese verso il cielo che tiene tra le mani un metro.... E che cosa farà mai? Misura le nuvole! Ovvio, no?


Questa visione, questa idea, accende in me una curiosità stratosferica e fa muovere gli ingranaggi e tutte le rotelle del mio cervello a velocità super sonica. Ma vi rendete conto?


Mi fermo un attimo devo ragionare: come si fa a farsi venire un'idea così strampalata e, ahimé per la sottoscritta, allo stesso tempo così adorabile, straordinaria, fantastica e allo stesso tempo ancora impossibile. 

Se guardo le nuvole con attenzione si muovono, cambiano posizione e aspetto velocissimamente, fermare la nuvola in un attimo è cosa da grandi maestri... anzi è impossibile. Tanto è impalpabile, tanto è sfuggente e qui, per me, si collega al senso della vita. C'è una frase che dice sempre il mio Editor e che ritrovo in questo caso: "Non ho la sfera di cristallo e non posso ipotecare il futuro". Sarò sincera, ODIO tale frase, perché va contro i miei sogni, i miei progetti, le mi aspirazioni  si... ma... posso fare lo struzzo quanto voglio... ahimè è vera! Qui però attenti, è importante il punto di vista dal quale si vuole guardare le cose ed io guardo dal mio punto di vista. Quello di sognatrice. Assolutamente positiva e "piratessa" super convinta. Sia ben chiaro, tale frase per me, non esiste!!! Capito Editor?!?  E ora su, su, respira...

 
Forse ora è il caso che vi dia qualche delucidazione su opera e artista. Prima che vi perda del tutto!


"La scultura è un tributo alla capacità di trascendere il tempo e lo spazio attraverso l’immaginazione e si ispira all'affermazione che l'ornitologo Robert Stroud pronunciò nel momento della liberazione dalla prigione di Alcatraz: "D'ora in poi misurerò le nuvole".


La citazione colloca l'opera in un ambito storico e scientifico, ma l'utilizzo dell'autoritratto da parte dell'artista inserisce un elemento biografico: l'uomo che misura le nuvole in cima a una scala è al contempo un omaggio al fratello minore di Fabre, sognatore deceduto prematuramente. L'assenza si impone così come presenza scultorea e diventa il doppio metaforico di entrambe le personalità rappresentate, la cui unione genera un'energia che diviene movimento, tensione e vitalità. 


Esprimendo la sensazione di pianificare l'impossibile (appunto il tentativo di misurare un'entità mutevole e incostante come le nuvole), Fabre riflette su se stesso e sulla ricerca artistica, assimilata alla pretesa dello scienziato di superare il limite umano della conoscenza. Come artista e ricercatore, Fabre tenta costantemente di misurare le nuvole.


L'Uomo che misura le nuvole è stato esposto in ogni parte del mondo. A Venezia è arrivato  in occasione della 58^ Mostra Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, nel Giardino di Palazzo Balbi Valier dal Canal Grande, e nelle intenzioni del grande artista (Anversa, 1958) riflette la deriva dell’artista stesso e dell’umanità, l'inutilità di tante azioni umane."


Waw, credo che come artista sia molto più contorto del mio pensiero... Forse dovrei darmi da fare e spulciare, ehmm scusate, scoprire, altre sue opere... ma questa è sicuramente un'altra storia.


P.S. e voi cosa vorreste misurare?

venerdì 18 settembre 2020

I ricordi e la Madonnina del Ferruzzi

 


17 settembre 2020

Vi è mai capitato di cominciare un lavoro e trovare poi un qualcosa e perdervi nei meandri dei ricordi più reconditi? E trovarvi così, dopo un paio d'ore, ancora all'inizio di quello che avevate in programma di fare e mille altre idee per la testa?

No? Oh cavoli! Allora è solo un mio difetto?

Uhmm... Non ci credo... Impossibile... Se seguite il mio blog non potete assolutamente essere perfetti! 

No Editor, tranquillo. Non era riferito a te... lo sappiamo che tu ti ritieni un essere "perfetto", che tu sei un'eccezione e... Amici, è la solita storia. Lasciamoglielo credere... ad una certa età inutile infierire...dobbiamo essere tutti più comprensivi...

Comunque, vi dicevo... Questa mattina a casa dei miei, riassettando, un vecchio cassetto nella mia cameretta di quando ero bambina ho fatto una scoperta straordinaria!

Come? Certo che sì! Ora sono una donna. Donna indipendente e adulta! Ok, qualcuno a volte dice matura... anche se subito dopo mi da dell'eterna adolescente... Mah... Non capisco...

Vabbeh, cosa non si fa pur di trovare qualche tesoro... qualcosa che ricordi quel tempo spensierato di una volta... Io ho trovato il bigliettino della mia prima comunione... Mamma mia! I ricordi sono arrivati velocemente. E mi hanno "intorcinato" le budella! E come non ricordarsi anche che per l'occasione mi avevano vestito come una suora! Vi assicuro che è stato un trauma infantile!

E come non ricordare il primo libro tutto mio che mi è stato regalato: "Le favole di La Fontaine"


Ma torniamo al biglietto, o santino, come lo volete chiamare. Ora vi racconnto...:

...Fatalità proprio qualche giorno fa ho trovato sui social un articolo che parlava di un' immagine. Una immagine in particolare, che è stata ed è tutt'ora, il soggetto di tali biglietti... Sarà questo che mi ha incuriosito e fatto venire la voglia di riordinare? Uhmm... Ok, beccata! Però, vi giuro, che il riordino poi c'è stato veramente! Credetemi!

Dovete sapere che c'è dietro una storia alquanto interessante. 

 

E' un'immagine famosa, che tutti abbiamo ricondotto ad immagine della Madonna col bambino che in realtà riproduce una bambina di undici anni, Angela che tiene in braccio il suo fratellino Giovanni. 

"L'autore, il pittore Roberto Ferruzzi (Dalmazia 1853 - Luvigliano, Colli Euganei, 1934) era figlio di un noto avvocato che dopo gli studi classici, si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza all’Università di Padova. 

Molto dotato nel disegno, pur continuando i corsi universitari, studiò anche disegno e pittura e si dedicò anche alla pratica della musica. Nel 1879 si stabilì a Luvigliano (Colli Euganei) dove si dedicò esclusivamente alla pittura, creando attorno a sé un cenacolo culturale che divenne meta dei maggiori artisti dell’epoca.

L'immagine dei fratellini colpì il pittore per la sua tenera dolcezza, e la riprodusse in un dipinto che intitolò ‘Maternità’.

Pensate che il dipinto fu esposto alla Biennale di Venezia nel 1897 e venne anche premiato. Il successo popolare suggerì  di modificare il titolo in ‘Madonnina’.

Il quadro fu acquistato per tremila lire, cifra astronomica per l’epoca, e più volte rivenduto. Infine fu acquistato dai fratelli Alinari, noti fotografi di Firenze che lo misero in esposizione nei loro studi. Fu ancora rivenduto, ma i fratelli Alinari si riservarono i diritti di riproduzione. La "Madonnina", detta "delle vie", o "del riposo", fu riprodotta in migliaia di copie: biglietti, "santini", oggetti di devozione e chi più ne ha, più ne metta.

Durante la Seconda Guerra mondiale, l'ambasciatore americano in Francia, John G.A. Leishman, acquistò il quadro, ma durante il viaggio verso gli Stati Uniti la nave venne silurata e la bella Madonnina finì in fondo al mare. Alcuni sostengono che non sia perduta, ma in una collezione privata in Pennsylvania."

 E qui rimane ancora oggi, un alone di mistero...

Curiosità: la ragazza del ritratto, si era nel frattempo trasferita a Venezia. Si sposò e seguì, nel 1906, il marito in California, a Oakland. Ebbe dieci figli, ma la sua felicità svanì per l’improvvisa morte del marito. Vedova, non fu in grado di affrontare le avversità della vita e i suoi figli furono ospitati in orfanatrofio e lei, in preda alla disperazione, fu internata in manicomio. Morì nel 1972. 

La Madonnina è il dipinto “sacro” più riprodotto al mondo.

Questa storia anche se con il finale un po' triste, mi incuriosisce. Non avevo mai pensato che dietro ad una immagine così, ci potesse essere una storia così intensa. Una storia diversa da quella che io e tanti altri, immagino, avremmo mai potuto solo pensare!

Questo è l'ennesima conferma che un' opera d'arte potrebbe benissimo essere, anzi lo è, un tesoro dai mille significati...

Sta a ciascuno di noi avere la voglia e a volte il coraggio, di scoprirli per poter così arricchire di bellezza la nostra vita.

P.S. E voi come eravate vestiti alla prima comunione?

giovedì 10 settembre 2020

La tela del ragno... e che ragno!

 
 Quando ho scritto questo post eravamo ancora in piena emergenza Covid. Non si poteva uscire di casa ed io ancora non avevo incominciato a frequentare l'Hotel a "5 stelle cadenti"

 
5 maggio 2020

L'altra sera Zoe, mia figlia, mi dice: "Sai mamma, stasera fanno un film che dal treiller mandato in tv dovrebbe essere bellissimo, si intitola: "La tela di Carlotta".
Tra me e me penso: "Wow, finalmente un film dedicato all'arte. Un film per bambini, per ragazzini, ma dedicato all'arte! Fantastico!

La cosa mi entusiasma da matti. Non vedo l'ora di posizionarmi davanti allo schermo. Certo che questi pensieri fatti dalla sottoscritta, mah... ok, stanno a significare che di questi mesi di "clausura" non se ne può proprio più e pur di far qualcosa di nuovo, si guarda anche quello che va in onda sul piccolo schermo.

Visto che il film è su un canale per bambini, comincia pure prestino, alle 20. 
Cavoli! E' un venerdì sera di quarantena, cos'hanno paura, che qualcuno vada a letto tardi...? 
Ok, mi adeguo. 
E in un momento di pazzia esclamo: "Zoe, sai che facciamo questa sera? Visto che guarderemo insieme un film sull'arte, e questo è  un evento che capita raramente,  festeggiamo facendo un bel pic-nic davanti alla tv!! (a queste parole, a mia madre sarebbero diventati i capelli completamente bianchi, visto che lei è una sostenitrice incallita, insieme a mio padre, delle buone maniere e delle buone abitudini ed una cosa del genere è inaudita!).
Via. Preparo tutto a puntino: coperta, cuscini, tovaglia, piatti e leccornie varie, giusto per rendere la serata indimenticabile. Una di quelle serate tra madre e figlia che tra qualche anno ricorderemo facendoci quattro grasse risate, dicendo: "Ti ricordi quella volta che...?".
La cena è pronta. 
Per l'occasione piadine super farcite con: mortadella, salame, mozzarella, insalatina e gorgonzola... e una montagna di popcorn!
Si, Editor. 
Hai sentito bene! Lo so che tu da "super Chef", stai già criticando il mio modo di "far da mangiare" ma stasera, al bando le buone maniere e la cucina a 5 stelle (se mai in queste quattro mura ce ne fosse stata una...), si aprano le danze alla serata dove si possono trangugiare solo ed esclusivamente "schifezze"! Evvai!!!

Ecco, ecco, ci siamo il film ha inizio... La protagonista è una bambina di circa 10 anni che vive in una fattoria con la sua famiglia. Per salvare l'undicesimo maialino di una cucciolata troppo numerosa, decide di prendersene cura. Che tenera! Il film va avanti fra mille peripezie e dopo 20 minuti di pellicola, di Carlotta, della tela e dell'arte neanche l'ombra... Mah... Mi ero già immaginata la storia di un'artista di nome Carlotta, che approdata per sbaglio in una fattoria dispersa nella campagna americana, elargisce le sue conoscenze alla piccola.
Poi ad un tratto, mentre sto per mangiare l'ultimo pezzo della mia "superbuonissima piadina", checché se ne dica, l'arcano mistero, viene svelato!!! 
 
Mi blocco rischiando di mordermi anche la lingua. I miei occhi non credono a ciò che vedono. E dalla mia bocca esce un urlo: "CHE SCHIFOOOO! Un ragno!!!"
Zoe mi guarda basita, ed esclama: "Ma mamma!?! Ma scusa, che cosa ti spaventi a fare? Non hai capito che è proprio il ragno Carlotta la protagonista del film con la sua bella tela?"
"Vorresti dire che la tela e l'arte non c'entrano niente con questa storia?" e lei con uno sguardo fra l'interlocutorio e la preoccupazione per lo stato di salute mentale di sua mamma...: "E chi mai ha parlato di arte?"
Alché, per cercare di salvare quel briciolo di immagine che mi è rimasta...: "Ma io, avevo supposto che tela stesse per arte e..."
Ma Zoe non ci casca e quasi rassegnata: "Beh mamma, mi dispiace per te, ma avevi supposto male!"

La cosa non sarebbe tanto grave se non facessero vedere ogni 5 minuti questo ragnaccio! 
Ora non so se lo avete capito, ma io ho una "piccola" repulsione per i ragni. Lo so Editor, che si chiama ARACNOFOBIA. Lo so!
 
Da quella sera, Zoe, non fa altro che prendermi in giro. Ed ogni momento è buono per farmi prendere un bello spavento, attaccandosi alle mie spalle e dicendo: "Sono il ragno Carlottaaaaa!!!" Ridendo ovviamente, a crepapelle.

Sono passati alcuni giorni e oggi pomeriggio, aprendo Istagram, faccio un salto perché mi compare in primo piano un'opera gigantesca, presente al Guggenheim di Bilbao. Titolo? "Maman". Un "ragno scultura" alto ben 10 metri di Louise Bourgeois.
 
 

Ok, questo lo leggo come un segno... Devo assolutamente scriverci un pezzo. 
Nel mentre mi chiama al telefono Mr. Gallery che vuole sapere a che punto sono con la produzione. E così gli racconto per filo e per segno tutto quello che è successo. Da lui vengo a sapere che la signora Louise, sono in confidenza... sapete... è una delle scultrici più importanti del panorama internazionale del XX secolo. Certo chi non la conosce se non tu, mio caro Editor!

Ok, decido di fare le mie ricerche. Ammetto con non poche difficoltà visto che il "ragno gigante" mi perseguita in tutti i documenti che apro... e guardate un po' cosa scopro?
Nata in Francia nel 1911, studiò all'accademia delle belle arti di Parigi e già nel 1938 si trasferì a New York, dove inizialmente si dedicò alla pittura surrealista e poi, dagli anni 60 si concentrò sulla scultura in metallo.
La sua fama arrivò con la partecipazione a Documenta nel '92 (una delle più importanti mostre d'arte che si svolge a Kassel in Germania...) e alla Biennale di Venezia nel '94.

L'artista si occupa in maniera approfondita di temi come la sessualità, la famiglia e la solitudine. Rappresenta nelle sue installazioni immagini trasfigurate del membro maschile e celebra il concetto di maternità, con enormi sculture a forma di ragno. Si tratta di opere di carattere onirico, spesso ripetute per essere poi installate in diverse città, dell'altezza di una decina di metri.

Ha esposto le sue opere in tutto il mondo: dalla Tate Modern di Londra, al Centre Pompidou, dalla Mory Tower di Tokio alla retrospettiva a Venezia curata da Germano Celant.
 
Di recente alla Fondazione Prada di Milano si è svolta una importante retrospettiva dove era possibile ammirare le sue sculture fatte di abiti, che richiamavano l'idea di una memoria personale di cui liberarsi, tema assai caro all'artista. È scomparsa all'età di ben 98 anni.
 
Ma veniamo al nostro "ragnetto".
Con fatica navigo in rete per cercare sue notizie.
Cerco di non guardare le immagini, tanto sembrano vere e raccapriccianti per la loro veridicità. 
 
 
"Maman" è una scultura in bronzo, acciaio inossidabile e marmo ed è tra le più grandi al mondo: misura oltre 30 piedi di altezza e oltre 33 di larghezza (927 x 891 x 1024 cm).  
Include una sacca contenente 32 uova di marmo e il suo addome e il torace sono realizzati in bronzo a costine.
L' ultima notizia della sacca con le uova mi fa veramente rivoltare lo stomaco. Ma nonostante tutto, devo assolutamente vederla. Prendo tutto il coraggio che ho e faccio come i bambini piccoli quando hanno paura di qualcosa: mi copro gli occhi con le mani e mi concedo solo qualche per una sbirciatina. 
Zoe in tutto questo mi sta osservando e tra le smorfie che sente e le facce che faccio, mi guarda con aria molto strana... chissà cosa sta pensando... anzi, meglio non saperlo!

Ciò che mi interessa in questo momento è sapere il significato. E voglio scoprirlo, costi quel che costi!
La figura e il nome stesso "maman" appunto alludono alla forza della madre borghese, con metafore di filatura, tessitura, nutrimento e protezione. Sua madre, Josephine, era una donna che riparava arazzi nel laboratorio di restauro tessile di suo padre a Parigi. Quando Bourgeois aveva ventun anni, perse sua madre a causa di una malattia sconosciuta. Ecco cosa scrive la stessa artista:
"Il ragno è un inno a mia madre. Lei era la mia migliore amica. Come un ragno, mia madre era una tessitrice. La mia famiglia era impegnata nel restauro di arazzi e mia madre era responsabile del laboratorio. Come i ragni, mia madre era molto intelligente. I ragni sono presenze amichevoli che mangiano le zanzare. Sappiamo che le zanzare diffondono malattie e sono quindi indesiderate. Quindi, i ragni sono utili e protettivi, proprio come mia madre."
 
Ok, resto di stucco.
Ero talmente impaurita, o meglio terrorizzata dalla figura che ha scelto di rappresentare, che mi sono bloccata. Lasciata coinvolgere in senso negativo solo dall'aspetto estetico. Ora non riuscendo comunque a godere l'opera proprio da vicino, posso apprezzarne il significato profondo e... mi piace! Il significato intendiamoci!

Comunque, se mai mi dovesse capitare l'occasione di imbattermi in una delle sue opere, mi riprometto di farmi coraggio e vincere la mia paura andandoci... sotto... Si, questa è una sfida... e voglio vincerla!

Guardate che non è una cosa da poco! 

P.S. E voi avreste il coraggio di vedere da vicino un'opera della Bourgeois?

mercoledì 2 settembre 2020

A Venezia, "Le muse inquiete. La Biennale di fronte alla storia"


 

 

1 settembre 2020

Cari amici naviganti...
Navigando in rete, col mio veliero da piratessa, ho scoperto una mostra interessantissima in quel di Venezia.
La Biennale, nella ricorrenza dei 125 anni dalla sua fondazione, presenta la mostra Le muse inquiete. La Biennale di fronte alla storia, che si terrà al Padiglione centrale dei Giardini da sabato 29 agosto fino a martedì 8 dicembre 2020


La mostra è curata per la prima volta da tutti i direttori dei sei settori artistici  che hanno lavorato insieme per ripercorrere, attraverso le fonti uniche dell’Archivio della Biennale e di altri altri archivi nazionali ed internazionali, quei momenti in cui La Biennale e la storia del Novecento si sono intrecciate a Venezia.


Una mostra che si propone come un viaggio cronologico tra le Muse Arte, Architettura, Cinema, Teatro, Musica e Danza in dialogo tra loro e con la storia. Una mostra che permette di approfondire alcuni momenti fondamentali del Novecento, a partire dalla prima Esposizione Internazionale d’Arte della città di Venezia del 1895 coprendo i 125 anni di vita della Biennale: eventi, crisi, successi, premi e scandali vengono mostrati al pubblico attraverso preziosi documenti storici, materiali di archivio, fotografie, filmati e opere d’arte.

Le muse inquietanti - Giorgio De Chirico


Il titolo “Le Muse inquiete” si riferisce alle Muse protagoniste dell’esposizione e all’inquietudine intesa dal Presidente della Biennale di Venezia come «motore della ricerca che ha bisogno di confronto per verificare ipotesi e ha bisogno della storia per assorbire conoscenza», con un sottile legame all’opera di Giorgio de Chirico  Le muse inquietanti, esposto alla “XXIV Esposizione Biennale Internazionale d’Arte” del 1948.


Beh, da quel che si può capire il viaggio dovrebbe essere più che interessante... Quindi che aspettate? Su, mappa alla mano e via alla ricerca e alla scoperta per le calle di questa romantica città di questa nuova mostra!

martedì 18 febbraio 2020

Biennale di Venezia? la mia Disneyland... Cap.2


agosto 2019

Sabato di metà agosto sono appena scesa alla stazione Santa Lucia di Venezia.
Squilla il telefono, è mio fratello Edo: "allora sei arrivata? dove sei?"
Rispondo quasi saltellando per l'eccitazione: "si, si, sono qui sui gradini fuori dalla stazione",
dall'altra parte sento un "ok ferma li, non ti muovere che arriviamo!".
Forse mio fratello ha paura che scappi? O forse sa che potrei perdermi da un momento all'altro, vista la grande curiosità che mi porta ad essere attratta da tutto e da tutti?
Lascio a voi intuire la risposta esatta... Ecco li vedo , Edo e Fabio i miei compagni di avventura di oggi.
Gli corro incontro felice di vederli, li abbraccio forte esprimendo subito la mia euforia e voglia di andare alla scoperta della Biennale!

Tranquilli so cosa state pensando, si ci sono già stata (vedi il post Biennale di Venezia ?...la mia Disneyland Cap.1) ma oggi andrò a vedere la parte dei Giardini, che non ho ancora visitato.
Lungo il tragitto, come sempre, resto affascinata dal paessaggio e ricordo a me stessa quanto sono fortunata a potermi recare in questa splendida città quando voglio, vista la vicinanza.

Arriviamo ai Giardini. Non sto più nella pelle, non vedo l'ora di esibire il mio pass e finalmente entrare.
L'ambiente mi attira tantissimo perchè ogni stato ha il suo padiglione... più o meno.
Le prime installazioni che vediamo sono molto strane ma altrettanto curiose, come tutto del resto qui alla Biennale!
Mi fermo di fronte a dei pannelli monocolore (non ricordo assolutamente ne l'artista ne la nazione che proponeva questa installazione) in cui a ritmi regolari si può scorgere una scritta che quasi fuoriesce dalla tela... In quel mentre sento dietro di me una persona che chiede informazioni ad una hostess, sulla performance della Lituania, quella che ha vinto il primo premio quest'anno. Con nonchalance, mi intrometto nella conversazione e con meraviglia scopro che la performance viene fatta solo in alcuni sabati dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18 e... Oggi ci sarà!
Quasi esplodo dalla gioia e corro ad avvisare i mei compagni di "Biennale" che voglio assolutamente andare a vedere questo spettacolo.
I due mi guardano sbigottiti. Li rassicuro che sarà una performance sensazionale, mentre fra me e me penso: "Avrà vinto per qualcosa capperi!!!"

Proseguiamo il nostro viaggio verso la meta prefissata, meravigliandoci difronte ad ogni padiglione ed ogni installazione. Una perchè curiosa, un'altra perchè indecifrabile, alcune perchè terrificanti... visto che questa biennale non mi sembra incentrata su temi allegri!
Ci divertiamo così a dare noi, le nostre interpretazioni.
Il padiglione Venezia mi colpisce e mi diverte tantissimo (anche se non ne ho capito il senso!).
Si entra da una fessura in un lungo tunnel fatto di nylon bianco, il fondo è nero e quando lo calpesti (si è rigorosamente scalzi) ti accorgi che sprofondi. La sensazione è stranissima perchè al di sotto del telo c'è un liquido (vedi foto). Sembra di camminare su qualcosa di vivo!
Usciamo ridendo e all'unanimità la consideriamo l'esperienza più bella della giornata.

A questo punto ci dirigiamo verso il sito della performance della Lituania e perdendoci tra le calle, i palazzi e i ponti veneziani, alla fine riusciamo ad arrivare a destinazione...
Scopriamo che dovremmo attendere parecchio, perchè c'è una lunghissima fila. E così passiamo un'ora e mezza ad auto incoraggiarci, continuando a ripeterci che stiamo facendo la cosa giusta.
Quando finalmente arriva il nostro turno lo spettacolo che ci accoglie è veramente surreale: una spiaggia, vera, fatta di sabbia, messa dentro ad un capannone, con coppie e piccoli gruppi di bagnanti sdraiati. C'è chi legge, chi gioca a racchettoni, chi dorme, chi si scambia sguardi d'amore, adulti, bambini...
Noi spettatori, vediamo la scena dall'alto. A ritmi regolari, i protagonisti cantano delle canzoni in inglese, che raccontano la loro vita.
Restiamo di stucco perché sono bravissimi. Riescono a farti vibrare l'anima, riescono a farti meravigliare, a piangere e a ridere allo stesso tempo... si perchè qui sei stato trasportato in una dimensione strana, diversa, staccata completamente dalla realtà.
Il tempo per sostare è stabilito in soli 20 minuti, ma è impossibile andare. E' come se le musiche ti incatenassero lì, come un moderno canto delle sirene.
Alla fine a malincuore e per il rispetto di chi sta ancora aspettando il suo turno dopo di noi, decidiamo di andare.
Tutti e tre siamo sorridenti e fieri di noi stessi per non esserci fatti scoraggiare dalla lunga fila...
Ce l'abbiamo fatta e ne è valsa proprio la pena.
Possiamo dire di avere visto dal vivo l'opera  vincitrice della Biennale 2019!!!

P.s. per godere delle meraviglie dell'arte a volte c'è da sudare ....il risultato però unico e meraviglioso arricchisce la nostra mente, il nostro cuore e la nostra anima!!!

Altre immagini della visita alla Biennale...







domenica 9 febbraio 2020

Biennale di Venezia? la mia Disneyland... Cap.1


maggio 2019

Sono le 8 del mattino.
Mi trovo alla stazione dei treni, con Chiara, una mia amica e collega.
È fine maggio, c'è il sole e per l'occasione mi sono messa la mia salopette preferita...
Si perché per un evento del genere, bisogna essere se stessi, e questo è ciò che mi rappresenta di più in questo momento...
Ora vi starete chiedendo "dove capperi andrà mai quest'oggi?...
Risposta: "vado a visitare la Biennale di Venezia!"
Lo so, lo so, un comune mortale penserebbe: "e vabbe' capirai...",
ma per la sottoscritta l'eccitazione è alle stelle!!!
Chiara mi guarda e mi dice: "sembri una bambina che deve andare a Disneyland..."
Io non trattengo più la frenesia, la guardo, le stringo le mani e le dico: "ti rendi conto che stiamo andando alla Biennale?"
Mi guarda, ride e mi dice a modo suo: "Oh Signor! Se non ti conoscessi bene, potrei pensare che tu sia sotto l'influsso di qualche droga... o rito di stregoneria!!!".

Arriviamo all'esposizione dell'Arsenale (la Biennale è suddivisa tra Arsenale, Giardini ed eventi collaterali) e all'ingresso non resisto devo assolutamente farmi fare una foto, da postare successivamente sui social, per far vedere a tutti, che io sono qua: alla Biennale!!!
È da quando l'hanno inaugurata, il 9 maggio scorso, che aspetto questo momento...
La mia compagna di viaggio è affascinata quanto me da questo mondo surreale e, in un attimo ci ritroviamo avvolte da questo vortice impetuoso che ci fa provare emozioni forti, a volte indecifrabili, ma belle perché ci danno la possibilità di ragionare, confrontare, parlare, fare discorsi quasi filosofici e ricercare significati, ahimè, a volte molto, molto improbabili!
Una delle opere dell'Arsenale che più mi ha lasciato col fiato sospeso e mi ha fatto provare paura è stata quella del padiglione delle Filippine: a piedi nudi si cammina sopra ad una struttura con un gioco particolare di specchi, che ti fa credere che se non ti metti in equilibrio sopra ad una pila interminabile di libri o quant'altro, potresti cadere in un buco nero profondissimo... dire che ero terrorizzata è poco ma è stato grandioso affrontare la paura!

P.s. Biennale d'Arte a Venezia... da fare almeno una volta nella vita... ( tanto poi non si smette più!)

P.s. Un giovane artista, da poco diplomato a Brera, che ho conosciuto di recente, ce l'ha con chi vuole per forza trovare un significato nelle opere... Ma questa è un'altra storia... che prima o poi vi racconterò!