lunedì 14 dicembre 2020

Santa Lucia in Danimarca?

Il sogno continua...



Sono in viaggio direzione Danimarca e più precisamente Copenaghen...

Da quando ho sentito parlare di lei non vedo l'ora di vederla... E' un sogno che ho da quando ero ragazzina e ho scoperto studiando sui libri che in questa città si trova proprio la statua di questo personaggio che è uno dei miei preferiti. Si sto parlando proprio di lei Ariel la sirenetta! Cocciuta, testarda, viziata, disobbediente, coraggiosa, forte e amorevole... insomma un po' come me!

Sono sicura che il mio carissimo Editor al sentire queste parole arriverà di sicuro un attacco di asma compulsiva. 

Aver scelto questo periodo per viaggiare andando alla ricerca dei tesori dell'arte in questi paesi nordici è stata una scelta perfetta. Qui si che si respira l'aria natalizia "vera" non quella finta delle vetrine o delle luminarie "esplosive" a cui sono abituata. 

Qui, sarà la neve, sarà l'atmosfera, ma tutto risulta essere più naturale più vero. 

Ecco mi manca solo di vedere Babbo Natale e poi è fatta. Il mio Van l'ho addobbato a festa giusto per rimanere in tema e quando mi fermo in qualche punto di ristoro tutti se ne meravigliano! 



Ahahah...  chissà perché, forse perché sono io stracarina? O forse perché sono riuscita a mettergli le corna da renna? È carinissimo. Questo è uno schizzo fatto al volo di un artista di strada...



Editor non l'ha ancora visto conciato così, temo che il suo giudizio non sarà proprio come il mio... Uff è così  pomposo a volte!

Arrivo a Copenaghen verso le quattro del pomeriggio e qui è già buio. 

Decido di fare quattro passi, la città è semplicemente fantastica. 


Mi sembra di essere dentro ad uno di quei biglietti d'auguri che si usano tanto per Natale... Di quelli con le casette illuminate, la neve, gli alberi di Natale... quelli di un tempo... fatti con le candele. E poi i cori di grandi e piccini che intonano arie natalizie. Fantastico!

Essendo il 13 dicembre incappo in una sfilata al quanto curiosa. 

In Danimarca infatti, in questo giorno, viene festeggiato il "Luciadag", (la festa di Santa Lucia) proprio come accade in molti altri Paesi, compreso il mio l'Italia... o meglio in alcune parti d'Italia... In questa data vengono organizzate delle processioni guidate da una fanciulla coronata di candele, scelta per impersonare "Lucia". 


Una delle tante spiegazioni della devozione delle popolazioni nordiche per Santa Lucia, forse la più immediata e facile da comprendere, risiede nella peculiare posizione geografica di Nazioni come Danimarca, Norvegia, Svezia ma anche Lettonia, Estonia, Finlandia, e così via. In questi Paesi  infatti la "luce" è assente per gran parte dell'anno e gli abitanti dei Paesi Scandinavi hanno un profondo rispetto per questa componente così essenziale per la vita umana.

La notte del 13 Dicembre è stata a lungo considerata dai popoli nordici come la notte più lunga dell'anno, che coincideva quasi con il Solstizio d'Inverno, che normalmente cade intorno al 20/22 dicembre. Era quindi chiaro che, proprio dopo questo giorno, le giornate avrebbero ripreso ad allungarsi, riportando quindi la tanto attesa "luce" sulla Terra e facendo rifiorire tutte le attività umane.

In questo giorno si organizzano delle processioni e delle recite in chiese, asili e scuole. 

La "Lucia" prescelta viene posta a capo di un gruppo di fanciulle vestite di bianco, ognuna con una candela in mano, e viene incoronata con delle candele accese, simbolo del ruolo della Santa "portatrice di luce". Le fanciulle intonano canti dedicati a Lucia.

L'aria che si respira è fredda gelata ma allo stesso tempo calda e ricca di pathos folcloristico.  

Qui la tradizione si sente si tocca con mano. Sparse qua e la ci sono bancarelle che offrono biscotti di pan di zenzero e birra oltre ad altre bevande alquanto strane e super alcoliche.


 Vista l'ultima mia esperienza con la birra decido di restare al sicuro bevendomi un buon "Danish egg coffee"... un caffè con l'aggiunta di uovo... uhmm... Ok, sono coraggiosa lo devo provare. 

Comincio a berlo a sorsetti ma poi ci ripenso e lo mando giù tutto d'un fiato... Ok solo in Danimarca può avere successo! La signorina che me lo ha offerto vede la mia faccia alquanto...  "schifata" ride e mi dice: "Non hai la stoffa!"

Cosa?!? La guardo dritta negli occhi e con cipiglio da piratessa le dico: "Cosa? Io posso trangugiare qualsiasi bevanda (Ok, non è proprio la verità,  ma chi è questa per lanciarmi certe sfide???... oh capperi!)

Detto fatto. Mi ritrovo tra le mani con un bicchierino ripieno di Gammel Dansk. La ragazza mi spiega che si tratta di un liquore tipico danese che loro bevono a colazione al posto del caffè...

Ok quindi se lo bevono a colazione non sarà poi così forte. Per fare la "donna vissuta" lo mando giù in un sol sorso...

Ma quale donna vissuta??? Sono proprio una testa di vitello, come direbbe Editor se fosse qui in questo momento. La testa comincia a girarmi ed un sorriso alquanto ebete mi si stampa sulla faccia... In men che non si dica mi ritrovo, non so come, in mezzo alla processione con tanto di candele in testa! La festa ora ha inizio.... e la sirenetta? 

To be continued...


sabato 12 dicembre 2020

ConVivere o Vivere Con? A voi la scelta...




Oggi una persona saggia mi ha fatto riflettere. 

Mi ha fatto riflettere su una parola che ultimamente uso troppo spesso. E nella sua accezione più negativa: ConVivere!

Ma partiamo dal principio...

Quest'anno come tutti gli anni da quando è nata Zoe, mi sto prodigando da settimane per racimolare i regali o sorprese che, la cara buona, brava e bella Santa Lucia (...visto che sono io ad interpretare il ruolo... non potevo non autoelogiarmi...) le farà trovare tra la notte del 12 e 13 dicembre.

Non frequentando da un po' negozi e market ho delegato il Santo zio Edo. Ma non tutte le ciambelle riescono col buco! 

Infatti, probabilmente oberato da innumerevoli impegni lo zio si è letteralmente dimenticato di acquistare i dolcetti per l'occasione e quindi, dopo giorni di clausura, sono uscita di casa per risolvere l'inghippo.

Vi dirò, l'idea è stata elettrizzante. Non vedevo l'ora che succedesse un imprevisto del genere! Quindi ben bardata con tanto di mascherina super protettiva e intenzionata a fare una semplice toccata e fuga, sono partita alla volta del supermercato per  adempiere alla mia missione.

Risultato? Un vero e proprio disastro! Intendiamoci i dolci li ho trovati tutti, anche quelli che non erano stati contemplati... ma... Un disastro! Oltre al fatto che mi ero scordata che il venerdì c'è un sacco di gente che non sa cosa fare, e quindi ingolfa i centri commerciali, una volta dentro, mi è mancato letteralmente il fiato.

Non vedevo l'ora di uscire. Di scappare per poter respirare.

Sono arrivata all'auto, ho caricato la borsa nel baule e quando sono salita al posto di guida, dopo essermi disinfettata 200 volte le mani, la mia testa è crollata sul volante e... grossi lacrimoni hanno cominciato a sgorgare incessantemente dai miei occhi. Nella mia testa c'era solo un pensiero che si ripeteva come un disco rotto:

"Questa non sono io! Io sono... Io sono frizzante, io sono altro..."

Tornata a casa delusa e affranta, mi sono messa sul divano e lì ho ripreso lentamente fiato, o meglio, coscienza di me. 

Nel mentre mi ha chiamato Editor per sapere se avevo già messo in cantiere "il pezzo" per l'indomani mattina... e lì,  essendo una persona perspicace ha voluto sapere per filo e per segno perché avevo quella faccia da "cerbiatto investito da un cinghiale". Al che ne è venuto fuori un saggio ragionamento sulla parola "ConVivere".

Come dicevo all'inizio del post è una parola che ho sempre usato nel suo senso svantaggioso...: "Devo imparare a "convivere" con gli effetti collaterali di queste tremende terapie che potrebbero durare mesi se non addirittura anni...", "Convivere con questo", "Convivre con quest'altro..."

Ma la saggezza di Editor (insomma, l'età gli servirà a qualcosa si o no?!?) Mi ha fatto vedere un risvolto della parola diverso, nuovo. Visto il mio stato d'animo davvero turbato ha cercato di farmi ragionare e cambiare umore... che in quel momento era davvero giù...

"Vale, prova a dire anziché "ConVivere" "Vivere con". Il significato è lo stesso ma se ci fai caso, vedendola da questa altra prospettiva, la parola "vivere" prende il sopravvento. Acquisisce una accezione maggiore, più importante... positiva... Perché ti ricorda che Tu sei Viva!. Hai capito? Tu sei Viva e non smetterai di esserlo perché questa è sempre stata la tua natura. Sei Viva con  tutte le cose belle, quelle più antipatiche e dispettose che la vita in questo momento ti sa offrire... Ma ricordati: Sei Viva!!!"

Resto senza parole.

Non ci avevo mai fatto caso a considerare e ad approfondire il significato di questa parola: ConVivere - Vivere Con...

Ecco allora che riflettendoci un po' e smuovendo gli ingranaggi un po' arrugginiti del mio cervello, mi rendo conto che IO ci sono! Si, ci sono ancora e che ho la possibilità di ritornare ad essere più "sprintosa" di prima. Dipende solo da me! Da come "traduco" il linguaggio del mondo che mi circonda.

Grazie Editor!


venerdì 11 dicembre 2020

Avete scritto a Babbo Natale, o se volete a Mamma Natale, le vostre letterine??

Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito... perché la lettura è un'immortalità all'indietro.

Umberto Eco

Oggi mi sono imbattuta in un'opera di un artista, tanto per cambiare, a me sconosciuto. Che comunque, mi ha incuriosito tantissimo. L'immagine, ambientata nei primi anni del 900, ritrae una ragazzina seduta davanti alla finestra intenta a leggere o sfogliare un libro. La sua peculiarità mi ha portato a navigare in rete a cercare altre immagini simili e... mi si è aperto un mondo. 


Ora, conoscete tutti la  mia passione per la lettura e spesso vi ho deliziato (o magari annoiato...) se così si può dire, con i miei selfie fatti con il mio amico libro tra le mani. 

Ecco ricercando opere d'arte con donne che si dedicano alla lettura ho trovato opere magnifiche che mi hanno lasciato senza fiato tanto sono espressive, inebrianti... opere di  Boccioni e addirittura di Picasso.


Sto perdendo troppo tempo? Ok, ho capito. Arrivo al dunque. 

La cosa ha sortito in me subito un senso di calore, di magia, di momento unico, personale e ovattato. 

Si, perché quando mi rifugio nella lettura non posso fare altro che ritrovarmi in un mondo parallelo, in una specie di bolla dove posso evadere dalla realtà, dalla mediocrità, dove posso fare esperienza di una vita che non vivrò mai. Dove in ogni pagina posso provare un'emozione nuova, un'avventura incredibile...

Ditemi se questo non è un incantesimo. 

Se ci pensate bene, e qui dovete impegnarvi, desiderare una bacchetta magica equivale, se lavorate bene con il pensiero, al desiderare di avere un buon libro.

Mi spiego meglio. 

Primo, esistono miliardi di libri, di ogni genere e sorta e qui è impossibile non riuscire a trovare quello che fa al caso nostro. 

Secondo, ogni libro ti permette di prenderti un tempo tutto tuo dove poter spaziare con la fantasia. 

Terzo, questo oggetto diventa per forza di cose, una super coccola perché fa bene alla tua anima, al tuo cuore. 

Quarto, ritrovarti perso tra le pagine di un bel viaggio qualunque esso sia, ti fa dimenticare le preoccupazioni che attanagliano la tua vita ogni giorno. 

Quinto ed ultimo, la tua apertura mentale ne risentirà in modo permanente. 

E ditemi se non è poco magico tutto ciò!

Ora siamo nel periodo natalizio ed io per tradizione, ho sempre incaricato il Buon Babbo Natale o come dice ultimamente la mia pesticciola, la brava e buona "Mamma Natale", di portare in dono un buon libro! 

Quindi visto che mancano pochi giorni al 25 e visto e considerato che ce ne staremo tutti a casa al calduccio, penso che potrebbe essere una bella idea darvi qualche consiglio di buone, divertenti e semplici letture sull'arte.

Per chi è già ampiamente svezzato, cioè adulto avrei 4 splendide idee:

 - "L'arte contemporanea spiegata a mia nonna" di Alice Zannoni ed. NFC


 - "Keep calm e impara a capire l'arte" di Alessandra Redaelli ed. Newton Compton Editori 

 - "I segreti dell'arte moderna e contemporanea" di Alessandra Redaelli ed.Newton Compton Editori 

 - "10 cose da sapere sull'arte contemporanea" di Alessandra Redaelli ed.Newton Compton Editori

 


Per chi invece è ancora in tenera età... cioè "bambino" ho qualche suggerimento da non perdere (ne gioveranno sicuramente anche gli adulti, ve lo dico per esperienza personale!): 

 - " Il giro del cielo" di Joan Mirò e Daniel Pennac ed. Salani 



 - "Piero Manzoni" di Fausto Gilberti ed. Corraini 

 - "Lucio Fontana" di Fausto Gilberti ed. Corraini

 - "Yayio Kusama"di Fausto Gilberti ed. Corraini

 - "My museum" di Joanne Lue ed. Prestel

 - "Munari per Rodari" AA.VV. ed. Corraini 

 


Vi posso assicurare che  questi libri potranno aiutarvi a comprendere in modo divertente e spassoso questo mondo, che spesso risulta essere, di primo acchito incomprensibile e alquanto strano. 

Che dire allora? Su forza scrivete a Babbo Natale, o a Mamma Natale, e fate le vostre richieste... ovviamente se siete stati buoni!

giovedì 10 dicembre 2020

Ettore e Andromaca e l'abbraccio perfetto

 


Abbracci.

Ho sempre adorato abbracciare. L'ho sempre fatto. E sempre lo farò. 

A volte anche quando non era strettamente necessario e avrebbe potuto sembrare inopportuno. Ma secondo me, quasi mai un abbraccio può definirsi inopportuno.

È un gesto talmente pregno di carica emotiva che è impossibile, attraverso di esso, non comunicare nulla e restarne avulsi. 

Chi mi conosce sa benissimo che adoro essere abbracciata e quando lo faccio, lo faccio per bene. Che si senta. 

Si perché attraverso di esso passa energia positiva, una scossa, forza, coraggio. 

A volte in certe situazioni le parole non servono, un abbraccio si, fa miracoli.

Conosco persone che non ne vogliono sapere di abbracciare. Forse perché è un gesto per loro troppo intimo. E va bene così, non siamo tutti uguali. C'è chi la forza, la vicinanza, la dimostra in altro modo. 

Io sono viscerale, voglio e devo farlo. 

Perché mi fa star bene. 

E di conseguenza fa star bene chi abbraccio. Ragionamento che non fa una piega vero? Da maggio, per mesi non ho più abbracciato nessuno. 

Prima almeno abbracciavo la mia pesticciola visto che il lockdown l'ho fatto con lei. Ora, dato che giustamente lei va a scuola ed io ancora soffro di una importante immunodeficienza, non posso più abbracciare nemmeno lei.

L'ultima persona che ho avvolto tra le mie braccia è stato mio padre il giorno della fatidica notizia che ha cambiato per sempre il corso della mia vita.

Una piccola tregua c'è stata a settembre ma poi dovendo stare attenta per la mia salute ho dovuto rinunciarvi ancora. 

Che fatica. 

Si per me e per mia figlia è una fatica immane. 

Ma a Zoe ricordo ogni giorno che lo faccio per lei perché le voglio bene e se stiamo bene entrambe un giorno recupereremo gli abbracci perduti. 

Lo facciamo per Noi. Per poterci un giorno riabbracciare e ridere di gusto.

Ma perché tutta questa pappardella? 

Perché oggi mi sono imbattuta nella storia d'amore di Ettore e Andromaca e più precisamente nelle  diverse opere che ritraggono il loro ultimo abbraccio ripreso da Giorgio De Chirico.


Sentite un po' : 

"L’ultimo incontro tra Ettore  e Andromaca è uno degli episodi più toccanti ed emozionanti dell’Iliade, tutto pervaso di amore, tenerezza, ansia, preoccupazione.

Ettore, il più valoroso eroe troiano, prima di affrontare Achille, vuole salutare la moglie Andromaca e il figlio Astianatte. Il doloroso addio tra i due sposi avviene presso le porte Scee, dove Andromaca, con grande malinconia, ricorda ad Ettore la morte della sua famiglia per colpa del valoroso Achille. Quest’ultimo, infatti, le aveva ucciso il padre ( Eezìone, re di Tebe ) e, in un solo giorno, i sette fratelli; la madre era stata resa schiava e in seguito liberata in cambio di un riscatto, per poi morire di morte naturale. Dopo i terribili lutti, Andromaca era rimasta sola, ovvero con il marito che rappresentava tutto per lei: “Ettore, dunque, per me tu sei padre, tu sei la mia nobile madre, sei fratello, sei il mio sposo fiorente” ( VI, vv. 429-430 ).


Proprio per questo lo implora di lasciare il combattimento per evitare il triste destino che attende lei  e il piccolo Astianatte  se egli morisse. Di fronte alle suppliche della moglie , Ettore è molto dispiaciuto , soffre tantissimo al pensiero che, una volta fatta prigioniera, diventerà schiava del nemico, ma non può sottrarsi al suo dovere di difendere la patria e di sacrificarsi per essa. Consapevole della sua morte, sceglie di continuare a combattere , altrimenti sarebbe un disonore per la patria e per la sua famiglia.

La scena si chiude con un’immagine molto tenera: Ettore tende le braccia verso il figlio che si spaventa per il suo elmo, allora l’eroe , con un gesto di grande umanità, getta a terra l’elmo e prende in braccio il figlio per l’ultima volta. Poi ridà il piccolo alla madre dicendole di andare a casa e di non preoccuparsi per il suo destino."

La cosa che più mi colpisce è la differenza di comportamento dei 2 protagonisti. Ettore è pronto a sacrificare la sua vita abbandonando la famiglia per salvare la patria ed il suo onore. Andromaca invece mette in mostra la sua parte sentimentale e quindi la sua forza ( esprimere i propri sentimenti è coraggioso) dicendo apertamente ciò che prova e che il gesto di Ettore sarà comunque inutile. Non importa se non sarà ascoltata, almeno ha avuto il coraggio e la forza di parlare , costringendo il marito ad ascoltare le sue ragioni. 

Questa donna è un bell'esempio di forza e coraggio. 

Mi piace e la ammiro. Un po' mi ci rivedo. 

Anch'io se devo dire qualcosa o esprimere ciò che provo, lo faccio a costo di attirare qualche critica. Sono me stessa. E va bene così.


mercoledì 9 dicembre 2020

Imagine 40 anni dopo... anzi un po' meno

Ho appena finito di ascoltare "Imagine".

Oggi non posso farne a meno.

Oggi, 8 dicembre, ricorrono i 40 dalla sua scomparsa. Sì di lui: John Lennon. L'artista vero e proprio, che è riuscito a fare breccia nei cuori di tutti, nessuno escluso... Oggi voglio immaginare, o meglio sognare.

Ricordo ancora quella volta che in quinta superiore, io e i miei compagni di classe, ci siamo cimentati e dilettati a cantare questa canzone allo spettacolo di fine anno. Eravamo pure carini... tutti vestiti un po' strani! Quante risate, quanti scherzi e quante storie d'amore... vere o immaginate...



Quello si che era un bel periodo. Ero nel pieno della vita con mille sogni e altrettante aspettative da realizzare. Il mondo era ai miei piedi. Almeno io lo percepivo così. 

E i sogni? I sogni, la facevano da padrona. 

La sensazione che provavo era di essere una "femme fatale" che tutto poteva avere, fare, provare...

Sbarluccicavo euforia da tutti i pori e le peripezie erano sempre lì, pronte. 

Ero una ragazzina senza pensieri. Che si godeva la bellezza del mondo e sognava ogni giorno ad occhi aperti. 

Ricordo ancora le volte che le mie amiche mi dicevano "Vale torna coi piedi per terra..."

Ora ci penso e mi chiedo: perché mai avrei dovuto farlo? Non immaginare, non sognare e restare piantata per terra... Perché?

Non sappiamo cosa ci riserva la vita, non sappiamo che prove difficili ci farà affrontare e quando. E quindi? Perché?

Ho fatto bene a prendermi il mio tempo per sognare e per cogliere l'attimo in ogni istante. 

Anche a rischio di sbatterci la testa e farmi male. O al contrario, prendendomi il rischio di scoprire quanto è meraviglioso sfidare e abbracciare appieno la vita.

Mi guardo oggi allo specchio. Rivedo nella luce dei miei occhi quella voglia di fare di sfidare tutto e tutti, che mi ha sempre contraddistinto. Sorrido. Poi lo sguardo si abbassa e il sorriso svanisce lentamente. Le cose sono cambiate. Vivo alla giornata come dice la canzone di Lennon: "...living for Today..."

La spensieratezza e la leggerezza se ne sono andate... hanno lasciato il posto alla realtà. Realtà nuda e cruda. Anzi cruda e basta. Nuda non riesco più nemmeno a guardarmi allo specchio! I segni e le cicatrici hanno disegnato trame mandala sul mio corpo.

Vorrei urlare, battere i pugni e riprendermi il tempo. Il mio tempo!

Mi impongo di resistere. 

Lo devo a me stessa. E pure a chi mi vuole bene, a mia figlia... ma in primis a Me.

Penso e ripenso... In fondo non sono cambiata. Ed è una fottutissima fortuna!

La soluzione, il mio appiglio, la mia forza è proprio lì nel mio immaginare nel mio sognare...

Questo mi aiuta e mi aiuterà, lo sento. Mi aiuterà a riconquistare il mio mondo.

Oggi sono una donna matura con un cuore che ha lottato e sta tutt'ora combattendo per essere vera come sono. 

Sono una donna che sogna e che dentro di lei ha ancora quel pizzico di sana, o insana, follia che contraddistingue un vero adolescente. Sono una donna. Si, a modo mio.

Imagine

 

Imagine there's no heaven
It's easy if you try
No hell below us
Above us only sky
Imagine all the people
Living for today... 

Imagine there's no countries
It isn't hard to do
Nothing to kill or die for
And no religion too
Imagine all the people
Living life in peace... 

You may say I'm a dreamer
But I'm not the only one
I hope someday you'll join us
And the world will be as one 

Imagine no possessions
I wonder if you can
No need for greed or hunger
A brotherhood of man
Imagine all the people
Sharing all the world... 

You may say I'm a dreamer
But I'm not the only one
I hope someday you'll join us
And the world will live as one

 


Testo della canzone (Traduzione in italiano)


 

Immaginate

 

Immaginate che non ci sia alcun paradiso
Se ci provate è facile
Nessun inferno sotto di noi
Sopra di noi solo il cielo
Immaginate  tutta le gente
Che vive solo per l’oggi

Immaginate che non ci siano patrie
Non è difficile farlo
Nulla per cui uccidere o morire
Ed anche alcuna religione
Immaginate tutta la gente
Che vive la vita in pace

Si potrebbe dire che io sia un sognatore
Ma io non sono l’unico
Spero che un giorno vi unirete a noi
Ed il mondo sarà come un’unica entità

Immaginate che non ci siano proprietà
Mi domando se si possa
Nessuna necessità di cupidigia o brama
Una fratellanza di uomini
Immaginate tutta le gente
Condividere tutto il mondo

Si potrebbe dire che io sia un sognatore
Ma io non sono l’unico
Spero che un giorno vi unirete a noi
Ed il mondo sarà come un’unica entità.



martedì 8 dicembre 2020

E fuori nevica...

Sono le 7'00 del mattino.

Il telefono vibra. Un messaggio.

Apro un occhio, ma mi impongo di richiuderlo subito e continuare a dormire.

Ho sonno e voglio dormire. Fuori deve esserci una bufera, perché sento il vento sferzare le imposte delle finestre che scricchiolano e... sento pure il suo "ululare". 

È un suono che mi ha sempre attratto e allo stesso tempo spaventato tantissimo, ma il piacere di essere al calduccio nella mia casa, fa dimenticare e superare ogni timore. È una sensazione travolgente e bellissima insieme.

Dovete sapere che nel sottotetto la voce del vento si fa sentire, eccome se si fa sentire, e dove abito io, in  mezzo alle colline di Soave, le correnti ed il vento si danno appuntamento per mettere in scena un bel concerto. 

Il telefono vibra ancora. 

Dormi Valeria dormi.

Uffffffi ma perché non l'ho messo silenzioso? Forse perché non lo faccio mai?

Non ce la faccio, non resisto, è più forte di me voglio assolutamente vedere chi è che mi scrive a quest'ora!

Apro il messaggio è di Edo mio fratello. Capperi sarà importante. Il messaggio dice:" Nevica!!!"



Salto fuori dal letto come una gazzella vado alla finestra per aprire le imposte....Wow! Che spettacolo! Altro che "nevica"! E' in atto una vera e propria bufera di neve!!!

Lascio le tende aperte e ritorno sotto le coperte. 

Pure Stella la mia gatta non vuole saperne di alzarsi. Si stringe ancora di più a me supplicandomi quasi di restare a farle compagnia. 

I pensieri corrono veloci indietro nel tempo... A quando ero piccola. 

Ricordo che allora, quando capitava la nevicata, per me ed i miei fratelli era una festa. 

Ricordo la frenesia, l'agitazione, l'esplosione di umori nel guardare, con il naso incollato al vetro della finestra della cucina, i fiocchi di neve che scendevano con ritmi diversi: a volte veloci a volte lenti... fluttuando a mulinello come le foglie d'autunno.

Poi con frenesia si correva a cercare l'abbigliamento adatto, i Moon Boot, i guanti, il berretto di lana fatto dalla nonna e cosa più importante la slitta quella vera, quella di legno.

E poi?  Tutti fuori di corsa. 

In un primo istante si ascoltava il magico silenzio e poi via alla lotta con le palle di neve, alle scivolate giù per lo scivolo del garage,  a rotolarsi e a fare l'angelo e le impronte sulla neve. 

Ricordo che rientravamo in casa letteralmente "sfatti". Con le guance arrossate, i vestiti completamente inzuppati da tante ne avevamo fatte. Ricordo i piedi congelati e gli occhi... si quelli erano brillanti, scintillanti... come i nostri sorrisi. Io mi divertivo ad infilare le palle di neve giù per la schiena dei miei fratelli e dei miei cugini... per poi scappare a gambe levate!

Sorrido e mi crogiolo ancora un po' nei miei bei ricordi. Da questi mi arriva un senso di calma, di serenità.

Ad un certo punto vedo qualcosa muoversi alla finestra mi alzo e resto immobile per qualche secondo. 

Un pettirosso è lì, sul mio davanzale a fianco la casetta bianca di ceramica. 


Vorrei fare una foto perché di sfondo c'è anche il castello. Il mio castello! Ma in un batter d'occhio l'uccellino è già volato via. Chissà per dove...

Sembrava l'immagine di una favola. E così mi viene in mente che nell'arte molti artisti hanno dipinto paesaggi innevati. Dove la protagonista, la neve ha offerto loro infinite possibilità di rappresentazione: della luce, ai giochi di colori con la moltitudine infinita di cambiamenti di tonalità.

Pieter Bruegel, artista delle Fiandre del XV sec. è il primo che "rende la neve protagonista delle proprie opere, realizzando numerose tavole ambientate in un paesaggio immacolato, fiabesco come sospeso nel tempo dove la neve tutto avvolge e tutto attenua".


Tra il 700 e 800 Caspar David Friedrich e William Turner dipingono tetri e silenziosi paesaggi innevati ricercando la grandiosità della natura e della storia passata.

Nell'800  la neve diventa alternativamente simbolo di purezza e di denuncia delle asprezze della vita contadina. Lo si percepisce nei dipinti di Coubert e di Van Gogh. Per tutto questo secolo troveremo la neve in molte opere d'arte. Gli impressionisti a tal proposito amano cogliere i sottili effetti di trapasso da un colore all'altro e il cambiamento della luce, a seconda della stagione, delle condizioni atmosferiche e del momento della giornata.

Il vero maestro della neve in questo periodo è Claude Monet che le dedica decine di opere, ambientate soprattutto a Parigi e dintorni, ma anche in Normandia e in Norvegia. 

Nella sua opera "la gazza" il tempo sembra essersi fermato. Il bianco assume sfumature diverse in base ai riflessi delle cose e della luce.

Ed intanto fuori continua a nevicare... e tutto già profuma di Natale...


lunedì 7 dicembre 2020

Rembrandt "stupefacente"

 


Dopo aver bevuto la cioccolata calda con Mr. Gallery che, come ben ricordate mi ha fatto una super sorpresa... (se ve la siete persa cliccate QUI!) ci siamo diretti verso il mio Van che era ricoperto da una montagna di neve. 

Ora lo so che non bisogna viaggiare di notte ma oramai mi conoscete e... con l'aiuto di Editor liberiamo la mia adorata "casetta su ruote" che è anche super attrezzata per ogni condizione atmosferica.  Più o meno!

Editor che è molto attento e superscrupoloso, vuole assicurarsi che tutto "funzioni a dovere" e quindi passa in rassegna ogni minuscolo marchingegno e... Fiuu... è tutto ok!!!


Lo saluto ma prima attacca con la sua predicozza... da cui si deduce che è di vecchio stampo... anzi, senza stampo...: "Mi raccomando stai andando in Olanda e più precisamente ad Amsterdam e..."
"Si, si non è entusiasmante...? La città de "I pattini d'argento", il libro di Mary Mapes Dodge, la città dei canali ghiacciati in inverno e dei fiori in primavera... ah, che meraviglia sarà piena di neve e..."

"Ok, tutto molto bello... ma io intendevo che devi stare su con le antenne... Lo sai che è una città..."

In quel momento sentiamo una musica proveniente dalla strada... Oh, che bello! C'è la parata di San Nicola... così azzittisce il vecchio... ehmm l'amato Editor... 

Devo partire altrimenti resterò qui bloccata fino a domani!
"Editor su, su, è ora che scendi (lo butto praticamente fuori dalla porta, così mi risparmio il seguito della pappardella) devo partire. Altrimenti chi ci arriva da Rembrandt!"
 

Si, si, avete capito bene la mia prossima meta è il Riiksmuseum ad Amsterdam per vedere la sua magnifica "Ronda di notte".

Povero Mr. Gallery, non gli ho neppure dato il tempo di finire di parlare... Beh, forse meglio così! Gli dimostrerò che si può fidare di me... Amsterdam arrivoooooo!

Ciao, ciao Bruxelles!


Viaggio per 4 ore filate super concentrata andando pianino, pianino, perché le strade sono alquanto ghiacciate e... Visto? sono o non sono responsabile? Che tempra, che scorza! Sono proprio fiera di me!


Alla fine arrivo ad Amsterdam ed essendo tardissimo decido di posteggiare il mio Van alle porte della città in una piazzola attrezzata. Dopo essermi fatta una bella tazza di latte e cacao con "biscuits aux chocolat" crollo come una pera cotta sul mio lettone dormendo fisso e di gusto, fino al mattino dopo. 


Mi sveglio con la bocca spalancata e una leggera bava alla bocca che scende... (Ok lo spettacolo non è di certo dei migliori, ma sono umana, e poi chi mi vede? sono sola dentro il Van) perchè c'è il mio telefono che squilla da un po'... è una video chiamata...
Rispondo con voce impastata e assonnata: "Prooooontooo"
"Testa di vitello che non sei altro non eravamo d'accordo che mi avresti mandato un sms al tuo arrivo? Oh capperi! Forse è meglio che ti asciughi la bava..."
Oh santi numi! Metto a fuoco lo schermo del telefono... c'è davvero un filo di bava!!!!
Cerco di riassestarmi un attimo ma i capelli non vogliono collaborare e lo stampo del cuscino fa la sua parte.
"Ok, ok, non penso che quando tu ti svegli al mattino sia già tutto in ghingheri..." rispondo  bonfonchiando...
"Certo, ma tu da donna di classe... e femmina di charme quale che sei... mi aspettavo di vederti al risveglio già bella truccata e vestita di tutto punto!" E ride a crepapelle... grrr...
Questo English humour di mattina presto poi... Secondo me vuole vendicarsi per il fatto che ieri sera l'ho praticamente scaraventato fuori senza ascoltarlo? Ma io sono superiore. Non mi faccio abbindolare da questi giochetti e... e... sto al gioco! A dire il vero la scena è simpatica, e mi diverte. Ridiamo e scherziamo e sul più bello quando voglio farmi una bella tazzona di caffè caldo bollente mi accorgo che l'ho finito. Ottimo farò colazione al bar!


Mi vesto per bene visto che fuori sta nevicando ancora. 

Cammino per le stradine della città e resto incantata nel vedere i canali che tanto mi hanno affascinato leggendo uno dei miei libri preferiti di bambina. 

Mi avventuro dentro ad una piccola pasticceria o almeno credo che lo sia... c'è gente di tutti i tipi dal colletto bianco pronto per l'ufficio al ragazzo con i rasta e il cane a mo' di "Punk'a'Bestia"... 

Non capisco bene la lingua, guardo attentamente il menù per cercare un caffè o un the che mi svegli fuori ma... ma... mi sembra da quel poco che posso capire che qui sia tutto a base di erba... Avete capito?... Erba nel senso di... Marijuana! Si proprio lei! Non quella del presepe... l'altra! 

Arriva la cameriera e non sapendo cosa fare farfuglio qualcosa in finto spagnolo del tipo: "Ola me soi ricordatas che hoi dimienticado el taccuinos... (Ok, si lo so, potevo dirlo in italiano ma mi è venuto così... da sempre ho l'improvvisazione teatrale nel sangue...) e sono sgattaiolata fuori dal localino. 

Entro in una via piena di negozietti tutti illuminati a festa... e qui lo sapete che ho un debole. 

La mia attenzione è attratta da un bellissimo capo di lingerie su un manichino che... Oh Santa Polenta! Il manichino mi strizza l'occhio! Faccio un salto indietro accorgendomi che in realtà è una bellissima ragazza che forse offre lavoretti... Vabbè avete capito! E una schiera di ragazzotti dietro di me sta fischiando e commentando con frasi non proprio da catechesi!
Forse è il caso che mi attivi per raggiungere il museo velocemente. E' meglio. 

Forse era questo che voleva dirmi Mr. Gallery? Povero... Ed io malfidente che gli ho pure tappato la bocca... Ok, dai non proprio... però...


Dopo varie peripezie  mi ritrovo davanti al Rijksmueum... ma questo è... un Castello! Altroché! 

È a dir poco fantasmagorico! Vedere per credere! 

Sono sicura che qui dentro mi perderò... Molto volentieri.
Il Rijksmuseum Amsterdam (Museo Statale di Amsterdam), è un museo che possiede la più grande collezione di dipinti del Secolo d'oro olandese 1584-1702 e una considerevole collezione di arte asiatica. 

L'edificio iniziato nel 1876 è una combinazione di elementi gotici e rinascimentali.
Cerco tra le sale l' opera di cui mi ha tanto parlato Mr. Gallery, dovete sapere infatti che è
considerata uno dei maggiori capolavori perché ricca di particolari, del maestro olandese, per via delle dimensioni grandissime, della vivida esecuzione dei dettagli e dell'eccezionale uso della luce. 


Il dipinto raffigura il capitano Frans Banning Cocq, insieme con il suo luogotenente Willem van Ruytenburgh, nel momento in cui impartisce l'ordine di iniziare la marcia, verso un non specificato luogo d'azione o di ritrovo.
I personaggi sono circondati dagli archibugieri, gli antichi fucilieri... (l'archibugio si può definire una delle prime armi da fuoco).
Il quadro gli viene commissionato perché la città deve essere pronta per ospitare Maria De Medici e così, per rendere il suo arrivo, indimenticabile, vengono commissionate ben 6 tele agli artisti più importanti di Amsterdam.
Rembrandt fa parte di questa piccola squadra. La sua presenza è abbastanza scontata, dato che dal 1639 ha già una solida fama alle spalle.
A bussare alla porta del suo studio è Frans Banning Cocq: di professione è un dottore, ma riveste anche l’importante ruolo di capitano di un piccolo gruppo di archibugieri, i “Kloveniers”.
Quando arriva da Rembrandt, Cocq ha già ben chiaro in mente quale deve essere la priorità dell’opera: lui, da buon capitano, deve essere al centro e deve risaltare rispetto agli altri protagonisti nel lavoro.
Il piccolo gruppo militare è composto da 14 persone e nel momento in cui Rembrandt li immortala, i soldati stanno cominciando a muoversi dopo l’ordine di avanzare dato dal capitano. Il capitano con la sua mano alzata in direzione dello spettatore sembra quasi uscire dalla tela.
 

Editor mi racconta anche che oltre ad essere un pittore di grande talento, Rembrandt è bravissimo anche a contrattare. Per questa tela ha ricevuto ben 1600 fiorini; ciascuno dei protagonisti ha sborsato 100 fiorini per la realizzazione dell’opera. I  personaggi presenti nella scena sanno che si tratta di un’occasione irripetibile: questa tela sarebbe stata ammirata nei secoli successivi e molti avrebbero parlato del loro gruppo, facendoli passare alla storia.


Rembrandt, conoscendo bene le idee dei vari personaggi, decide di valorizzare il proprio lavoro, e così si fa pagare una cifra abbastanza notevole.


Eccola! Finalmente la trovo!
Subito vado un po' in confusione... Caspita non me l'aspettavo così... così... ricca! I particolari sono tanti e la tela è veramente grande, imponente. 

Memore della lezione di Mr. Gallery mi metto lì davanti con il naso all'insù.  È tanta "roba". Quindi respiro e mi dico "Ok, calma. Un passo alla volta"... Voglio godermi ogni centimetro, ogni minimo particolare, ogni immagine e suo significato, ogni pennellata, ogni colpo di luce, ogni... È un lavoro magnifico! Talmente tanto raffinato che... Santa Polenta, è stupefacente e ancora più meraviglioso è che io sia qui in questo luogo dove la cultura, la storia e l'arte la fanno da padrona prendendosi il permesso di invadere il mio essere. Sono in estasi! Altro che marijuana!